Precisazioni sulla “svolta nel taekwondo”

Vito Monti, presidente provinciale dell’ACSI e direttore Tecnico dell’ASD Sporting Club Samarate, interviene nel dibattito sul futuro della disciplina olimpica

vitale vito monti

Riceviamo e pubblichiamo
In qualità di Presidente Provinciale dell’ACSI (Ente di Promozione Sportiva del CONI) e di direttore Tecnico dell’ASD Sporting Club Samarate, mi sento in dovere di  smentire alcune dichiarazioni uscite sulla stampa di Giovedì 22 Ottobre in merito ad una presunta svolta nel taekwondo del  Varesotto.

Premesso che lo scrivente è stato colui che ha portato il taekwondo in tutta la Lombardia nel lontano 1982 ed ha insegnato tale disciplina (purtroppo con ben scarsi risultati) a chi oggi si erge a portatore dell’unico “verbo.
In provincia di Varese ci sono  ben sette Associazioni (Busto A., Samarate, Lonate P., Solbiate O., Fagnano O., Castronno e Gallarate) che da oltre trent’anni anni promuovono il Taekwondo sotto l’egida  dell’ACSI e del CONI, con centinaia di praticanti che ogni anno si appassionano a questa disciplina grazie all’ottimo lavoro dei  nostri Maestri.

Ma torniamo all’oggetto dell’articolo. Le Federazioni sono delle “Associazioni” dotate di personalità giuridica ed al loro interno stabiliscono delle regole che, se ne vuoi far parte, devi rispettare. Tra queste, anche quella di vedersi mortificati o declassati. La Federazione rilascia al suo interno gradi che vengono certificati da un organismo mondiale “Il Kukkiwon”.  Lo stesso Kukkiwon certifica tutti i gradi delle nostre Associazioni, tanto è vero che i tecnici di Carnago, di Tradate e di Gorla fino a luglio 2015 erano tesserati nelle nostre associazioni ed hanno conseguito i loro gradi con Noi!!

A Tal proposito mi permetto di far notare che in Italia vi sono solo 13 Italiani in possesso del  7° Dan Mondiale (Kukkiwon) ed il sottoscritto è uno di questi !! Inoltre sono stato per 10 anni “Campione Italiano, terzo classificato agli Europei di Monaco di Baviera del 1978 e decimo ai mondiali di Taipei del 1979 proprio con quella Federazione che oggi si arroga il diritto di denigrare la professionalità ed  il lavoro di altri!!. Poi in età più matura la scelta non Federativa ma dell’Ente di Promozione Sportiva per riavere il piacere di fare Sport.  Il perché di questa decisione sta in una unica risposta “subire da 50 ANNI lo stesso Presidente Federale, senza nemmeno mai avere la possibilità di un secondo candidato alle elezioni!! “

Riguardo al fatto che la Federazione sia  l’unica a partecipare alle Olimpiadi con propri atleti, è assolutamente vero ma non per questo necessariamente giusto: è il regolamento CONI che impone l’accesso alle gare olimpiche agli atleti di un’unica federazione. Per onestà intellettuale occorre riflettere sul fatto che partecipano alle Olimpiadi massimo 4 atleti (2 Uomini e 2 donne) e sempre dei gruppi sportivi militari: perfino chi ha ampiamente dimostrato di essere dotato di miopia intellettuale non può che ammettere che vedere la pratica sportiva solo in funzione dell’appuntamento quadriennale mortificherebbe  lo spirito del Taekwondo riducendolo a semplice strumento per altro destinato a pochissimi eletti. Inoltre, sempre secondo tale principio, non dovrebbero esistere sport non Olimpici e mi sembra che ce ne siano tantissimi anche con numeri molto più corposi, vedi per esempio il Karate, che ha il triplo dei praticanti ma non è Olimpico. Ma forse il vero motivo sta nel fatto che tali Federazioni , anche se piccole, prendono dal CONI e quindi dallo Stato milioni di Euro di contributi pubblici che giustificano gli atteggiamenti e le dichiarazioni di alcuni personaggini locali.

La pratica sportiva, a tutti i livelli, deve sottintendere qualcosa di più del solo momento agonistico: vi sono  milioni di italiani che praticano sport soprattutto a livello amatoriale e promozionale che hanno ambizioni differenti, ma non per questo di minor valore, rispetto all’andare alle Olimpiadi.
E’ la cura verso se stessi e verso gli altri oltra alla voglia di condividere emozioni sane, che non ha bisogno di “patenti” o di nulla osta olimpici per potere continuare ad esistere. Forse è proprio questo senso di libertà che tanto fa arrabbiare chi non è abituato a ragionare con a propria testa senza il permesso altrui
Concludendo mi sento di invitare chiunque voglia avvicinarsi a questa disciplina ad andare a vedere entrambe le facce della medaglia (non necessariamente olimpica) e non lasciarsi abbindolare da strane chimere.

Vitale Monti

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 26 Ottobre 2015
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