Dermatiti, in 8 anni 172 nuovi allergeni

Il 40 per cento dei casi si incontra al lavoro. I dati di un nuovo studio del professor Motolese dell’Ospedale di Varese sono stati discussi al congresso della Società Italiana di Dermatologia Allergologica

macchie pelle

C’è l’istruttore di nuoto allergico al cloruro d’alluminio nelle piscine e il falegname ipersensibile a sostanze nella segatura, l’addetto del fast food che non può toccare il piccante chili senza che la pelle diventi rossa e l’idraulico che non tollera composti presenti nelle gomme dei tubi.

Sono alcuni fra i circa 600 casi denunciati ogni anno come dermatiti professionali, ma la realtà è ben più seria: con 172 nuovi allergeni scoperti negli ultimi otto anni, di cui ben 119 correlati a dermatiti in ambiente lavorativo, si stima che i lavoratori colpiti da una patologia dermatologica correlata al proprio impiego siano un numero molto più elevato.

Lo sottolineano gli esperti riuniti per il congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale (SIDAPA), a Caserta dal 5 al 7 novembre, spiegando che le mancate denunce derivano in buona parte dalla crisi economica: la paura di perdere il lavoro spinge molti a tacere i disturbi e a conviverci con fatica. Segnalare i problemi è invece essenziale per riconoscere le situazioni di rischio e mettere in pratica i metodi di prevenzione, spesso molto semplici, che possono impedire la comparsa di dermatiti professionali.

Le dermatiti occupazionali sono un problema molto diffuso. Negli Stati Uniti si stima che riguardino 15 milioni di persone con una spesa di circa un miliardo di dollari l’anno. Nel nostro Paese, invece, l’attenzione è ancora scarsa e le omesse denunce sono la maggioranza perché i pazienti pensano di poter convivere con il loro problema e perché c’è il timore diffuso di perdere il lavoro a seguito della segnalazione. 

«Invertire la rotta e conoscere le situazioni a rischio – osserva Alberico Motolese, Direttore della Dermatologia, Azienda Ospedaliera Macchi di Varese e autore dello studio presentato al congresso – è molto importante per individuare metodi preventivi adeguati nelle diverse situazioni: i pazienti non dovrebbero temere ripercussioni lavorative e in caso di sintomi di dermatite dovrebbero rivolgersi al dermatologo per una corretta diagnosi e per sapere come curarsi e proteggersi al meglio. Conoscendo quali sono le situazioni a rischio, possiamo anche prevenire meglio la comparsa delle dermatiti professionali: gli addetti dei centri estetici ad esempio dovrebbero sempre usare i guanti per ridurre il contatto con le sostanze potenzialmente allergizzanti presenti nei prodotti utilizzati; infermieri, medici e badanti dovrebbero sciacquare subito le mani dopo aver toccato le pillole, senza toccarsi il viso per non indurre una reazione allergica cutanea anche sul volto». 

Francesco Mazzoleni
francesco.mazzoleni@varesenews.it
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Pubblicato il 07 Novembre 2015
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