Sei giorni di ricovero in attesa dell’operazione

La lunga e snervante attesa di un uomo a digiuno per alcuni giorni in attesa di un intervento che viene sempre rinviato. L'azienda ospedaliera spiega i motivi della lunga attesa

ricovero

Egregio Direttore,

Mi rivolgo alla stampa per portare a conoscenza un fatto al limite dell’umano accaduto all’ospedale di Circolo di Varese: polo di eccellenza lombarda… Almeno cosí dicono.
Premetto che io sono la figlia di un paziente attualmente ricoverato nella divisione di Urologia diretta dal dott. Alberto Mario Marconi.

Racconto brevemente l’accaduto:
Dal mese di maggio mio padre aveva prenotato regolarmente al cup un intervento urologico, l’appuntamento gli era stato dato per il 22 ottobre con la raccomandazione di chiamare il giorno stesso alle 8 per la conferma del ricovero e con la prescrizione della preparazione preoperatoria (digiuno totale dalla mezzanotte).

Il 22 ottobre alle 8 mio padre chiama in reparto e lo convocano alle ore 10 per il ricovero. Alle 11.30 viene ricoverato ed avvisato del fatto che sarebbe stato operato il giorno successivo, venerdì 23 ottobre.

Il 23 ottobre stessa trafila del giorno prima: digiuno totale dalla mezzanotte, al mattino gli ordinano di prepararsi indossando camice e calze elastiche e tenersi pronto… (A questo punto vorrei precisare un particolare: mio padre per fortuna non è mai stato in ospedale ed alla sua età, 64 anni, la tensione per l’attesa si fa sentire parecchio). Alle 14.30, dopo tutte quelle ore di attesa senza nemmeno poter bere, gli comunicano che l’intervento slittava al lunedì dato che al sabato e alla domenica non si opera.

Su richiesta gli sono stati concessi dei permessi per lasciare l’ospedale sabato e domenica dalle 9 alle 17.

Lunedi 26 ottobre al giro visite il direttore comunica che in giornata sarebbe stato portato in sala. Ovviamente dalla mezzanotte mio padre non ha più assunto nè alimenti nè liquidi, ha atteso tutto il giorno senza che gli venisse detto nulla, io sono stata con lui tutta la giornata prendendo per assisterlo il secondo giorno di ferie dal lavoro. Alle 18 comunicano a mio padre, provato dalle 18 ore senza liquidi e dalla tensione dell’attesa, che l’intervento slittava ancora al giorno dopo, ma che sarebbe stato il secondo ad entrare in sala operatoria.

Martedi 27 ottobre al giro visite del mattino tutti i dottori confermano l’intervento il giorno stesso. Stessa identica trafila del giorno prima (digiuno totale, ferie, attesa, tensione) per poi sapere alle 17  che “non ce la facciamo nemmeno oggi, domani però sicuro”.

Io ormai stremata da questa gestione assurda e al limite della sopportazione umana a quel punto mi altero facendo presente che non è possibile trattare così un malato: 4 giorni di digiuno tutale, quindi anche senza acqua, 4 giorni in cui la tensione per l’attesa l’ha stremato. Il dottore mi risponde di denunciare, per nulla toccato dalla vicenda.

Io sto scrivendo oggi, mercoledì 28 ottobre, mentre mio padre è finalmente in sala operatoria, con il dubbio che il fisico sia debilitato da questi giorni di digiuno e stress per poter affrontare al meglio anestesia ed intervento, ma questo lo si scoprirà tra qualche ora, quando tornerà in camera.

Al momento però le certezze sono:

– 4 giorni di trattamento inumano.
– 6 giorni di degenza superflua, pagata da tutti noi cittadini.
– 4 giorni di ferie presi per assistere mio padre inutilmente.
– nessun modo di capire il motivo di questa gestione nè tantomeno un modo di comprendere il criterio di assegnazione delle sale operatorie…….
– non trovo altro modo, se non scrivere questa mail per poter far sentire la voce di un paziente che si sente leso nei propri diritti di malato, dato che il Tribunale dei diritti del Malato non esiste più e sono anche scomparse le cassettine “consigli e reclami” all’interno dei reparti.

Faccio presente un’ultima cosa: sono ben conscia che capitano le urgenze non programmabili e anche che sicuramente ci sono situazioni più urgenti e compromesse di mio padre, quello che mi chiedo è il motivo per cui si son dovuti spendere 6 giorni di ricovero assolutamente superflui, in condizioni, tra l’altro, che privano il paziente della propria dignità.

Ringrazio per l’attenzione prestata a questa mia segnalazione e rimango a disposizione per qualsiasi altra informazione in merito.

Cordiali saluti.

Irene Conti


La replica dell’azienda ospedaliera

Il paziente in questione, un sessantenne in buone condizioni di salute in lista per un intervento di routine, doveva essere operato lo scorso 23 Ottobre.  Effettivamente l’intervento ha potuto essere eseguito solo lo scorso 28 ottobre, senza complicazioni e con un regolare decorso post chirurgico.

Le ragioni di questa procrastinazione sono legate all’imprevedibile necessità di inserire nella lista degli interventi programmati le operazioni da eseguire in urgenza, alcune delle quali lunghe e complesse. 

In questi casi, per i giorni in cui si ravvede la possibilità di inserire un intervento programmato, si preferisce tenere il paziente ‘pronto’ per l’intervento, da qui la necessità di rispettare il digiuno, così da poterlo portare in sala operatoria non appena essa si liberi. Rinviare il ricovero di una settimana, o più, non eliminerebbe comunque il problema, dilatando ulteriormente i tempi di attesa per il paziente candidato ad intervento programmato.

A ciò si aggiunga che per alcuni interventi (non per quello del paziente in questione ma per tre delle urgenze arrivate in questi giorni sì) è necessario avere anche la concomitante disponibilità di un posto letto in Terapia intensiva.

Da ciò si dovrebbe intuire la grande complessità dell’organizzazione ospedaliera e delle tante variabili che interferiscono quotidianamente con l’attività chirurgica. Certamente situazioni limite come quella occorsa al signore in questione creano un comprensibile disagio, di cui siamo dispiaciuti, ma è importante tenere presente che ogni decisione viene assunta nell’interesse dei pazienti confidando nel fatto che i pazienti stessi possano almeno capire che in un ospedale grande come il nostro può capitare di dover attendere per far spazio ad altre persone, magari in pericolo di vita.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 Novembre 2015
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