Israele, Palestina e la pace

Il lettore Emilio Vanoni risponde a una lettera alla lettrice Ariel Shimona Edith Besozzi: parlando dei due paesi, e invitandola a un incontro dedicato alla pace, il 5 gennaio

bandiera pace

Egr. Direttore
Ariel Shimona Edith Besozzi è certamente una persona molto colta, raffinata, equilibrata, che sa esprimersi con la dovuta maestria nel misurare le parole ed usarle con garbo. Credo di avere per lei una grande rispetto per le posizione che sostiene.

Nella lettera pubblicata in questi giorni sul vostro quotidiano sotto il titolo “Senza Paura!” prende posizione sull’attuale conflitto scoppiato di nuovo nei territori della Palestina, con questa nuova “intifada dei coltelli” che ha già provocato più un centinaio di vittime tra i Palestinesi e circa 25 vittime tra gli Israeliani. Non scaglia in una condanna unilaterale contro questi attentati, ma rivendica il diritto degli Israeliani a difendersi, anche con le armi. E’ ovvio che in questa situazione di difesa personale è inevitabile usare e legittimare le armi: se qualcuno mi sta uccidendo devo per forza potermi difendere.

Parlando dei Palestinesi sostiene “Odiano le persone che hanno successo, che grazie alla propria creatività hanno una vita felice e denaro. Odiano gli ebrei perché non si sono pianti addosso, sono usciti dalla Shoah ed hanno costruito uno Stato, hanno creduto nella possibilità di migliorare il mondo e continuano a crederci ovunque si trovino e fanno il possibile perché sia così. Non tutti e non solo gli ebrei, per fortuna ci sono moltissime persone che continuano a vivere credendo nel senso del dono inestimabile che la vita è per ognuno di noi.”

Messa così sembra che tutti i torti sono dalla parte dei Palestinesi e le ragioni sono solo dagli Israeliani. Sposa forse in toto la tesi consolidata del Sionismo, che sancisce il diritto divino da parte degli israeliani ad occupare questi territori, dove sino a 100 anni fa vivevano in pace, palestinesi, israeliani, mussulmani, arabi e cristiani. Sostiene che gli Israeliani hanno costruito uno Stato, ma dimentica che ne hanno distrutto un altro, hanno provocato un esodo di massa dei Palestinesi, costretti a vivere in campi profughi in Libano, in Giordania e in altre parte del Medio Oriente o a vivere in campi di concentramento a cielo aperto come a Gaza. Se non si fa memoria del recente passato, non si può costruire un futuro di pace in quella terra martoriata. Non affrontare i problemi politici che sono alla base del conflitto nella Palestina, non si fa un buon servizio ne agli israeliani e nemmeno ai palestinesi.

Carlo Maria Martini ci ha lasciato un importante impegno per la Palestina: “Non ci sarà pace nel mondo finché non regnerà in quelle terre, piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero” Far scoppiare la pace in Palestina è come far scoppiare la pace nel mondo intero. Mi rendo conto che noi da qui possiamo fare poco o niente. Ma qualcosa possiamo fare: dialogare, incontrarsi, discutere insieme palestinesi ed israeliani qui in Italia, mandare un messaggio che solo con la Nonviolenza si potranno risolvere i problemi per tutti e costruire la pace. Senza questo inizio credo che tutti dovremmo avere paura per il futuro del Medio Oriente e dell’intera area del Mediterraneo.

Per queste ragioni mi permetto di invitare la Signora Ariel Shimona Edith Besozzi qui a Induno Olona il giorno 5 gennaio alle 15, nella sala Consiliare del Comune, in un incontro promosso dal nostro comitato che ospita i bambini di Cernobyl, sul tema Solidarietà – Pace – Difesa del Creato, dove proietteremo anche il film di Pax Christi “Toc Toc Il ritorno del Principe di Gaza”. Sarà certamente l’occasione anche di conoscersi sul piano personale e dare il nostro piccolissimo contributo a risolvere i problemi di tutti, israeliani e palestinesi insieme.

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Pubblicato il 28 dicembre 2015
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