Approvato il bilancio della Popolare di Bergamo

L'utile al netto del contributo al fondo salva banche e degli oneri per l'incentivo all'esodo è di 127,3 milioni. La raccolta totale è di 48,6 miliardi, gli impieghi sono oltre 19 miliardi, i crediti deteriorati netti ammontano a un miliardo e 539 milioni di euro

Ubi Banca- Bpb generiche

Consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bergamo spa ha approvato il bilancio d’esercizio 2015. L’utile netto è di 151 milioni di euro ( nel 2014 era di 155,9 milioni). Tenendo conto del contributo straordinario al Fondo di risoluzione nazionale, più conosciuto come Fondo salva banche, e degli oneri per l’incentivo all’esodo, l’utile contabile di esercizio si attesta a 127,3 milioni.
(foto, da destra: il presidente Giorgio Frigeri e il direttore generale Osvaldo Ranica)

Nell’anno i clienti sono cresciuti (oltre 8.200) così come i conti correnti (oltre 8500). I finanziamenti a medio e lungo termine si attestano a 3 miliardi e 425 milioni, di cui 700 milioni a favore dei privati  (+ 22,8%) e più di 2.100 milioni a favore delle imprese (+ 44,1%); tra questi ultimi, si segnalano finanziamenti “TLTRO” (Targeted Longer-Term Refinancing Operations) concessi con fondi della Banca centrale europea (Bce) per 1.250 milioni. Alle imprese è stato dato ulteriore con nuove erogazioni leasing per 330 milioni (+ 82% rispetto al 2014) e con turn over factoring per oltre 2 miliardi. 

Positivo il risultato della gestione operativa a 342,9 milioni se si escludono le componenti di costo non ricorrenti, determinato da proventi operativi per 787,7 milioni ed oneri operativi per 444,8 milioni;  le commissioni nette manifestano un andamento superiore alle previsioni a 357,1 milioni, trainate dalla positiva dinamica delle commissioni da raccolta gestita ed assicurativa e pur risentendo della riduzione delle commissioni di collocamento dei titoli del gruppo.

Oneri operativi in lieve crescita a causa delle spese del personale per l’incidenza della voce “Riduzione e sospensione orario di lavoro” (da quest’anno interamente a carico della Banca per circa 6,1 milioni) e alle altre spese amministrative, su cui gravano in particolare i contributi ordinari al Fondo di Risoluzione Nazionale e al Sistema di Garanzia dei depositi per complessivi 6,4 milioni.

In miglioramento gli indicatori sulla qualità del credito. Durante l’anno sono state effettuate rettifiche nette su crediti per 122,7 milioni (erano 147,4 milioni a fine 2014) con una conseguente riduzione del costo del credito che si attesta allo 0,66% (0,79% al termine dello scorso anno). Altre minusvalenze derivano da cessioni massive di crediti in sofferenza pari a -8,9 milioni, iscritte nella voce “Utile/Perdita da cessioni di crediti”.

Crescono gli stock di risparmio gestito (+11,5%) e assicurativo (+24,4%). Nei dodici mesi si sono registrati flussi netti di risparmio gestito per oltre 1.220 milioni e nuove sottoscrizioni di “polizze vita” per oltre 920 milioni.
A fine anno gli impieghi alla clientela si sono posizionati a 18,7 miliardi (+ 0,3%); tenendo conto di modifiche intervenute nel corso dell’anno nella classificazione della clientela per circa 287,4 milioni, gli impieghi alla clientela si attestano a oltre 19 miliardi (+1,8% l’incremento anno su anno). La raccolta totale, al netto del trasferimento di quote di risparmio amministrato su dossier Ubi per circa 2,2 miliardi, ammonta a 48,6 miliardi.

In particolare, la raccolta diretta allargata, che comprende i prestiti obbligazionari emessi dalla capogruppo e collocati dalla banca, ha raggiunto l’importo di circa 21 miliardi. La raccolta indiretta da clientela ordinaria, a 27 miliardi (+5,9%), beneficia della riqualificazione delle forme di investimento con l’incremento del risparmio gestito e delle polizze vita e la flessione della raccolta amministrata (- 4,8%).

I crediti deteriorati netti a 1,539 miliardi (8,21% dei crediti netti verso la clientela) si sono mantenuti al di sotto dei limiti previsti. Dalla chiusura del bilancio 2015, in osservanza degli aggiornamenti normativi di Banca d’Italia, viene recepita la nuova definizione di “inadempienze probabili”, che include le posizioni precedentemente classificate come incagli e crediti ristrutturati.

Il rapporto sofferenze nette/impieghi netti, attestatosi al 4,49%, risulta in marginale crescita rispetto al dicembre 2014 (4,33%) mantenendosi al di sotto del dato di sistema (4,89%).

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 febbraio 2016
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