Industria metalmeccanica in ripresa

Emerge dal 39 rapporto dalla Fim Lombardia anche se nel 2016 potrebbe crescere il numero dei licenziamenti

Marmonti impresa delle meraviglie

L’industria metalmeccanica lombarda dà i primi segnali di ripresa. Secondo l’osservatorio della Fim Cisl, è infatti diminuito il ricorso alla cassa integrazione ordinaria: -36,6%, così com’è in calo quella straordinaria (-33,41%) e la mobilità, che vede coinvolte 56 aziende e 1.574 licenziamenti (contro i 2.490 nel semestre precedente). Complessivamente le aziende metalmeccaniche in crisi sono 1.084 (1.637 nel 1° semestre 2015) per un totale di 27.311  lavoratori, contro i 42.609 del semestre precedente.

Il 39° rapporto congiunturale dalla Fim Lombardia, che ogni sei mesi rileva sistematicamente i dati nelle circa 7.000 aziende industriali che impiegano oltre 550.000 lavoratori della regione, dà un quadro in sensibile miglioramento. «I dati evidenziano una prima inversione di tendenza, dopo anni di continui incrementi nel ricorso agli ammortizzatori sociali – sottolinea Enrico Civillini, segretario generale Fim Lombardia -. Ma è presto per dire che la crisi è superata. Se consideriamo infatti i valori assoluti delle sospensioni dell’intero 2015, restano assolutamente elevati gli interventi di carattere strutturale come cassa integrazione straordinaria e mobilità».

Dall’inizio dell’anno è partita la nuova disciplina relativa agli ammortizzatori sociali che, nei fatti, renderà più stringenti le possibilità di utilizzo e, in particolare per ciò che riguarda le situazioni di cessazione definitiva delle attività, non consentirà più l’utilizzo della cassa straordinaria. Queste modifiche, venendo a mancare uno strumento che fino a oggi ha consentito di gestire alcune situazioni delicate, potrebbero secondo la Fim Lombardia accelerare nel 2016 l’incremento dei licenziamenti. «Anche per questo motivo diventa urgente attivare un serio sistema di politiche attive per favorire la riqualificazione e il ricollocamento del personale espulso – afferma il segretario regionale della Fim Cisl -. Imprese e istituzioni devono avere una maggiore consapevolezza dei problemi del settore e ad affrontare con urgenza e in modo adeguato i nodi che alimentano la crisi, soffocano l’occupazione e ostacolano il rilancio del settore industriale».

In particolare, la Fim lombarda sollecita la Regione a sostenere il rilancio del settore manifatturiero, attraverso strategie di sviluppo e di dotazione infrastrutturale, per rafforzare i settori tecnologici, garantire l’accesso al credito per gli investimenti industriali e incentivare la sostenibilità.

Quanto agli effetti della crisi sul territorio, la maglia nera torna a Milano, con il 26% delle sospensioni contro il 22,91% del semestre precedente, seguita da Bergamo, che registra un netto miglioramento (19,22% contro 31,91%), e dalla Brianza (17,49% contro 13,21%). Brescia sale al 12,3% (era 7,33% ), Lecco al 7,88% (era 5,75% ). A Varese la situazione resta pressoché invariata con un 6,51% (era 6,57%). Queste aree vedono la presenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza cospicua sia di grandi imprese di livello nazionale e internazionale, mentre le imprese medie-piccole sono storicamente radicate in tutti i territori.

I dati mostrano la preponderanza dell’intervento di cassa integrazione ordinaria nei diversi territori, ad eccezione della Brianza, Como e Pavia dove si registra, invece, la prevalenza degli interventi di cassa integrazione straordinaria. La mobilità è particolarmente accentuata nel territorio della Brianza (782 lavoratori coinvolti) dove, se consideriamo anche l’importante utilizzo della cassa straordinaria, possiamo dire persistano le maggiori problematicità strutturali.

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Pubblicato il 09 Febbraio 2016
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