Fontana saluta e si toglie gli ultimi sassi dalla scarpa
Il sindaco uscente Attilio Fontana ha voluto salutare i giornalisti «con i quali ho discusso, dialogato e interloquito per 15 anni»

Alle 13 di venerdì 27 maggio saluterà tutti i dipendenti in un incontro finale, ma qualche ora prima il sindaco uscente Attilio Fontana ha voluto salutare i giornalisti «con i quali ho discusso, dialogato e interloquito per 15 anni».
Il sindaco uscente ha voluto rivolgersi ai giornalisti per «ringraziare per tutte le volte che avete parlato bene di me e perdonare le volte in cui siete stati più duri».
Fontana ne ha approfittato per togliersi gli ultimi sassolini dalla scarpa, specie contro chi «mi attacca perché ho approvato un bilancio a scadenza di mandato. Non una forzatura, come alcuni vogliono far credere, ma un atto dovuto».
Gli attacchi che hanno amareggiato il sindaco e che l’hanno spinto a delle ultime repliche sono in particolare quelli relativi all’approvazione del bilancio, ma Fontana non accetta nemmeno la definizione di ”lobby di palazzo Estense” che governerebbe la città insieme a lui: «chi dice cosi, se ne è convinto, denunci il fatto in procura, non scriva ai giornali».
Anche per l’accusa secondo cui il bilancio è in positivo solo grazie all’intervento di una delle società partecipate, Fontana ricorda: «due altre città lombarde, entrambe governate dal centro sinistra, Milano e Brescia, hanno fatto lo stesso. Con la differenza che la nostra è una società in attivo. A2A no».
Fontana ricorda anche come, dati di giornali nazionali alla mano, «Varese è una città tra le più economiche in fatto di tasse comunali: siamo abbondantemente sotto la media nazionale del Sole 24 Ore. In Italia ci sono solo 7 città non deficitarie: una di queste, guarda caso è Varese». Concludendo con una rassicurazione per il prossimo sindaco: «Chiunque verrà a governare questa città la troverà con i conti in ordine e una buonissima capacità di riscossione».
Sul futuro dopo la sua uscita da palazzo Estense, Fontana semplicemente dice: «Non ne ho. Al momento conto di ritornare a fare l’avvocato, non mi sono nemmeno candidato tra i consiglieri per non risultare ingombrante. In futuro, se ci sarà dello spazio interessante, lo valuterò volentieri. Continuo a essere un appassionato della politica».
Una cosa, però, se l’addebita: «nessuno può accusarci di non avere lavorato, e molto: la nostra colpa è di essere stati “troppo varesini”: cioè troppo concentrati ad assicurare il risultato, un po’ meno a comunicarlo»
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