Monte Grappa, chiudono sempre più negozi

Ma ci sono anche tanti marchi nuovi e diversi spostamenti. Piuttosto, sta morendo il commercio originale "made in Varese"

negozio chiusi varese

E’ morto il commercio? No, è cambiato. Può sembrare terrorizzante, in questi giorni, vedere molti negozi nella zona di piazza Monte Grappa con le serrande abbassate: i cartoni bianchi che indicano la chiusura definitiva o anche il cartello della svendita totale.

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Basta parcheggiare e iniziare a passeggiare in via Volta, Corso Moro, Piazza Monte Grappa, il cuore della città, e troverete chiusi negozi di cappelli, di telefoni, edicole, agenzie di viaggi. Ma non è tutto nero il futuro del commercio. Non si tratta solo di chiusure definitive, bensì di spostamenti. Il mercato è libero, il gusto del cliente cambia e dietro questo i luoghi comuni ci sono tante storie da scoprire. Certo, una strada come via Volta, ha perso almeno 4 negozi in due anni e qualcosa non va, questo è certo.

Tuttavia, un esempio positivo è la Sisley (leggi), che ha chiuso il suo negozio nella piazza centrale ma si trasferirà al posto di un altro negozio in Via Del Cairo. “Si tratta di un’operazione per valorizzare l’immobile – spiega Marco Parravicini di Ascom – il palazzo è del gruppo Benetton e probabilmente è stato ritenuto più profittevole affittare ad altri imprenditori gli spazi”. Altro caso é la Vodafone di Via Volta che ha chiuso la serranda, ma riaprirà altrove, probabilmente per i costi. Un altro triste addio é a due passi. “Il negozio De Micheli – continua Parravicini – non ha però chiuso per sempre, ma tiene aperti altri negozi a Firenze e Laveno”. Resta da capire che ne sarà di quello spazio?

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(Il negozio di via Volta-Monte Grappa)

Se vogliamo essere ottimisti, ci sono alcune storie da raccontare. Due anni fa chiusero 3 negozi in via Carrobbio, ma hanno tutti riaperto con altre attività imprenditoriali legate al food: “E’ il segno che la presenza di alcune attività che attirano clientela hanno generato un indotto migliore e che va a vantaggio di tutti”. In via Carrobbio inoltre è attiva da tempo una proposta di pedonalizzazione: un tema sempre scontante che però non spaventa Ascom: “Ben vengano le zone pedonali – osserva Parravicini – ma le aree devono essere valorizzate e rese attrattive, inoltre si devono realizzare i parcheggi nelle zone limitrofe. Oggi possiamo dire che l’esperimento di Piazza Giovine Italia è andato bene, ma ci voleva il tempo di risistemare le strade”.

A ben guardare, proprio in quella zona é avvenuto un classico fenomeno:  hanno chiuso alcuni negozi, ma ne hanno aperto altri.

Un altro segnale di vitalità viene da questa storia: lo scorso gennaio in corso Matteotti una delegazione di commercianti diede vita a una protesta per denunciare la fine dei negozi del centro, davanti alla vetrina della Casa del disco. Il negozio musicale chiuse i battenti, ma nel frattempo ha riaperto un altro marchio che vende vestiti. “E inoltre il vecchio titolare si è spostato in Galleria Manzoni per vendere i dischi.

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(Piazza Giovine Italia)

“La morale – osserva Parravicini – è che il commercio è cambiato, è tutto in evoluzione, le esigenze sono diverse. La chiusura di un locale che non dà valore aggiunto al comparto non è una tragedia. Meglio un cambio, piuttosto di un negozio senza clienti, tenuto aperto solo grazie alla disponibilità economica dei proprietari”.

Ma non tutto depone a favore dell’ottimismo. Un’intera strada accanto al comune, via Robbioni, è completamente degradata e abbandonata a se stessa. Galleria Manzoni è ancora semivuota (anche se qualche novità c’è stata), i portici di Corso Moro spesso sporchi, quasi tutte le edicole del centro chiuse (la crisi dei giornali), e soprattutto non si arresta la fine dei negozi varesini tradizionali (solo grandi catene possono permettersi certi affitti).

Roberto Rotondo
roberto.rotondo@varesenews.it
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Pubblicato il 21 Ottobre 2016
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