Arrestata la banda dei soldi nell’armadio

Sono accusati di organizzare truffe ai danni di gioiellieri e imprenditori in difficoltà ai quali “compravano” preziosi lasciando loro in mano carta straccia. Caccia ai ricercati

Avarie

Si prendevano l’oro, e pure i soldi veri che venivano sostituiti con banconote false, lasciando il venditore con in mano la carta straccia: nell’armadio dove venivano custoditi i soldi, infatti c’era una ragazza di 26 anni, piccola, ma agile come un gatto, che riusciva a sparire nel doppio fondo al momento giusto.

Ricordate la truffa dell’armadio a Milano? Non era l’unica. 

All’alba di ieri, infatti, gli agenti del commissariato di Gallarate, insieme alla Squadra mobile della questura e del commissariato di Busto Arsizio hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti degli appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di reati contro il patrimonio, e segnatamente di truffe “rip deal” (tecnicamente operazione di “cambio fraudolento” ndr), ai danni di imprenditori e commercianti di gioielli e metalli preziosi, prevalentemente stranieri.

Le ordinanze, che sono state emesse dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Busto Arsizio su richiesta del pm Luigi Furno, costituiscono il risultato degli intensi sviluppi investigativi successivi all’arresto in flagranza che gli agenti del Commissariato di Gallarate eseguirono l’8 aprile 2015 nei pressi di un albergo di Milano.

In quest’ultima occasione furono tratti in arresto D.Z., cinquantunenne di nascita serba formalmente residente a Rho, M.N. trentenne di nascita olandese e P.S. trentaseienne di nascita tedesca, tutti rom di fatto senza fissa dimora in Italia ma stabilmente dimoranti in Lombardia, pregiudicati per reati contro il patrimonio, quali componenti di spicco di un più articolato gruppo che quel giorno tentò senza riuscirci di truffare un commerciante polacco di metalli preziosi.

Il piano del gruppo era stato di attirare il commerciante con l’oro in un lussuoso hotel di Milano per concludere l’acquisto di circa 12 kg d’oro con banconote facsimile sostituite con destrezza prima di darsi alla fuga; per non insospettire il venditore il gruppo si sarebbe servito di uno speciale mobile modificato, capace di celare al suo interno una persona di piccola statura e corporatura la quale, silenziosamente, avrebbe sostituito il denaro vero mostrato al polacco e poi temporaneamente depositato nel mobile stesso, con volgari facsimile, tutt’al più a malapena ricoperti da poche banconote vere piazzate ad arte.

Poco dopo, al segnale convenuto, mentre altri malviventi avrebbero conseguito il possesso dell’oro nella stanza d’albergo del polacco, sarebbe contemporaneamente avvenuta la falsa consegna del corrispettivo in denaro, pari a quasi trecentocinquantamila euro.

A mandare a monte i piani dei truffatori era stata però l’irruzione dei poliziotti pianificata d’intesa con il Pubblico Ministero, che erano riusciti a bloccare tre rom, ed esattamente quelli che dovevano occuparsi della consegna del denaro falso, ed a sequestrare sia l’ingente quantità di facsimile che il mobile usato per la truffa, mentre l’oro era già stato messo al sicuro.

All’indomani dell’arresto sono state attivate intense indagini che hanno accertato l’esistenza di un articolato gruppo di criminali del quale i tre arrestati facevano parte sia pure con diversi ruoli e gradi di responsabilità, e ne è stato ricostruito l’operato nel periodo compreso tra il settembre 2014 e l’agosto 2015.

Partono i pedinamenti e le intercettazioni da cui gli investigatori notano modi raffinati dei truffatori, che ci sapevano fare con le loro prede: corse in taxi, alberghi di lusso: tutto per irretire gioiellieri e possessori d’oro. Poi, al momento giusto zac!, tornava la truffa dell’armadio.

Le vittime erano spesso imprenditori in difficoltà economica, venivano a quel punto gradualmente indotte alla conclusione di affari relativamente circoscritti, relativi ad acquisti di minori quantità di preziosi, i cui corrispettivi erano regolarmente saldati con denaro vero, speso a condizioni migliori di quelle di mercato, onorando sempre e puntualmente gli accordi: in questo modo le vittime non avrebbero più dubitato di fronte ad affari ben più sostanziosi pari a centinaia di migliaia di euro.

Infatti prima o poi le vittime venivano indotte a cedere notevoli quantitativi di metalli preziosi in cambio di somme milionarie, risultate poi però composte di facsimili riposti in borse o valigette da loro non controllate a dovere dopo essere uscite dal mobile “magico”.

In altri casi le indagini hanno evidenziato che oggetto della truffa era stato un ingente affare di cambio valuta in euro.
In due casi, invece, i malviventi si sono giuridicamente trasformati da truffatori in rapinatori: infatti, dopo essere state fatte accomodare con varie scuse sui sedili posteriori di autovetture alle quali a loro insaputa erano state bloccate le sicure degli sportelli, le vittime subito dopo avere esibito la merce in vendita ne erano state letteralmente scippate dai sedicenti acquirenti, che poi erano fuggiti a gambe levate.

Le indagini hanno consentito di accertare che il gruppo, con basi operative a Gallarate, era costituito da dieci persone con ruoli diversi ma tutti funzionali alla consumazione sistematica di reati contro il patrimonio, già tutti noti per i loro precedenti di polizia; si ipotizza anche che gli ampi proventi delle truffe siano stati investiti in affari immobiliari in Serbia e Croazia.

Il già citato D.Z. ed i due rom macedoni R.D. e D.N., rispettivamente cinquantasette e sessantaquattro anni, costituivano la “prima linea”: aspetto maturo ed affidabile, eloquio fluente anche nelle lingue straniere parlate dalle vittime e modi sicuri da imprenditore del settore, si prodigavano nei contatti con i malcapitati e nelle fasi più delicate delle trattative.

Due serbi rispettivamente il quarantatreenne B.K. ed il quarantaseienne Z.F., invece, operavano nel corso delle truffe “rip deal” con compiti fondamentali: d’aspetto distinto a loro volta, si presentavano come collaboratori dei predetti ed erano tra coloro che provvedevano alla consegna dei facsimile o che si appropriavano del bottino.

A.D., ventiseienne di nascita serba e figlia di B.K., di corporatura minuta, era la persona che, celata all’interno del mobile, provvedeva alla segreta sostituzione del contante vero con i facsimile; è sempre riuscita a fare perdere le proprie tracce in quanto i truffatori con varie scuse facevano sempre in modo che la vittima, negli attimi immediatamente successivi al “rip deal”, si spostasse altrove (in un caso l’ignara vittima aveva accettato il beffardo invito ad un pranzo per suggellare il buon affare, per accorgersi solo poco dopo che la valigetta appena consegnatale non conteneva altro che facsimile, mentre si trovava a bordo di un taxi noleggiato dai truffatori con la consueta cordiale tempestività).

Importanti ruoli di retroscena, inoltre, per altre due donne rom, rispettivamente la trentacinquenne di nascita serba T.C., compagna di D.Z., e la ventiquattrenne di nascita bosniaca L.S., incaricate di mantenere contatti telefonici e telematici con le vittime nel corso dei contatti immediatamente preliminari alle truffe, grazie anche alla padronanza delle principali lingue straniere, ma ancor prima di individuarle ed avvicinarle fingendosi segretarie o portavoce commerciali di importanti uomini d’affari.

Sono inoltre indagati in stato di libertà, per avere fornito contribuiti importanti all’operato dell’associazione, il quarantanovenne gallaratese C.G. con precedenti di polizia che, già esercente di noleggio con conducente, si è prestato ad accompagnare truffatori o truffati in occasione dei “rip deal”, e la filippina di sessantaquattro anni E.T.L., con precedenti di polizia a carico, che si è prestata a procurare a proprio nome appartamenti “puliti” a Gallarate per le esigenze dell’associazione.
Per quattro delle persone colpite dalle ordinanze di custodia cautelare in carcere sono scattate le manette, mentre gli altri sono tuttora attivamente ricercati.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2016
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