Il nostro lago rischia di restare una perla, ma nera

Pietro Ceccuzzi, casciaghese, ittiologo e biologo, soprattutto amante del lago da qualche tempo vive all’estero ma segue le vicende del lago da appassionato costretto a rassegnarsi di fronte all’evidenza di una situazione difficilmente migliorabile

Scarichi fognari nel lago di Varese

Il lago di Varese, visto da un esperto. Il quadro che ne esce non è dei più edificanti, anzi…Pietro Ceccuzzi, casciaghese, ittiologo e biologo, soprattutto amante del lago da qualche tempo vive all’estero ma segue le vicende del lago da appassionato costretto a rassegnarsi di fronte all’evidenza di una situazione difficilmente migliorabile per una serie di motivi, che elenca in questo scritto

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Molti mi conoscono come esperto del lago di Varese, come biologo e ittiologo e tutti sanno quanto io ami il nostro lago, sul quale per altro, ho svolto sia la mia tesi di laurea che il dottorato di ricerca. Ora vivo all’estero per lavoro, ma seguo da lontano le vicissitudini che riguardano il lago ed appena posso torno sulle sue rive dove ancora sento presenti le mie radici. Vive, infatti, in me un piccolo lume di speranza che mi permette di sognare il nostro lago di nuovo fruibile per tutti in futuro.

Qualche tempo fa sono stato invitato a un Convegno per la presentazione di un nuovo ed ennesimo progetto per il risanamento del lago di Varese, dove ancora una volta è stata rimarcata la necessità di ridurre il carico di fosforo in entrata nel lago e soprattutto l’obbligo di “chiudere” quel 20% di fognature che ancora scaricano all’interno del lago stesso. Il progetto, interessante anche se credo poco realizzabile, prevede la realizzazione di un nuovo depuratore (zona Calcinate) e l’arrivo di acqua “pulita” dal Ticino. Al convegno erano presenti un po’ tutti i protagonisti che gravitano intorno al lago: chi ci vive, i pescatori professionisti (sempre più rassegnati); chi cerca di saperne, gli esperti (CNR, Università dell’Insubria, ecc.) e gente comune che un po’ stanca ha ascoltato l’ennesima volta la storia del lago e la sua continua e prolungata agonia.

Uscito dalla serata qualche speranza in più l’avevo ma oggi, recandomi sulle rive del lago a fare una passeggiata, le mie speranze sono crollate in una frazione di secondo. Infatti, in zona Gavirate mi sono imbattuto in uno scarico fognario (credo sia uno scolmatore) con pezzi di carta igienica, acqua maleodorante ed un bel ratto che è scappato via mentre scattavo le foto che vedete. Ora a mente fredda mi sento di fare qualche riflessione in merito sperando di non cadere nel populismo:

1) Fondi pubblici: se dovessimo fare il conto di quanti soldi pubblici sono stati investiti fino ad oggi tra Consorzi, Progetti, Ato (Autorità territoriale ottimale), ecc..il lago dovrebbe essere tra i più puliti e fruibili di Europa (facendo quattro conti superiamo tra tutto i 10 milioni).

2) Enti pubblici: sul nostro territorio abbiamo Università dell’Insubria, ARPA,  Provincia di Varese (se esiste ancora) ed altri organi che, solo poche volte negli ultimi 15-20 anni, sono riusciti ad attivarsi in modo concertato producendo uno sforzo economico e gestionale finalizzato al bene del bacino, riuscendo altrettante poche volte a stare al di fuori delle lotte di potere e dalle manie di protagonismo, coltivando il proprio orticello e la propria immagine (potrei riportare decine di esempi). Proprio, le lotte di potere, le gelosie e spesso l’arrivismo di alcuni personaggi, hanno fatto si che si buttassero al vento non solo risorse, ma anche il tempo. E quanto tempo!

3) I Comuni: anche in questo caso poche volte si è riuscito a mettere d’accordo tutti  sia su come fare, sia su dove e come spendere le risorse. Parlandovi da ex amministratore, vi assicuro che i campanilismi soprattutto tra i piccoli comuni che gravitano intorno al lago o poco sopra, sono davvero ancora molto presenti soprattutto quando si parla di lago.

4) Il depuratore di Bardello e la rete fognaria: il depuratore è in funzione dai primi anni ’80 ed è stato progettato (alla fine degli anni ’60) per un certo numero di abitanti e per una determinata urbanizzazione; ora è vetusto e andrebbe ammodernato. Ricordo a tutti che nel depuratore di Bardello manca anche una tecnologia che permetta di smaltire i microinquinanti, sostanze altamente tossiche per ambiente ed esseri umani. La rete fognaria è anch’essa vecchia e disseminata di scolmatori che ogni poco si intasano ed alle prime piogge scaricano le acque nere nei tributari del lago come Tinella e Valle Luna.

5) I progetti: sono stati molti quelli proposti per il risanamento del lago, alcuni mai andati in porto, altri partiti e falliti in poco tempo (vedi progetto Phoslock del 2008), altri funzionati con buoni risultati, come quello promosso dal CCR di Ispra (fine anni ’90 inizi del 2000, che prevedeva l’ossigenazione delle acque meno profonde ed il pompaggio delle acque profonde) ma poi naufragato anch’esso nella burocrazia, nella mancanza di fondi e nella melma del lago di Varese.

Dopo questo breve elenco, l’amarezza nel vedere ancora oggi fognature che scaricano nel lago di Varese, è davvero tanta. Spero comunque di avere fatto un po’ di chiarezza sulle motivazioni che hanno portato il nostro lago a versare ancora in pessime condizioni alla fine del 2016. Fino a quando i nostri politici, le Amministrazioni, le Università, esperti di ARPA e CNR non troveranno un filo conduttore comune, credo proprio che il lago sarà destinato a restare così come lo vediamo oggi e da quasi 40 anni: una perla sì, ma NERA!

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 dicembre 2016
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