Tangenti, la Corte d’appello conferma la condanna a Caianiello e Miano
Per la seconda volta la Corte d'Appello condanna il politico gallaratese e l'architetto a 3 anni per concussione nella vicenda della costruzione di un supermercato. La palla torna in Cassazione

La palla ritorna alla Cassazione che dovrà mettere la parola fine ad una vicenda che risale al 2004, quando il costruttore edile gallaratese Emilio Paggiaro avrebbe pagato una tangente da 250 mila euro all’architetto Piermichele Miano e all’allora plenipotenziario di Forza Italia Nino Caianiello, per ottenere in tempi rapidi il permesso di costruire un supermercato nell’area ex-Maino di Gallarate.
Proprio dalle sue dichiarazioni scaturì l’indagine della Procura di Busto Arsizio (pm Roberto Pirro Balatto) che sfociò nella sentenza di primo grado che risale al 2012 e che condannò il politico e l’architetto a 5 anni di reclusione.
La Corte d’Appello di Milano oggi, venerdì, ha confermato la condanna a 3 anni nei confronti dei due per concussione continuata e in concorso nonostante la stessa Cassazione avesse rimandato in Appello il procedimento proprio perchè contestava la riformulazione del capo d’accusa dall’estorsione alla concussione.
Soddisfazione da parte dell’avvocato di Paggiaro, Pietro Romano, che ha commentato brevemente la sentenza: «Sono soddisfatto per questa sentenza perchè ristabilisce la verità dei fatti». All’udienza erano presenti anche gli imputati Miano e Caianiello, oltre ai loro difensori Giarda, Besani e Cicorella che avevano chiesto l’assoluzione.
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