Boom di allevamenti di api in provincia: cosa serve per fare l’apicoltore?

Si conferma il trend dell’anno passato sull’andamento delle imprese che si dedicano all’apicoltura, con la provincia di Varese ancora al secondo posto per numero di allevamenti di api registrati sul territorio.

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Mediamente in Lombardia, negli ultimi 4 anni, si attestano 3700 – 3800 denunce di possesso di alveari, cui corrispondono gli apicoltori con postazioni di alveari attive, con più di 1.700 tonnellate di prodotto ricavato tra cui miele, cera e propoli e ben 160 mila alveari in attività. Un tipo di imprenditoria capace di creare introiti e nuovi posti di lavoro: cresce infatti del 3% il numero di addetti in questo comparto produttivo.
Un settore che sembra non subire gli effetti della crisi e che infatti nasce e cresce proprio tra le difficoltà economiche degli ultimi anni. Complice è il piano di finanziamento varato dalla Regione Lombardia a sostegno di questo tipo di imprenditoria che portava già ottimi risultati nell’esportazione del prodotto e negli introiti ricavati e su cui si è deciso di investire.
Interventi che sembra abbiano favorito ed incoraggiato nuovi imprenditori a trasformarsi in apicoltori. Che sia apicoltore amatoriale, professionista o apicoltore imprenditoriale, un allevamento di api comporta il rispetto di un iter normativo ed il soddisfacimento di alcuni requisiti.

Il riferimento normativo in Italia è la Legge 313/2004. Chi voglia approcciarsi a questo settore produttivo, conoscerlo o avviare un’azienda di apicoltura deve:

– Rispettare le distanze dai confini di proprietà e da strade di pubblico transito, come prescritto dai Decreti Regionali emanati in merito;
– Registrarsi alla banca dati apistica regionale, tramite il Dipartimento veterinario dell’ATS competente per l’indirizzo di residenza o della sede aziendale/legale, cui richiedere codice identificativo;
– Registrare l’acquisto degli sciami alla gestione dell’anagrafe tramite ATS o associazione;
– Provvedere alla denuncia di censimento;
– Richiedere autorizzazione di eventuali postazioni nomadi;
– Seguire le indicazioni normative in merito alla polizia veterinaria e sull’utilizzo dei farmaci veterinari.

A questo punto, l’apicoltore che alleva le api per fini di autoconsumo o hobbistici potrà provvedere all’estrazione ed alla conservazione del prodotto senza ulteriori adempimenti.

Se invece, sussiste un fine commerciale, l’imprenditore sarà ulteriormente obbligato a:

– Aprire Partita Iva, iscriversi alla camera di commercio e creare casella di posta elettronica certificata (PEC)
Segnalare l’inizio dell’attività tramite comunicazione SCIA;
– Provvedere alla redazione ed al rispetto delle prescrizioni del Manuale di Autocontrollo igienico sanitario e sistema di tracciabilità;
– Gestire il registro dei trattamenti veterinari inclusa vidimazione.

Vista la consistenza degli adempimenti previsti per il settore, sono numerosissimi gli apicoltori, amatoriali o commerciali, che si affidano alle associazioni di categoria che offrono servizi di consulenza molto efficaci.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 settembre 2017
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