“Sconfitta del sindaco, comanda Forza Italia-Agorà”

Dalle file delle opposizioni Città è Vita e Pd analizzano la nomina di Petrone all'urbanistica. Usa l'ironia Rocco Longobardi: "Si sono intesi"

gallarate generico

«Centoventi giorni di attesa, per poi dover chinare la testa a Forza Italia». Per Marco Montemartini, della lista civica (di minoranza) Città è Vita, la nomina di Alessandro Petrone come assessore all’urbanistica è una sconfitta del sindaco Andrea Cassani. Gli fa eco Giovanni Pignataro, del Partito Democratico: «Mi complimento con la componete Agorà-Forza Italia, che dimostra la propria abilità, ha ottenuto una vittoria schiacciante all’interno della maggioranza e torna di fatto a governare a Gallarate. Il sindaco si è piegato totalmente alle proposte legittimamente avanzate dalla componente preponderante in Forza Italia e l’ha fatto in maniera eclatante: ha detto no per quattro mesi, poi sì a tutte le richieste. Una sconfitta totale, una Caporetto del sindaco».

La nomina di Petrone all’urbanistica era stata la richiesta iniziale di Forza Italia, quella che dalle file leghiste veniva data per irricevibile, si diceva anche per qualche ruggine passata (nel 2011) tra Petrone e il sindaco. Per questo – e per la lunga attesa, appunto di poco più di quattro mesi – sembrava più probabile un’altra soluzione, magari un nuovo, limitato rimpasto di giunta, che comprendesse lo stesso Petrone, ma in un’altra “casella”. Un certo stupore ha lasciato quindi la decisione finale di Cassani, che ha riportato le lancette al 16 maggio, alle dimissioni di Orietta Liccati.

Fin qui la cronaca, i rumors, il livello minimo dell’interpretazione politica degli ultimi quattro mesi.
Ovvio che invece più netta è l’analisi che viene dalle file dell’opposizione: Montemartini, di Cev, esprime lo «sconcerto per l’epilogo di questo deplorevole teatrino che si è protratto per quattro mesi, il cui esito finale pareva scontato fin da subito». «Fa quasi tenerezza il tentativo del sindaco di affrancarsi da Forza Italia quando poi la realtà dei fatti dimostra che chi comanda a Gallarate è Forza Italia, la corrente Agorà. Avevamo chiesto al sindaco responsabilità, invitandolo a tenere la delega di un settore delicato per la città o nominando un assessore di garanzia, la nomina invece conferma equilibri reali nella maggioranza. Chiaro che la Lega Nord a questo punto diventa partito di minoranza in termini di peso specifico dentro alla giunta. Ancora più strana ci è parsa la decisione alla luce dalle linee guida Pgt rese note proprio alla vigilia : ci chiediamo quale sarà atteggiamento assessore rispetto alle linee guida del sindaco».

Al di là dell’ironia, Pignataro del Pd sottolinea il capolavoro – tattico se si guarda a questa estate, strategico se si guarda agli esordi dell’amministrazione – compiuto da Forza Italia, «componente di Agorà». «Cassani è un sindaco ostaggio di altri che hanno la forza politica per governare, un rischio già prospettato da noi in campagna elettorale. Al sindaco vengono lasciate le battagliette becero-leghiste, le cose grosse, quelle che contano, vengono lasciate ad altri, anche a livelli più alti della sola Gallarate».

Rocco Longobardi, della lista civica La Nostra Gallarate 9.9, ha invece usato sintetica ironia: «Si sono intesi» ha scritto nel post sulla pagina Facebook della lista, rilanciando la notizia della nomina di Petrone. Il riferimento è al «Sindaco, ci siamo intesi» che fu pronunciato in consiglio comunale da Alessandro Petrone, allora capogruppo forzista, nel dettare l’agenda di Forza Italia ad Andrea Cassani. Era l’inizio dell’autunno 2016, pochi mesi dopo le elezioni e poco meno di un anno fa.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 22 settembre 2017
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