Forex, per i prossimi mesi il dollaro perderà sull’euro
Senza considerare i saltuari su e giù, l'euro è da considerare una delle valute che meglio ha impattato questo 2017
Senza considerare i saltuari su e giù, l’euro è da considerare una delle valute che meglio ha impattato questo 2017, in quanto giovando della stabilità e della crescita dell’Eurozona, ha pungolato al fianco sia dollaro americano sia sterlina britannica facendo sentire il proprio peso.
Inutili i rialzi dei tassi per il dollaro USA
Gli investitori avevano grandi speranze per il dollaro americano ad inizio 2017: la presidenza Trump apriva con grandi promesse e con essa la valuta statunitense, ma ad oggi è fin troppo chiaro che nonostante i due rialzi dei tassi attutati dall’amministrazione Trump, le cose hanno comunque continuato a peggiorare.
L’euro ha guadagnato circa il 10% sul dollaro statunitense in tutto l’arco del 2017, e sebbene la Federal Reserve sembra voler continuare con un terzo rialzo dei tassi, le carte in tavola non cambieranno. Non per il momento almeno.
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L’euro sorpasserà il dollaro statunitense
Una previsione che schiaccia ancor di più gli umori della presidenza Trump è quella data dagli esperti della banca svizzera UBS, secondo i quali nel 2018 il conio europeo giungerà al fianco per poi sorpassare il dollaro USA.
Per il responsabile di macro strategy UBS Yianos Kontopoulos, fra le ragioni di questo balzo in avanti dell’euro ed il raggiungimento, verso fine 2018 di quota 1,30, ci sono sicuramente tre fattori:
- – Inflazione di fondo (indice ‘core’) bassa anche se in tenue rialzo
- – Solida crescita economica
- – Condizioni finanziarie e politiche stabili
Il lato negativo
Se da un lato la ripresa dell’euro e dell’economia europea è ossigeno per la continuità dell’Unione, dall’altro l’aumento del valore della moneta unica è un’arma a doppio taglio che la BCE (Banca Centrale Europea) cercherà di tenere a freno.
Se infatti una data valuta acquisisce valore e diviene forte rispetto ad altre, aziende e privati esteri saranno meno inclini a fare investimenti in quella specifica valuta. La ragione è semplice: ponendo che il tasso di cambio salga davvero da 1,10 ad 1,30, per un cittadino americano che dovesse comprare merci in Europa per 100 euro, nel primo caso spenderebbe 110 dollari statunitensi, nel secondo invece, per la stessa quantità di beni, ne spenderebbe 130.
E dato che ogni economia, nazionale o di una data zona continentale, si basa anche molto sugli acquisti di enti stranieri, il fatto che l’euro potrebbe sovraprezzarsi e dunque influire in modo negativo sul numero di investimenti, questo sorpasso potrebbe causare non pochi problemi.
Il dollaro e le altre valute
Sempre secondo la UBS, pare che l’andamento del dollaro americano nel 2018 sarà più stabile e soddisfacente nei confronti sia del dollaro canadese, al momento debole, che dello yen giapponese.
Dove nel primo caso il dollaro USA è salvaguardato dal fatto che la possibilità d’inflazione in Canada rimane accesa, mentre nel secondo è protetto dalla strategia del primo ministro Shinzo Abe, sostenuto da un’incredibile maggioranza in Parlamento, che continua nella richiesta alla Bank of Japan di produrre denaro, incrementando l’inflazione per una stabilità futura.
Le valute ‘rifugio sicuro’
In un contesto economico internazionale non troppo rassicurante quindi, uno scenario che come al solito vede una caccia alle valute solide grazie alle quali gli investitori fabbricano il loro giubbotto di salvataggio, i pareri della UBS sono chiari:
- – Il dollaro australiano continuerà, supportato dalla crescita globale positiva, dagli investimenti cinesi e da un tasso d’inflazione minimo, ad essere una delle valute più stabili. Si prevedono valori AUD/USD 0,81 alla fine del 2018.
- – La corona svedese, come anche quella norvegese avranno un andamento anch’esse positivo, in quanto sostenute di riflesso dalla ripresa economica europea. Il loro valore aumenterà gradualmente durante il corso del 2018.
La sterlina e il dollaro neozelandese
Entrambe queste valute soffrono dell’incertezza economica in cui le loro nazioni si trovano a navigare per via di scelte politiche, e se in Nuova Zelanda le condizioni avverse riguardano le elezioni dello scorso settembre, per il Regno Unito la situazione continua ad essere segnata dall’incertezza attorno ad un’economia che dovrà scendere ai patti con la Brexit.
La sterlina vede dunque invariate le previsioni sul suo andamento al ribasso per via dell’isolamento economico-politico, per un governo che traballa ed ha il fucile puntato ad ogni passo che compie, e per le ipotesi di crisi economica che potrebbero presto affliggere il paese e alle quali il ministro della finanza Philip Hammond sta cercando una soluzione.
Per quanto riguarda il dollaro neozelandese invece, nonostante abbia storicamente un andamento positivo in condizioni di crescita globale, è bloccato e rallentato dalle recenti restrizioni sulla migrazione e sugli scambi internazionali, che erano state entrambe linfa vitale per la crescita del paese negli anni passati.
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