Interesse per le periferie, era ora!

Il commento di Pier Fausto Vedani

Bizzozero - San Carlo - Bustecche - Giubiano, i luoghi  (inserita in galleria)

Ho letto che sindaco e assessori riprenderanno i contatti con le comunità periferiche della nostra città. Si tratta di un impegno quasi secolare (!!!) non ancora rispettato.

Questo impegno lo aveva richiamato alla memoria collettiva nel 1993 Pietro Macchione, assessore progressista all’urbanistica della prima giunta Fassa, orientata a sinistra con il bicolore Lega-PRI e l’appoggio esterno dell’ex Pci. Macchione, destinato a diventare un eccellente storico di Varese e un affermato editore, presentando le linee guida del piano regolatore ricordò infatti che nel 1927 Varese non avendo come città numero di abitanti stabilito dalla legge per poter diventare capoluogo di provincia aveva ottenuto di inglobare parecchi piccoli comuni autonomi del suo circondario, dal lago sino a Santa Maria del Monte, promettendo loro aiuti e potenziamento di vari servizi.

Alla fine della seconda guerra mondiale solo Induno Olona rivolle l’indipendenza, ma negli altri agglomerati che avevano accettato di far parte della Grande Varese mai si erano si registrati interventi particolari tesi alla valorizzazione di una eventuale eccellenza locale. Le promesse fatte prima dell’unione dei piccoli comuni con la Città Giardino non erano state mantenute. La fine della Prima Repubblica travolta dagli scandali, il successo elettorale della Lega, promotrice di un grande rinnovamento offrivano l’occasione per disegnare una una nuova Varese, per valorizzare anche i piccoli comuni che le avevano consentito di diventare capoluogo di provincia.

Macchione ricordò l’impegno di 60 anni prima e nel suo piano regolatore si prevedevano iniziative e opere per il recupero storico e artistico di quanto per esempio gli ex comuni di Bobbiate o Masnago avevano sempre considerato parte fondamentale della tradizione, del vissuto della loro comunità. Il progetto ebbe vita breve perché fu breve anche lo slancio culturale di Palazzo Estense: in poco tempo la cultura venne imbavagliata dai rozzi bosini che volevano cacciare i magistrati meridionali, che affondarono il Premio Chiara perché gli scrittori della giuria erano dei terroni, cioè la genovese e grande Nanda Pivano e il veneziano Gino Montesanto erano puri africani.

E’ bene ricordare oggi queste cosucce agli ex assessori al nulla del Centrodestra che parlano di scelleratezze dell’attuale governo cittadino. Verità vuole che più avanti nel tempo,se non erro con Fumagalli sindaco, il tour in periferia venne fatto dalla giunta comunale che utilizzò un piccolo pullman ASPEM, ma non seguirono iniziative di livello per saldare il debito con le comunità arruolate nel 1927. Il conto resta aperto, c’è solo da sperare che l’attuale giunta dopo aver parlato con la periferia non rimetta le pratiche in soffitta.

Vorrei ricordare la bella avventura di Raimondo Fassa alla guida della città: sorretto da un altro avvocato, il repubblicano Biancheri, eccellente e molto operativo suo vice ufficiale, e da un funzionario come Antonio Conte, il sindaco Fassa fu messaggero in Italia di una Lega Nord intelligente, rivoluzionaria e sensibile che coinvolse la classe media cittadina e si creò una base elettorale molto solida, tanto che Varese accettò per lunghi anni governi cittadini guidati da un altro signore, Attilio Fontana, costretto però al digiuno dai vertici lombardi e nazionali della Lega che dagli anni 90 sino a oggi hanno negato aiuti indispensabili alla presunta capitale del Carroccio.

E sono stati pure complici negli “ attentati” al sistema sanitario cittadino fatti dai forzisti. Altra bella compagnia di parolai.

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Pubblicato il 26 febbraio 2018
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