Carcere di Busto, i sindacati: “Salute e sicurezza a rischio per agenti e detenuti”

Sia i detenuti che gli agenti di Polizia Penitenziaria soffrono i problemi strutturali dell'edificio con crepe sui tetti, infiltrazioni, muffe e non solo. Prosegue il sovraffollamento e il personale è carente

Le novità del carcere di Busto Arsizio

Il sovraffollamento, la carenza di personale di Polizia Penitenziaria, le mancanza di condizionatori negli alloggi degli agenti e adesso anche le infiltrazioni dal tetto dove crescono arbusti che stanno aprendo crepe una dietro l’altra. La vita nella casa circondariale di Busto Arsizio è sempre più difficile per tutti.

L’ultimo allarme lo lanciano i sindacalisti della Funzione Pubblica Cgil attraverso i delegati sindacali Claudio Montella e Antonio Costanzo, Gabriella Sierchio della categoria varesina e il coordinatore regionale Calogero Lo Presti. Parlano di forti infiltrazioni d’acqua piovana nella caserma agenti e in alcune zone detentive, caduta d’intonaco e muffa e il rischio di corto circuito dell’impianto elettrico. Ma non ci sono solo carenze se su un padiglione detentivo crescono pure arbusti e dilagano le crepe.

“La salute e sicurezza sono a rischio nel nostro carcere – dichiarano Montella e Costanzo -. Oltre alle infiltrazioni segnaliamo l’assenza di condizionatori nella maggior parte delle postazioni degli agenti penitenziari. Pesanti sono le condizioni di lavoro nei box dei passeggi che sono costruiti in metallo e vetro blindato e raggiungono altissime temperature in estate e bassissime in inverno. Difficile, così, lavorare in condizioni dignitose. Mancano peraltro in alcune postazioni i servizi igienici e mancano i mezzi di comunicazione, vedi le radio ricetrasmittenti, che in caso di emergenza consentirebbero di chiamare soccorsi”.

In quanto alle carenze di organico Sierchio mette il dito nella piaga delle figure degli educatori. “Su un organico previsto di cinque unità ne sono in servizio solo due, di cui una andrà in pensione a giugno e l’altra è prossima alla maternità. Vi è solo una educatrice in missione da altro carcere per tre volte a settimana. Tale carenza rappresenta una grave criticità in quanto le pratiche per la concessione delle misure alternative vanno molto a rilento – rileva la dirigente della Fp Cgil Varese – e comunque inficia i diritti dei detenuti che potrebbero fruire della pena fuori dal carcere, attenuando il sovraffollamento”.

È Lo Presti a lanciare l’allarme sui dati relativi alla popolazione carceraria. “Si superano i 430 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 298. Ricordiamo che per l’eccessivo numero di detenuti nel carcere bustese nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia – afferma il coordinatore Fp Cgil Lombardia -. Non viene praticamente impegnato personale di polizia penitenziaria nella sorveglianza dinamica che non solo permetterebbe di recuperare risorse umane ma alleggerirebbe organizzazione e condizioni del lavoro”.

La Fp Cgil torna sugli organici. “Grave la carenza di sottufficiali: su 29 sovrintendenti in pianta organica, ce ne sono effettivi 8. E dei 23 ispettori gli effettivi sono 3 – continua Lo Presti -. Così, per compensare, tocca agli assistenti capo assumersi responsabilità che a loro non competono, senza avere di ritorno il giusto corrispettivo e venendo distolti dal servizio di turnazione già molto sofferente. Anche per questo ribadiamo: la sorveglianza dinamica, di cui non c’è traccia, va attuata. Supportandola con la videosorveglianza e l’automazione dei cancelli”.

Ancora, la Fp Cgil della Lombardia e di Varese rivendicano il rispetto delle corrette relazioni sindacali e maggiore rispetto delle prerogative sindacali. E sollecitano sul carcere di Busto Arsizio la dovuta e pronta attenzione da parte dell’Amministrazione Penitenziaria bustese e regionale.

Il direttore del carcere Orazio Sorrentini non nasconde le difficoltà evidenti ma sottolinea anche «una diminuzione anche se non significativa della presenza di detenuti che erano arrivati a 450 e ora sono scesi a 430». Riguardo ai problemi del tetto sottolinea che «del problema sono stati interessati i livelli superiori come il provveditorato che ci ha assicurato un intervento al più presto ma si dovranno comunque attendere i fondi da Roma. Si tratta di interventi che non possiamo fare con le nostre forze interne in economia».

Altro tema toccato dai sindacati è quello della carenza di personale per il quale Sorrentino ammette «la mancanza di figure intermedie come gli ispettori e i sovrintendenti» e conferma la riorganizzazione dei turni (segnalato anche da un altro sindacato, ndr) durante il giorno che passano da 6 ad 8 ore mentre quello notturno rimane invariato da 6 ore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 aprile 2018
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