Comunità montana verso il commissariamento? «Nessun termine perentorio»

Nella seduta del consiglio comunale di Luino si è parlato del futuro dell’ente, ma per ora non vi sono scadenze imminenti, se non quelle legate al buon senso della politica

Avarie

Il campanello d’allarme è suonato nelle fasi iniziali dell’ultimo consiglio comunale, a Luino: «C’è il rischio che Comunità montana Valli del Verbano venga commissariata se non si forma una nuova maggioranza, con un nuovo presidente, entro il 31 luglio».

A pronunciare queste parole, – che fanno parte di quel sottobosco di interventi che precedono spesso la trattazione dell’ordine del giorno e che riguardano argomenti di interesse pubblico anche per la città – è stato il capogruppo di minoranza Franco Compagnoni.

Che è successo? Il riepilogo delle puntate precedenti è semplice: il presidente Giorgio Piccolo si è dimesso per non avere più i numeri che sostenevano la sua maggioranza, retta da un accordo fra partiti (Lega e Forza Italia) ma anche fra sindaci che esprimono maggioranze civiche.

L’assemblea (composta da 32 sindaci o delegati dai sindaci del territorio), che di fatto dà o toglie la fiducia al direttivo, ha quindi voltato le spalle al presidente; la sera stessa Piccolo presentò le sue dimissioni.

Siamo all’11 giugno scorso. Giorgio Piccolo rimane come presidente dimissionario e venne convocata una nuova assemblea di Comunità Montana per il 12 luglio, assemblea che va deserta, manca il numero legale: la minoranza non si presenta e con essa viene meno anche la proposta di un nuovo presidente e di un nuovo direttivo.

Pochi giorni dopo, il 17 luglio, venne spedita una missiva a Regione Lombardia nella quale l’ente avvisava che a fronte delle dimissioni del presidente, e passati 30 giorni, non era ancora presente una maggioranza per dare continuità politica all’ente.

Quindi anche dal punto di vista formale Regione Lombardia è informata di quanto accaduto, ma non risultano termini perentori né ordinatori affinché Milano vada a commissariare l’ente entro il 31 luglio.

Può accadere che Regione Lombardia invii una diffida all’ente, specificando il termine entro il quale far valere le pretese di formare un nuovo governo politico.
Un periodo di norma attorno ai 30 o 60 giorni passato il quale (e verificata dunque l’assenza di una maggioranza politica) la Regione può dare seguito al commissariamento.

«Ma per ora non abbiamo ricevuto alcuna indicazione da Regione Lombardia», specificano i vertici di Comunità Montana, «e quindi ci limitiamo ad esercitare l’ordinaria amministrazione».

Quella di Compagnoni è «una preoccupazione» per evitare «un commissariamento regionale che sarebbe credo tutt’altro che dignitoso per tutti».
Una preoccupazione politica che ci sta tutta dal punto di vista della ricerca di un «sostegno politico responsabile all’ente», ma che non coincide, nei tempi, coi termini imposti dalla prassi istituzionale.

Anche il consigliere provinciale Giuseppe Taldone – che siede pure in consiglio comunale a Luino, tra i banchi della minoranza – è intervenuto sulla crisi politica di Comunità Montana, che arriverà al dunque qualora si dovesse riuscire a trovare una quadra fra «politica, sensibilità degli amministratori e rapporti personali», «un cocktail difficile» da far convivere.

La prova ne è l’assenza, a 45 giorni dall’apertura della crisi, di una nuova maggioranza che gli sherpa della politica locale stanno cercando di creare.

Ora il principale scoglio non si nasconde nelle segreterie di partito, ma ha un nome preciso, e tutto italiano:  agosto.

E in più ci vorrà ancora un po’ di tempo tempo per dare vita a quella “grossa coalizione” che comprenderà diversi sindaci privi di un netto colore politico, ma anche altri che invece gravitano attorno a Lega, Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d’Italia ed area civica.

L’obiettivo, insomma, è quello della “larga intesa” capace di accontentare, se non tutti, almeno un buon numero (si parla di 25) dei 32 componenti l’assemblea.

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Pubblicato il 27 luglio 2018
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