Senza etichetta di provenienza niente pappa col pomodoro
Un decreto interministeriale rende obbligatoria l'etichettatura di provenienza del pomodoro e di tutti i suoi derivati. Coldiretti: «Nei primi 5 mesi sono arrivati 86 milioni di chili provenienti da Stati Uniti, Spagna e Cina»
«Viva la pa-pa-pappa col po-po-po-po-po-po-pomodoro /viva la pa-pa-pappa che è un capo-po-po-po-polavoro». La canzone “Viva la pappa col pomodoro“, scritta da Nino Rota e Lina Wertmüller e portata al successo nel 1963 da Rita Pavone, è diventata l’inno della passione di un intero popolo per un piatto semplice che ha tre ingredienti simbolo della cucina italiana: gli spaghetti, il pomodoro e il basilico.
La pasta col pomodoro è un piatto di culto, una vera istituzione culinaria purtroppo vittima di tante varianti, soprattutto straniere – terribili quelle tedesche – lontane anni luce da quell’equilibrio di sapori raggiungibile solo con il pomodoro e la pasta prodotti nel Belpaese.
Conoscere la provenienza del prodotto, soprattutto se si parla di alimenti e cucina, è dunque fondamentale per ottenere un buon risultato finale. E così dopo 55 anni dall’uscita di “Viva la pappa col pomodoro”, il legislatore ha pensato bene di rendere obbligatoria, con un decreto interministeriale, l’etichettatura di provenienza del pomodoro e di tutti i suoi derivati, come sughi e pelati.
L’obbligo scatta per i cibi in cui la percentuale di derivati del pomodoro supera il 50%. In quel caso nell’etichetta dovranno essere specificati il paese di coltivazione e quello di trasformazione del pomodoro. Se si tratta di Paesi non italiani si può ricorrere alla dicitura “Paesi Ue” e “Paesi non Ue“.
«Si tratta di una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori dopo che dall’estero – rileva la Coldiretti – sono arrivati nel 2018 il 15% di derivati di pomodoro in più rispetto allo scorso anno. L’ elaborazione su dati Istat relativa ai primi cinque mesi fotografano una invasione straniera di ben 86 milioni di chili provenienti nell’ordine da Stati Uniti, Spagna e Cina».
Per consentire lo smaltimento delle scorte i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta.
In Lombardia il pomodoro è coltivato su oltre 7 mila ettari di terreni, per l’80% in provincia di Mantova e Cremona, mentre nel Nord Italia si concentra la metà della produzione italiana del settore con oltre 2 milioni e 600 mila tonnellate. «Con l’entrata in vigore dell’obbligo di origine in etichetta – conclude la Coldiretti regionale – i prodotti Made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia saranno finalmente riconoscibili sugli scaffali dalla dicitura “Origine del pomodoro: Italia”».
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