L’afa di settembre non è da record ma il segno di estati sempre più calde e lunghe
Il caldo settembrino cederà il passo a temperature più basse a partire da venerdì quando all’alta pressione di origine africana se ne sostituirà una atlantica
Con la temperatura massima di 28 gradi registrata ieri, martedì 11 settembre, a Varese non è stato raggiunto il record di sempre ma comunque la conferma di una tendenza ormai ben delineata: l’estate si è spostata sempre più avanti ed è sempre più calda.
Custode dei dati storici sul clima è il Centro Geofisico Prealpino che, in particolare dal 1967, registra e archivia tutte le rilevazioni dei sensori su diversi aspetti climatici della provincia.
Quella di ieri, ad esempio, è stata una giornata con una massima di 4 gradi superiore alla media di settembre (28 gradi contro 23,5) e una minima di 2 gradi superiore (17 contro 14,8 di media rilevata).
I record, da questo punto di vista, sono ancora lontani: il 6 settembre del 1988 il termometro arrivò a segnare 33 gradi e, più di recente, nel 2006 31,5 gradi.
Se si vuole comprendere il problema di questa situazione, però, non bisogna guardare tanto a queste rilevazioni di punta quanto alla media strutturale delle temperature.
«Lo sguardo va allargato ad una tendenza che ormai si è affermata – spiega dal Centro Geofisico Prealpino Paolo Valisa, responsabile delle previsioni meteo -. Dal 2000 in poì sempre più spesso l’estate si è prolungata nei mesi di settembre e ottobre, con periodi di temperature estive anche nelle zone di montagna. Lì è l’anomalia più grossa: ieri lo zero idrometrico era a 4600 metri, oggi a 4300. Sono rilevazioni che consideravamo fuori stagione perfino per luglio fino a qualche tempo fa».
Quest’anno il caldo settembrino cederà il passo a temperature più basse a partire da venerdì quando all’alta pressione di origine africana se ne sostituirà una atlantica.
«Bisogna però riflettere su quello che sta accadendo – spiega Valisa -. L’estate che abbiamo concluso, insieme a quella precedente, sono state le seconde più calde dal 1967 dopo quella del 2003, che è considerata uno spartiacque. È una situazione che porterà sempre più conseguenze sul nostro clima».
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