A Solbiate Arno i muri li abbattiamo con il dialogo

Don Paolo Croci è tra i promotori della festa patronale: «Nei giovani d'oggi manca la fiducia e i genitori possono essere un buon esempio per ritrovarla»

Avarie

L’immagine della locandina della festa patronale di San Maurizio è emblematica: un muro che si sgretola e lascia intravedere una chiesa. Su ciò che rimane ancora in piedi, risaltano le parole amicizia, dialogo, orizzonte, condivisione, apertura, amore, unione e vita. Per abbattere i muri non occorre la forza, bensì la fiducia nell’altro e il reciproco aiuto. È questo il tema portante della festa che dal 14 al 30 settembre animerà Solbiate Arno. Un programma intenso che alterna momenti di divertimento e gioco a momenti di riflessione con l’intera comunità. Don Paolo Croci è uno dei motori che hanno messo in moto questa bella iniziativa.

Don Paolo, in un mondo dove tutti alzano muri voi li abbattete. Andate in direzione ostinata e contraria?
«Io sono a Solbiate Arno da due anni e partendo da quanto fatto dal mio predecessore, che era molto attento a queste riflessioni sociali, ho immaginato un trittico. L’anno scorso il tema era il dialogo e costruire ponti per colmare le distanze. Il dialogo è il nostro strumento per abbattere i muri e togliere tutto ciò che non mi permette di vedere l’altro. È l’immagine di Gesù che abbatte le inimicizie tra noi e Dio. E quando il muro cade e vedi l’altro devi accoglierlo con le sue differenze».

Non è così facile come dirlo
«È vero, e la festa patronale è un altro strumento che può aiutare perché fa leva sulla partecipazione, fondamentale per abbattere i muri e combattere contro i signori della violenza. L’altro nella maggior parte dei casi non è un nemico, ma se manca la fiducia tenderò a vederlo come tale. E purtroppo, secondo  un recente sondaggio,  l’85% dei giovani intervistati non si fida dell’altro e non ha intenzione di fidarsi. In un momento come questo è importante invece riflettere sull’apertura accogliente e non indiscriminata. Nel Vangelo il Signore ci ricorda che qualunque cosa noi facciamo all’altro è come se l’avessimo fatta a lui. E l’altro può essere anche il vicino di casa».

Nel dibattito che ha aperto la festa quest’ultimo passaggio è stato sviluppato soprattutto in relazione all’economia.
«Una inclusione intelligente e inclusiva vede nell’altro una risorsa. Claudio Casiraghi della Liuc di Castellanza ha parlato della differenza tra morale ed etica. Ebbene sono proprio le aziende etiche che si accorgono del valore dell’altro e nell’altro intravedono delle opportunità. L’incontro di quella sera è servito moltissimo alle persone per aprire un po’ la mente su questi argomenti. il punto di  partenza secondo don Gino Rigoldi  è la relazione. Il problema, come ha spiegato Fabrizio Vismara dell’Insubria, è l’atteggiamento manicheo e i troppi preconcetti che tendono a semplificare una  realtà che invece è complessa».

Lei crede che sia necessaria un’alleanza tra generazioni?
«L’idea della festa è intergenerazionale e noi stiamo attenti per favorire quel dialogo, nella scelta dei temi da affrontare ma anche per la parte più giocosa, come la scelta delle musiche e degli spettacoli. Pensiamo solo ai  Truzzi volanti o al comico Diego Parrasole che parlerà di ecosostenibilità. I giovani oggi hanno bisogno di esempio e i genitori sono il primo che hanno sotto gli occhi. Se vedono che il genitore è impegnato in parrocchia vedranno quel luogo come credibile. La testimonianza di un genitore vale molto di più del papà amico».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 settembre 2018
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