Arrivano le Formiche 2.0

Intervista a Francesco Bozza, il terzo autore - e l ‘ispiratore - della nuova edizione del grande successo di Gino & Michele, che verrà presentato a Duemilalibri lunedi 15, con tutti gli autori presenti

Anche le formiche nel loro piccolo postano

L’appuntamento, per la presentazione di un grande ritorno tra gli scaffali, è al MaGa di Gallarate, lunedì 15 ottobre 2018 alle 21: per una conversazione, nell’ambito di Duemilalibri, tra gli autori e il direttore di Varesenews, Marco Giovannelli.

Il libro è l’ultima edizione di ”Anche le formiche nel loro piccolo…” l’antologia di battute di che nei primi anni novanta ha inventato un genere letterario. Questa volta il libro, ovviamente firmato da Gino e Michele, come per le prime edizioni, si intitola “Anche le formiche nel loro piccolo postano” e arriva a quasi trent’anni dalla nascita, e a nove dall’ultima uscita, con uno spirito tutto diverso.
A spiegare cos’è cambiato ci pensa Francesco Bozza, il terzo autore del volume, che sarà presente con Gino e Michele all’incontro di Duemilalibri.

Anche le formiche nel loro piccolo postano

Quale è il suo ruolo nel libro?
«Diciamo che sono stato “l’aggregatore”. Erano alcuni anni che delle “Formiche” non si sapeva più nulla, e io avevo in testa di riprenderlo aggiornandolo, sulla base di un ragionamento: se ieri le formiche si incazzavano, ora questa arrabbiatura la possono condividere».

Come è andata?
«Era un po’ che mi conservavo, tra le tante cose, anche le battute e i tweet piu carini, oppure quelle immagini whatsapp che diventano virali. Mi sono detto più di una volta: “queste sarebbero state bene in un libro delle Formiche”. complice il set pubblicitario dove c’era Claudio Bisio (colonna di Zelig, produzione di Gino e Michele, ndr) come testimonial, gli ho parlato di questa idea e così lui mi ha messo in contatto con loro. All’inizio, onestamente, erano un po’ titubanti, ma poi sono riuscito a convincerli. E più di me li ha convinti la Baldini e Castoldi, della bontà del progetto. Così, in un estate lo abbiamo completato».

Ma non è finita qui…
«La casa editrice, in questo caso, non voleva stampare un libro tascabile, ma qualcosa di più prezioso: non poteva perciò limitarsi a essere solo una raccolta di battute. Cosi abbiamo realizzato una seconda parte, un vero e proprio saggio sui format dei meme».

Il risultato di questa seconda parte è la storia dei dieci meme più famosi della rete, giusto?
«Si, e su questa sezione mi hanno lasciato molto fare, anche se hanno partecipato parecchio. Andavo da loro e dicevo “Ma voi conoscete il meme di Batman che schiaffeggia Robin?” loro mi rispondevano, di solito con un no, io glielo facevo vedere e raccontavo la loro storia»

Qual è la storia del meme di Batman che schiaffeggia Robin?
«E’ una vignetta presa da un fumetto anni 60 americano, uno spin off ambientato in un universo parallelo in cui Batman e Superman litigano. Quella è la scena in cui Robin chiede a Batman di smetterla con l’ossessione di Superman, e lui lo schiaffeggia. Come scena, fa già abbastanza ridere così, ma trent’anni dopo è diventata virale: quando hanno incominciato a sostituire i dialoghi originali con una serie di botta e risposta adattati al momento. Tra i meme però non c’è solo questo. Uno dei miei preferiti è una gif animata con John Travolta. La si trova digitando “John Travolta Confused” su google. E’ una brevissima scena di Pulp Fiction, quando lui entra in casa del boss e si guarda intorno circospetto e un po’ confuso. Un primo anonimo la fece girare così com’era, scrivendo “Quando sono il primo ad arrivare ad una festa”, ma non ebbe molto successo. Il boom l’ha avuto quando qualcuno ha deciso di togliere lo sfondo e sostituirlo con quello di un negozio di giocattoli, dicendo “Quando vengo mandato a prendere una bambola in regalo”. Fece milioni di visualizzazioni, e convinse l’autore a crearne una versione con uno sfondo verde, che permetteva a tutti di adattare il proprio scenario. Da allora è arrivato di tutto: tra le mie preferite c’è Travolta confuso in mezzo al Molise».

Come è andata, alla fine, questa collaborazione?
«Benissimo. Le “Formiche” hanno inventato un genere letterario che prima non c’era, e io ero un vero fan del libro: per me passare le serate con loro a selezionare battute in assoluta democrazia, è stato bellissimo. Anche se a loro parlare di “Formiche 2.0” fa assolutamente schifo».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2018
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