Michele Mozzati e “i comici geniali della Rete”

Quattro chiacchiere con uno dei due autori Gino & Michele: sul loro nuovo libro, sulla rete, la Tv e anche su una casa nel varesotto. Lunedi 15 sono ospiti al MaGa per Duemilalibri

Generico 2018

Le nuove “Formiche” sono pronte per essere lette: 540 battute «per essere un po’ meno cupi e incazzosi, ma solari e incazzati» come dicono gli stessi autori, Gino & Michele, che saranno questa sera alle 21 al MaGa di Gallarate nell’ambito di Duemilalibri, intervistati dal direttore di Varesenews Marco Giovannelli.

Anche le formiche nel loro piccolo postano” è la nuova versione di un libro che ha creato un nuovo genere letterario, l’antologia delle battute. E ora, grazie anche all’iniziativa del pubblicitario Francesco Bozza (che ci ha raccontato la genesi del libro qui) sono rinate guardando all’ironia del web. ma cosa ne pensano i “papà” del primo libro, che hanno firmato anche questa edizione? Abbiamo provato a chiederlo alla parte più varesina del duo di artisti e autori, Michele Mozzati.

Anche le formiche nel loro piccolo postano
I tre autori: saranno tutti presenti all’incontro di Duemilalibri

Lo so che non vi piace per nulla questa definizione, ma non possiamo fare a meno di pensare a delle “Formiche 2.0” per questa nuova edizione del vostro libro…

«Lo so. A me non piacciono per nulla termini alla moda come “2.0” o “storytelling”, mi danno sui nervi. Ma mi rendo conto che è una definizione che ha un senso…»

Quando avete deciso di riprendere il progetto delle “Formiche” e nei termini in cui è stato fatto?

«Noi non avevamo nessuna intenzione di riprenderlo! Non ora, almeno: ognuno di noi era concentrato su altre cose, dalla letteratura alla nuova Zelig tv. Ma l’entusiasmo del Bozza era tanto forte che ci ha incuriosito, e avendo anche amici in comune ci ha fatto dire, invece del solito“ci sentiamo un’altra volta” un “vabbè mandaci qualcosa”. Ci ha mandato le battute al volo, e facevano ridere… Per i professionisti del comico i contenuti si dividono in due: quelli che fanno ridere e quelli che non fanno ridere. E quelle battute, semplicemente, facevano ridere. Cosi abbiamo detto “ok, ci stiamo. Ma il grosso della fatica fisica la fai tu, però…”»

Arrivano le Formiche 2.0

E lui?

«Lui l’ha fatto, poveretto, e con grande entusiasmo.  Tra l’altro ci ha convinto a fare anche una altra cosa molto interessante: una seconda parte che riguarda i meme e che ha dato un taglio “scientifico” al lavoro, pur continuando a far ridere. Credo che tutto sommato abbiamo realizzato una bella fotografia della situazione all’interno della rete»

Vi abbiamo lasciato a Glocalnews 2013 che non avevate un gran rapporto con la Rete, come va ora?

«Quello con la rete e i social resta per noi un rapporto di amore-odio, anche se io la utilizzo un po’ più di Gino, soprattutto Facebook che ha il grosso vantaggio di farti scegliere gli amici. Il rapporto di amore-odio però è dettato dalla violenza che sta dilagando. Dove c’è ironia e autoironia, non c’è mai violenza: c’è critica, una filosofia di vita. Ma dove c’è accusa, critica a prescindere, falsità, notizie inverosimili spacciate per vere, mi da molto fastidio. Io penso che il paese sia in scacco a causa di questo genere di controinformazione scorretta, che ha favorito movimenti di opinione basati su fatti non veri. Una cosa che non fa bene al paese: da questo punto di vista sono scettico e perplesso, mentre invece varrebbe la pena dare spazio al comico in questi luoghi. perché è la parte piu serena dei rapporti, anche virtuali».

Dal duplex a Facebook: Gioele Dix e Gino & Michele chiudono Glocalnews

Tornando al materiale che Bozza vi ha mandato: cosa vi ha colpito?

«Non ci ha colpito qualcosa di specifico: ci ha colpito il fatto che esiste una fantasia popolare di non professionisti straordinaria, e la rete la favorisce. Le “formiche” del passato erano frutto del pensiero di professionisti, mentre in questa edizione c’è gente che naviga e mette in rete battute. Sono dilettanti, ma spesso sono dilettanti di grande genio, che spesso si perdono. Nel libro abbiamo sempre cercato di citare la fonte: ma i passaggi delle battute a volte erano talmente tanti, che alla fine siamo stati costretti a lasciarle anonime. Ma per quelle che son rimaste anonime, ci siamo dispiaciuti: immagino che possa bello leggersi  come autori su un libro, per una battuta buttata nel mare della rete».

Ringraziando l’insistenza di Bozza, che ci consente di tornare a una nuova “puntata de “Le Formiche…” Quali erano i motivi per cui non potevate lavorare all’inizio? Cosa state facendo in questo momento, tu e Gino?

«Stiamo facendo davvero tante cose: siamo, per esempio, tra gli organizzatori di Fuoricinema, manifestazione che si è appena conclusa a Citylife Milano, che parla di cinema dalla parte del pubblico, una sorta di Costanzo Show sul cinema: una tre giorni davvero divertente e con un grande programma, che diventa sempre più bella. Poi abbiamo partecipato a una serie di iniziative col comune, con cui abbiamo grande feeling. Ad esempio abbiamo partecipato alla giornata per casa Iannacci, l’ex dormitorio pubblico: ci piace far vedere che non tutta l’Italia è uguale. Poi c’è l’uscita della Smemoranda 12 mesi che ci vedrà impegnati nelle presentazioni, dopo le presentazioni di Smemoranda 16 mesi. Per non parlare di Zelig TV, che è sul canale 243 del digitale terrestre: è partita un anno fa ed è già fortissima. Molte cose sono state prodotte da noi nel cabaret Zelig di viale Monza, che ormai è diventato uno studio televisivo col pubblico. Ma la novità che ci entusiasma e spaventa un po’, della televisione, è che ha avuto successo, malgrado la sua posizione piuttosto lontana nel telecomando, e presto finiremo in un canale piu frequentato: un canale nella fascia del sessanta che annunceremo da qui a pochi giorni. Fare una televisione costa tantissimo e farla su un canale della decina del sessanta è ancora piu costoso: richiede impegno e contenuti e qualità alta. Ma tutto questo riusciremo a portarlo a compimento, grazie e insieme a Giancarlo Bozzo, che è il terzo autore di Zelig da sempre. Nel frattempo la società di Zelig, la Bananas, è stata inglobata nella società di Smemoranda, creando un grande gruppo che comprende anche NaVa, MHWay, e la catena di negozi C’Art: stiamo facendo una operazione molto complicata, molto articolata di cui non capisco un accidente. Io continuo a dire “non tiratemi dentro, volevo fare l’intellettuale, non l’industriale…” lo dico un po’ ridendo un po’ no: davvero non credevo che le cose avrebbero preso questa piega. Meno male che c’è chi ci pensa, alla parte amministrativa e organizzativa. E poi ci sono le nostre attività letterarie portate avanti singolarmente: Gino sta diventando un apprezzato scrittore di gialli, io sono al secondo libro di racconti».

Hai una casa nel varesotto, anzi nella zona del lago Maggiore. In tutta questa attività, hai tempo di andarci?

«In questo periodo non tantissimo, in verità. Tanto che ho mezza idea di lasciarla andare. E’ un pensiero che mi crea contraddizione fortissima: la amo immensamente, ma ogni volta mi domando “cosa la tengo a fare?” E’ costosissima da mantenere se non la si usa, e se trovo acquirente che la ami come l’ho amata io gliela lascio. Questo per me non significa abbandonare il varesotto, perché da sempre amo il senso del lago: da piccolo con quello di Como, poi ho imparato ad amare il lago Maggiore. Ora lì ho tanti amici e in fondo, lo sapete meglio di me, quello è un posto di comici. Cercherò di resistere il piu possibile. ma non lo so. Se qualcuno è innamorato di quel posto, si faccia avanti…»

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2018
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