“Contro Giulia Maria Crespi e la vendita del Burri solo giustizialismo d’accatto”

La vicenda che vede al centro la vendita del quadro “Grande legno e rosso” di Alberto Burri sta scuotendo e facendo discutere in queste ore il mondo dell’arte

La giunta Galimberti

La vicenda che vede al centro la vendita del quadro “Grande legno e rosso” di Alberto Burri sta scuotendo e facendo discutere in queste ore il mondo dell’arte (leggi qui). Il caso è stato sollevato da un articolo di Tomaso Montanari su il Fatto Quotidiano che attacca Giulia Maria Crespi e ha scatenato la reazione di Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi. Sulla questione interviene anche l’assessore alla Cultura del Comune di Varese Roberto Cecchi con una sua riflessione:

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Egregio direttore,
La vendita del quadro di Burri è avvenuta con tutti i crismi della legalità. Oltretutto l’opera non è nè vincolata nè vincolabile (almeno stando alla data di cui si parla). Per cui, si può operare nella più piena libertà.

Dunque, in un paese civile, la questione non dovrebbe neanche essere posta se non dandone, al massimo, informazione come evento. E invece l’articolo de il Fatto Quotidiano fa passare quasi da delinquente una delle persone che più si sono impegnate per la tutela del patrimonio culturale italiano, investendo parecchio del suo. Che poi, mi par di capire, è la ragione della vendita dell’opera.

Questa sorta di caccia alle streghe, questo giustizialismo d’accatto, questo rigorismo finto, per cui si fa strame della dignità delle persone pur di perseguire un fine politico (continua a sfuggirmi il significato della parola rivolta ad episodi del genere. Dovrebbero essere derubricati a sciacallaggio e non a politica) è un tratto di un certo mondo che conosco da tempo, abilmente camuffato da difesa dell’interesse pubblico. Cui purtroppo Giulia Maria ha dato una bella mano. E guarda caso, proprio a chi in questo momento la sta prendendo di mira e che non sarebbe neanche mai nato se non ci fossero stati proprio i suoi buoni uffici.

In operazioni di questa natura non c’è proprio niente di sinistra. C’è solo provocazione di quello stampo che oggi sta riprendendo vita.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 11 Ottobre 2018
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