Alla Whirlpool l’ascensore sociale funziona ancora

Marco Frasson fino a un anno fa faceva l'operaio nello stabilimento microonde. Ha conseguito una laurea mentre lavorava in catena di montaggio e oggi è tra gli addetti alla sicurezza e all'ambiente

Nell’ultimo rapporto Istat si analizzava l’importanza in Italia delle reti sociali, in particolare quelle familiari. In Italia il cosiddetto “ascensore sociale” è di fatto bloccato da tempo o, meglio, funziona solo se si vuole scendere di posizione. Chi appartiene ai ceti sociali più bassi e in mancanza di una dote economica di famiglia, intesa come l’insieme dei beni economici e dei titoli di studio, avrà maggiori difficoltà ad affermarsi sia nello studio che nel lavoro. Il dato dell’Istat lasciava spazio a pochi dubbi sull’inversione di tendenza: poco più del 18% di coloro che partono dal basso si laurea e solo il 14,8 % ha un lavoro qualificato. La famiglia e il suo entourage risultano dunque decisivi per trovare un lavoro nel 47,3% dei casi.

IL POSTO DI LAVORO COME TRAMPOLINO DI LANCIO
Anche il datore di lavoro può essere una valida occasione per riattivare l’ascensore sociale, soprattutto se si tratta di grandi aziende e multinazionali. La storia di Marco Frasson, addetto alla sicurezza e ambiente alla Whirlpool di Cassinetta di Biandronno, è esemplare. Fino a un anno fa era uno dei duemila operai della multinazionale americana che lavorano negli stabilimenti dove si producono forni a microonde e frigoriferi.

PMY 2018 Whirlpool
nella foto Marco Frasson con i suoi colleghi

«Ho frequentato l’università dell’Insubria di Varese mentre lavoravo qui in Whirlpool – racconta Frasson – Sono sempre stato determinato a raggiungere la meta della laurea per dare una svolta alla mia vita, perché il lavoro di un operaio è piuttosto ripetitivo, soprattutto se sei su una linea di prodotto. Insomma, io cercavo qualcosa di più che un semplice posto fisso».

Da un anno a questa parte, Marco è passato tra gli impiegati della Whirlpool, con grande soddisfazione sua e degli ex colleghi di lavoro. «Oggi faccio attività interessanti e coerenti con la mia laurea – spiega il lavoratore – Occuparsi di sicurezza e ambiente significa affrontare diverse problematiche. Credo che non tornerei indietro a fare l’operaio, anche se agli occhi di un osservatore esterno potrebbe essere rassicurante fare la stessa cosa tutti i giorni. Appunto, potrebbe, ma così non è. A lungo andare stanca e annoia. Forse con industria 4.0 cambierà anche questo aspetto, la ripetitività della mansione la si lascerà alle macchine, mentre agli uomini spetterà la creatività. Almeno, lo spero».

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Pubblicato il 19 novembre 2018
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