“Sono laureata ma in ospedale c’è posto solo come volontaria”
Una giovane, da tre anni laureata in uno dei corsi universitari della sanità a numero chiuso, riceve solo proposte di impiego volontario e gratuito
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una giovane laureata in una delle discipline sanitarie per cui è previsto il numero chiuso e il test d’ingresso all’università. A tre anni di distanza dalla laurea, però, le sue prospettive di lavoro sono scarse e deludenti. La lettera è firmata ma preferiamo mantenere l’anonimato dato che rappresenta un gruppo di aspiranti lavoratori alle prese con le contraddizioni del sistema sanitario.
Durante la campagna elettorale per le elezioni del 4 marzo, il governatore della regione e tutti i partiti che lo sostengono promisero che avrebbero trovato e istituito fondi per le assunzioni di personale nei vari ospedali. A sei mesi dall’elezione questi fondi non ci sono: gli ospedali sono in carenza di personale e le liste di attesa si allungano.
Come mai? Si sono dimenticati dei cittadini? O forse non vogliono più che la Lombardia sia la regione con la sanità come fiore all’occhiello?
E a rimetterci sono solo i cittadini: sia pazienti che necessitano di cure e prestazioni sia professionisti, spesso giovani, che sono alla ricerca del lavoro per cui hanno studiato dedicando tempo e risorse economiche.
Vediamo un po’ quali sono le offerte che hanno i giovani vogliosi di lavorare e desiderosi di mettersi in gioco.
Spesso le uniche offerte che vengono loro date per non perdere la mano e l’occhio tecnico sono la FREQUENZA VOLONTARIA per cui, sulla carta, solo una frequenza OSSERVATIVA che non permette di avere punteggi nei concorsi, ma per cui bisogna tassativamente pagare un’assicurazione privata (RCT e infortunio) di circa 400euro e di tirocini non retribuiti o con un esiguo rimborso spese.
Io mi sono laureata come tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare nell’ottobre 2015 e, dopo aver fatto una frequenza volontaria di un anno presso un ospedale di periferia dando una mano nella diagnostica e nei controlli, non ricevendo nessuna offerta di assunzione mi sono messa alla ricerca di altro. Avendo trovato lavori non consoni alla mia formazione, non ho potuto continuare a mantenere la mia manualità tecnica e specialistica.
Accade ora che mi venga riproposta, con la stessa modalità e nello stesso ospedale, una frequenza volontaria per dare una mano negli ambulatori di diagnostica e controllo. Ovviamente senza nessun compenso o rimborso spese con la seguente motivazione: l’ospedale non dispone di fondi per assumere o per sostenere attività di “volontariato”.
Con questo tipo di situazione sicuramente i giovani non vengono incentivati nel proseguire gli studi e nel fare volontariato e, se lo fanno, è controvoglia; altrimenti l’alternativa, non sempre semplice e
fattibile, è quella di fare altro o di andare all’estero in cerca di possibilità migliori.
Anche io mi sono chiesta che senso ha avuto studiare, studiare e studiare ancora, per non avere nulla? Ho ottenuto solo dei “semplici pezzi di carta” di cui non so cosa fare? Sono stanca di fare volontariato anche se è una cosa bella dedicare il proprio tempo agli altri, ma in questo momento no! Voglio impiegare la maggior parte del mio tempo per costruirmi un futuro, crearmi una famiglia, dare spazio alle mie aspirazioni, sentirmi realizzata; non posso continuare a vivere con lavori saltuari e rimanendo sempre a casa con mamma e papà.
Sono veramente delusa e demoralizzata.
E’ questo ciò che veramente vogliamo per i giovani della nostra Regione e del nostro Paese?
Lettera firmata
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