“L’integrazione a scuola va fatta a settembre, non a Natale”

Partendo dal "caso" della canzone natalizia, un papà riflette sulla realtà della scuola oggi, in una città dove è straniero un bambino ogni quattro

Generico 2018

Un papà riflette sulla realtà della scuola oggi, in un contesto come quello di Gallarate che ha bisogno di reale integrazione, per questioni di numeri (che vengono citati, non sono teoria). Riceviamo e pubblichiamo

Caro Direttore,
mi permetto di disturbarla in relazione alla vicenda delle canzoni natalizie “censurate” alle scuole medie Ponti di Gallarate, che tanto hanno fatto arrabbiare il nostro sindaco Andrea Cassani. Con il quale ho avuto modo di discutere sul tema sia sulla sua pagina Facebook che tramite Whatsapp.

Il motivo di questa mia sta nella volontà di allargare un attimo i temi del dibattito. Non per questioni di benaltrismo o di buonismo, ma di aderenza alla realtà delle cose. Parlo da genitore di un bambino che frequenta una delle scuole dell’infanzia che fanno riferimento al medesimo istituto comprensivo delle medie Ponti. Una scuola in cui più della metà dei bambini è figlia di genitori di origine straniera. Le maestre mi dicono più del 70%, non ho mai fatto una verifica puntuale. So però che nei racconti di mio figlio i protagonisti si chiamano più spesso Walid che Giovanni.

Volendo guardare ai numeri, al 1 gennaio di quest’anno Istat censiva 5.683 bambini under 10 a Gallarate. Di questi, 1.454 sono cittadini stranieri. Si tratta del 25,6%. Ed è una stima al ribasso, dato che non tiene conto del fatto che ci sono persone di origine straniera, ma ormai cittadine italiane (e quindi, correttamente, non più conteggiate come straniere da Istat). Se ci limitiamo a guardare alla popolazione tra 0 e 2 anni, la percentuale aumenta ancora: su un totale di 1.395 residenti, 419 sono stranieri. Fa il 30%. Sono bambini che quando Cassani avrà terminato il suo primo mandato da sindaco saranno entrati alla scuola dell’infanzia. E probabilmente porteranno qualche dirigente scolastico a censurare qualche canzone natalizia.

Non voglio qui dire che sia giusto o sbagliato celebrare o meno il Natale a scuola. Voglio dire che non possiamo porci il problema dell’integrazione nelle scuole solo nel mese di dicembre. Altrimenti trascuriamo quello che succede durante il resto dell’anno. E quello che sta succedendo a Gallarate è che si stanno creando scuole di serie A e scuole di serie B. Scuole, anche pubbliche, nelle quali le classi sono formati da bambini figli di italiani nati in Italia. E scuole ghetto, dove la maggior parte degli alunni (giocoforza con percentuali maggiori rispetto alla loro incidenza effettiva sul totale della popolazione) è figlia di stranieri.

Non è questione di ricchi e poveri. È questione di qualità dell’apprendimento: si guardino i risultati delle prove Invalsi e si vedrà che le scuole che hanno i risultati più bassi sono anche quelle in cui è più alta la presenza di bambini figli di stranieri. Che non vanno male a scuola perché sono stranieri, sia chiaro, ma perché devono superare barriere culturali e linguistiche che non esistono per i bambini figli di genitori nati in Italia. Al netto delle canzoni natalizie, questa ghettizzazione non mi sembra il modo più efficace per costruire la Gallarate di domani. Non ho, purtroppo, soluzioni. Sono solo il papà di un bambino che il prossimo anno entrerà alla scuola primaria. Né pretendo che le abbia il sindaco Cassani. Sono tematiche delle quali dovrebbe occuparsi un altro gallaratese, che pro tempore ricopre il ruolo di ministro della Pubblica istruzione. Spero solo che questa mia possa suscitare un po’ di discussione pubblica su come viene affrontata la presenza degli stranieri in aula anche da gennaio a novembre.

Riccardo Saporiti

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 dicembre 2018
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