Rissa alla “notte bianca”, imputati alla sbarra

Due patteggiano e le posizioni degli altri, tra cui un appartenente alla tifoseria dei Blood Honour al vaglio del giudice. La fuga a piedi in Svizzera per non farsi prendere

Avarie

Spintoni e zuffe per strada tra ventenni, in un momento che per il resto del mondo è divertimento e spensieratezza, ma che per molti invece è l’occasione buona per alzare le mani, spingere e fare casino.

Solo che a vedere tutto ciò che stava accadendo nel corso della “Notte Bianca” di Lavena Ponte Tresa fra il 4 e il 5 luglio del 2015 c’era una pattuglia composta da tre carabinieri, tra cui anche il comandante di stazione, subito intervenuti per sedare gli animi (immagine di repertorio).

E, puntualmente, apostrofati con parole irripetibili a villipendio della divisa, addirittura minacce e poi la resistenza ai pubblici ufficiali da parte di alcuni una volta che i militari imposero ai giovanotti di fermarsi e seguirli.

Alcuni di questi ragazzi che parteciparono ai reati contestati – una decina in tutto – scapparono a piedi in Svizzera: il confine di Stato è a pochi metri da dove si svolsero i fatti ma solo grazie alla collaborazione coi colleghi della polizia cantonale ticinese i nostri militari riuscirono a risalire alle generalità.

1992, 1993 sono le date di nascita delle persone finite oggi in aula per ricostruire l’accaduto. Due dei ragazzi hanno richiesto riti alternativi, gli altri saranno giudicati il prossimo 21 marzo.

Ma nell’udienza odierna è stato sentito come teste anche un carabiniere che faceva parte di quella pattuglia appiedata in servizio serale, che fra i litiganti vide anche un “forestiero” poi riconosciuto dalle indagini come un appartenente alla tifoseria varesina dei Blood Honour: è accusato di essersi azzuffato con un ragazzo del posto – residente ai tempi dei fatti in un comune poco distante – e di aver reagito pesantemente alla vista dei militari.

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Pubblicato il 31 gennaio 2019
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