“Abbiamo trovato un amico nella Monteviasco isolata”

Pubblichiamo la lettera di un lettore che è stato in visita nella piccola frazione e ha raccolto la testimonianza di uno dei suoi sette abitanti. Sono parole che riflettono la dura realtà in questi mesi di isolamento

monteviasco

Pubblichiamo la lettera di un lettore che è stato in visita a Monteviasco e ha raccolto la testimonianza di uno dei suoi sette abitanti. Sono parole significative che riflettono la dura realtà della frazione in questi mesi di isolamento.

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Gentile redazione,
oggi vi racconto una storia, per certi versi ai confini della realtà. É la storia di una delle persone che vivono a Monteviasco e che ci ha raccontato lui stesso. É accaduto qualche giorno fa.

Non avendo nessun riscontro sullo stato di fatto degli avvenimenti, mi limiterò a raccontarvi ciò che io e la mia fidanzata abbiamo portato a casa dopo una chiacchierata con il nostro nuovo amico.

La persona con la quale abbiamo parlato è uno dei 7 abitanti ormai rimasti a Monteviasco, un piccolo borgo di poche case in pietra risalente agli inizi del 1500, posto a 950 metri di altezza e raggiungibile solo a piedi tramite i suoi 1200 scalini della mulattiera con 500 metri di dislivello ,o per mezzo della funivia, ferma però da metà novembre 2018 per un incidente mortale. Ed é proprio il non funzionamento di quest’ultima la causa scatenante che ci fa conoscere il nostro nuovo amico.

È ormai quasi buio quando ripassiamo fra i vicoli del borgo, dopo un’escursione alla montagna più alta che divide Italia e Svizzera . Stiamo facendo una foto, quando una voce dal nulla ci saluta e ci invita a bere qualcosa . Decliniamo l’invito , ma lui rincalza e alla fine cediamo e accettiamo di seguirlo dentro casa sua. E così mentre ci racconta la storia del suo nome stappa una bottiglia di prosecco solo per noi.

Ci racconta di essere nato e cresciuto li, di aver fatto diversi corsi e lavori tra le Dolomiti e gli alpeggi svizzeri, come casaro e manutentore di impianti di risalita. Ci racconta di essere il proprietario di una dozzina di capre libere che abbiamo incontrato pochi minuti prima sul sentiero, e di aver avuto anche 5 mucche ed un vitello, col cui latte produceva il formaggio che vendeva.

Purtroppo, però queste ultime è stato costretto a venderle, non potendo dar loro il necessario per il sostentamento, ostacolato per il trasporto dal non funzionamento della funivia. Mentre ci racconta del suo trisavolo di origine austro-ungarica , pulisce un coltello e tira fuori un salame artigianale enorme, un pezzo di pancetta, un pezzo di formaggio fatto da lui e una pagnotta di segale. Rimaniamo un po’ basiti e lusingati da tanta ospitalità, ma ci mettiamo poco a capire che quel gesto di estrema gentilezza per noi, vale per lui molto di più. Dopo giorni di solitudine siamo le prime persone umane con le quali sta parlando e socializzando.

Quella condizione forzata di isolamento per via della funivia ferma, sta diventando per lui insostenibile. Con gli altri abitanti non c’è quasi rapporto, non può andare a fare la spesa, e gli amici li vede più raramente. Ci sembra una persona genuina, come non se ne vedono più spesso. Non é un tipo da social network, e non gli piace l’elettronica e la tecnologia. Ha un cellulare di vecchia generazione, o chiami o mandi sms. E se vuoi che ti risponda devi chiamare quando non taglia la legna o é impegnato con le capre.

Come ci dice lui é davvero incredibile che nel 2019 si mandi una sonda su Marte e si lascino isolate delle persone solo per motivi burocratici o per disinteresse . Ci scambiamo i numeri di telefono, con la promessa di ritornare a trovarlo ricambiando la sua gentilezza. Ci salutiamo, non prima di averci lasciato una sua torcia per far luce sul cammino di ritorno.

Questa breve storia spero possa far riflettere chi legge , sul senso di socializzazione, sugli alpeggi che muoiono per disinteresse e su come fa strano oggi essere ” normali e gentili”.

Davo Davucci

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2019
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  1. Scritto da muse

    Grazie per questa tua testimonianza.
    Perchè la funivia non viene riparata ? Il paese senza funivia sta morendo e i pochi abitanti rimasti saranno costretti a lasciare il paese.
    Un vero peccato perchè un posto davvero affascinante.
    Immagino che la gestione della funivia sia impegnativa , però l’unione dei comuni vicini a Monteviasco potrebbe far ripartire il tutto, almeno me lo auguro e lo auguro agli abitanti di questi bellissimi luoghi

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