Rosina, Augusto e Giordano: chi sono gli ultimi residenti di Monteviasco

A Monteviasco sono rimasti 7 residenti che, dopo il sequestro della funivia, possono raggiungere le loro case solo a piedi. Ecco le loro storie

«Non ci penso neanche ad andare giù». È risoluta Rosina nel rispondere alla domanda se ha mai pensato di lasciare Monteviasco. Lei, 87 anni, è la più anziana residente del borgo che dopo il tragico incidente alla funivia è raggiungibile solo a piedi. «Qui sono nata e cresciuta -dice- avrei paura a vivere in un altro posto; questa è casa mia e qui mi sento sicura».

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Rosina è una dei 7 residenti che vivono 365 giorni all’anno a Monteviasco e che da quando la funivia è sotto sequestro vengono raggiunti dai Carabinieri a piedi per portar loro i rifornimenti necessari. «Non mi ha chiamato ieri Rosina» le dice il Maresciallo Giampaolo Paolocci. «Non mi serve nulla, davvero -insite lei-. Se mi portate altre cose devo uscire di casa io». Vivere lassù ha abituato ad avere grandi scorte nelle credenze. «Mi ricordo quando da piccola salivamo qui in paese con le gerle piene di cose -racconta- quello sì che era faticoso».

Poi da quando nel 1989 è stata aperta la funivia tutto è cambiato. Lo sa bene Walter che fino a giugno ha gestito il Circolo Cooperativo, uno dei tre ristoranti attivi lassù. «Ora sono andato in pensione e ho passato la gestione ad altri -dice- ma da qui non voglio andare via». Certo è che la funivia aveva abituato bene gli abitanti del borgo. «Erano 10 anni che non scendevo a piedi», dice.

Ma l’isolamento non spaventa. «In cantina ho ancora 80 sacchi di pallet e un bel po’ di vino, quindi sono a posto» scherza Augusto. Lui è uno di quelli che a Monteviasco ci è tornato. «Sono nato qui e qui ho fatto le elementari -racconta- poi sono sceso per questioni di scuola e di lavoro» ma quando è andato in pensione dopo anni alla BTicino è tornato ad abitare quella che era la casa dei nonni. «Ormai sto più qui che giù, specialmente d’estate quando ho il mio orto da curare» dice Augusto, la cui preoccupazione al momento è per il suo cane: «Trixi ha ormai 15 anni, scendere a piedi con la neve sarebbe un bel problema».

Chi invece sta pensando di trasferirsi a valle è Giordano. Lui è l’ultimo allevatore rimasto a Monteviasco con le sue 30 pecore e 4 mucche. Qui ha messo su famiglia e quando le sue figlie andavano a scuola il manovratore della funivia ritardava la partenza della corsa per farle dormire qualche minuto in più. Poi è arrivato il tempo dell’università e del lavoro «e quindi loro e mia moglie si sono trasferite a valle», una scelta che ora sta valutando anche lui.

Ma tra scelte di vita o volontà di riposo il paese continua a vivere. «Qui nei weekend si riempie di gente -dice Rosina- ed è molto bello, a me non danno fastidio. Tante persone hanno sistemato le vecchie case di famiglia e vengono su per riposarsi». E infatti per le vie del borgo case abbandonate non se ne vedono. E poi ci sono i turisti, tanti turisti. «Abbiamo tre ristoranti qui, di gente ne passa».

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Pubblicato il 22 novembre 2018
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