Via dopo l’incidente: assolta

La donna era accusata di omissione di soccorso, ma la “scatola nera“ montata per fini assicurativi l’ha scagionata

Avarie

«Manca l’elemento soggettivo». Tradotto: il fatto non sussiste. L’avvocato Marco Lacchin non appena il giudice Alessandra Mannino ha terminato di leggere questa mattina, giovedì, la sentenza pronunciata in nome del popolo italiano, spiega il motivo per cui la sua assistita è stata assolta.

I fatti si riferiscono a un incidente stradale avvenuto tre anni fa sullo stradone di Cocquio Trevisago, cioè quel tratto di statale 394 che taglia in due il paese.

Una donna di 33 anni era accusata di non essersi fermata dopo la caduta dalla vespa di un giovane che riuscì a rialzarsi e a battere con la mano contro al finestrino per attirare l’attenzione.

«Non mi sono accorta di nulla e quando ho assistito alla scena di quell’estraneo che ha battuto sulla mia auto mi sono spaventata e sono scappata», fu la giustificazione della donna nel corso della passata udienza, nella quale venne sentito anche il ragazzo.

L’avvocato Lacchin ha saputo dimostrare l’estraneità dai fatti della sua assistita presentando una serie di elementi che l’hanno scagionata, in particolare la “scatola nera“ che per fini assicurativo era stata montata sull’auto e da cui non risulta alcun contatto.

L’ipotesi di assoluzione, invocata anche dal pubblico ministero Davide Toscani, contemplava quindi che sì, la caduta del ragazzo avvenne, ma probabilmente a seguito di una brusco arresto del mezzio e che se il contatto con l’auto avvenne, questo fu da imputarsi ad un momento successivo alla frenata.
Nessuna omissione di soccorso quindi.

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Pubblicato il 18 aprile 2019
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