In tanti per Carmen Consoli al Tittoni, “Sognare è rock”

La cantante ha aperto il tour estivo con un concerto dal sapore rock e i brani meno recenti. Più di duemila gli spettatori ad accoglierla

Tempo libero generica

Ha scelto di mostrare l’anima più rock per la prima data del tour che la vedrà impegnata per tutta l’estate. Vestito blu e tacchi, Carmen Consoli è tornata sul palcoscenico imbracciando la sua chitarra elettrica rosa, in una spettacolo che ha ipnotizzato il numeroso pubblico del parco di villa Tittoni.

Era dai tempi di “Eco di Sirene” infatti, che i fan aspettavano un suo ritorno sulle scene e ieri sera, ad attenderla nel cuore della Brianza, c’erano più di duemila persone. Grintosa ed elegante, Carmen Consoli sale sul palcoscenico intorno alle 22, dopo l’esibizione di Diodato, quando il grande spazio antistante è colmo di persone.

Imbraccia la chitarra, saluta il pubblico e dà inizio a un’ora e mezza di live che la vedrà proporre una carrellata tra i brani dei suoi album meno recenti. In scaletta infatti, ci sono sopratutto i pezzi tratti da lavori come Stato di necessità, Mediamente Isterica, Confusa e Felice e del primissimo Due parole.

Una scelta molto apprezzata dai fan, tra i quali si scorge sopratutto una generazione di quarantenni che segue la cantantessa dalla voce profonda fin dai tempi di Amore di plastica. Il concerto si apre con L’ultimo bacio e continua, tra le altre, con  Per niente stanca, Contessa miseria, L’abitudine di tornare, Parole di burro, In bianco e nero, Geisha, Bésame Giuda/Bésame mucho, Fino all’ultimo, Sentivo l’odore, Confusa e felice, Blunotte, Venere. Ci sono poi alcuni brani degli album più recenti, Mio Zio, Fiori d’arancio, AAA Cercasi, ma a far da padroni sono sopratutto quelli che rappresentano il suo percorso artistico degli anni ’90.

Canzoni che risultano comunque senza tempo. Carmen Consoli le interpreta con la sua solita verve energica e passionale, in un crescendo di emozioni, che sembrano annullano i vent’anni che la separano da Due parole. 

Eppure di cose ne sono cambiate, racconta: «Noi della vecchia guardia all’inizio non volevamo usare ear monitor e roba del genere sul palcoscenico. Max Gazzè dice che il rock deve puzzare di fritto», scherza e continua, «Oggi il rock è svegliarsi alle sei meno un quarto di mattina per portare un piciriddu a scuola e non fargli fare tardi. Fermarsi a bere un caffè sul mare e sognare. Oggi il rock è sognare». E quindi, lascia spazio agli ultimi due brani Quello che sento, Bonsai#, e Amore di plastica.

Con lei sul palco, Massimo Roccaforte alla chitarra, Luciana Luccini al basso e Antonio Marra alla batteria.

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Pubblicato il 22 giugno 2019
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