Pochi laureati e troppi “Neet”: l’istruzione è sempre un problema

Nel nuovo rapporto OCSE sull'istruzione emerge il problema dello scarso numero di laureati e la preoccupante percentuale di giovani nullafacenti

studenti

L’istruzione italiana non brilla tra i paesi OCSE.
È stato presentato il nuovo rapporto annuale sull’istruzione relativo al 2017.

Il nostro paese presenta tassi di istruzioni terziaria tra i più bassi mentre ha il maggior numero di NEET, giovani nullafacenti che non studiano e non lavorano. Nonostante la situazione, le risorse investite sono nettamente inferiori ed equivalgono al 3,6% del PIL contro la media OCSE del 5%.
La spesa è diminuita del 9% tra il 2010 e il 2016 sia per la scuola sia per l’università, una decrescita che non si spiega guardando al calo degli studenti che è stato dell’8%.

UNIVERSITA’ POCO ATTRATTIVA
Secondo il rapporto, i diplomati italiani non hanno sufficienti stimoli per iscriversi a un percorso universitario mentre, di fatto, ignorano l’alternativa degli ITS a cui è iscritto solo ,’1,7% delle matricole.
Non bastano, quindi, a ingolosire i dati sull’occupazione ( circa l’87% negli ambiti scientifici STEM e tra il 72 e il 78% per le altre discipline artistiche e umanistiche) . Non è sufficiente nemmeno l’idea di avere stipendi elevati: con un’istruzione terziaria guadagnano il 39% in più rispetto agli adulti con un livello d’istruzione secondario superiore, rispetto al 57% in più, in media, nei diversi Paesi dell’OCSE.
In Italia, oggi solo il 19% dei 25-64enni ha un’istruzione terziaria contro la media OCSE del 37%. La frazione sale se guardiamo la fascia ai 25-34enni dove è del 28% (34% per le giovani donne).
Nel mondo del lavoro, la quota di adulti con un’istruzione terziaria in ingegneria, industria manifatturiera ed edilizia è comparativamente bassa (15%), sebbene sia leggermente più alta tra i neo-laureati (17%).
Ancora più significativo il numero di laureati con dottorato: in Italia i titolari di un dottorato sono solo lo 0,5% nonostante abbiano un ampio vantaggio occupazionale.

NEET
Numeri elevati, invece, si registrano tra i NEET ( giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano un corso di formazione) : nella fascia 18-24 il tasso è del 24% mentre è dell’11% tra i 15enni e i 19enni. Tra i 20 e i 24 anni raggiunge il 29% tra le donne e il 28% tra gli uomini e si aggrava ulteriormente sino al 37% per la fascia 25/29 anni. Il dato ci accomuna alla Colombia come unici due paesi dove le percentuali di inattivi e quelle di disoccupati sono entrambe superiori al 10%. Ci accosta, invece, alla Grecia in fondo alla classifica per la durata dell’inattività, superiore all’anno.

INSEGNANTI
Il rapporto si occupa anche della professionale di insegnante osservando che la sua attrattività in Italia dovrebbe essere migliorata. 
Il nostro paese ha poi la più elevata età media dei docenti: abbiamo il maggior numero di professori ultra 50enni. È anche un problema di salari, dato che il 68% degli insegnanti ha dichiarato che migliorare i salari degli insegnanti dovrebbe essere un’alta priorità di spesa (TALIS, 2019).

QUALITA’ DELL’INSEGNAMENTO
La qualità dell’insegnamento, invece, non si discute: gli istituti tecnici e professionali sono un percorso efficace per l’ingresso nel mercato del lavoro costituendo, secondo l’Ocse,  una vera alternativa ai programmi secondari superiori di indirizzo generale. In Italia i giovani adulti con un livello d’istruzione secondario superiore o post-secondario non terziario tecnico-professionale hanno, in media, prospettive occupazionali (68% per i 25-34enni) simili rispetto ai laureati (67%), a differenza della maggior parte degli altri Paesi dell’OCSE dove il tasso di occupazione è superiore per i giovani adulti laureati.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 settembre 2019
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