Incendio di Cesate: “Vogliamo tornare ad abitare a casa nostra”

L’appello di una delle famiglie vittime del rogo dello scorso sabato 21 settembre

Incendio di Cesate: “Vogliamo tornare ad abitare a casa nostra”

L’incendio divampato nel pomeriggio di sabato 21 settembre a Cesate in via Vecchia Comasina, al confine con Caronno Pertusella, ha reso per buona parte inagibile il complesso condominiale al civico 50, da cui sono partite le fiamme.

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L’incendio è scoppiato all’interno di una delle palazzine del condominio, anche se la dinamica delle cause non è ancora stata accertata: il fuoco ha danneggiato soprattutto l’ultimo dei cinque appartamenti, quello dotato di una terrazza e di una veranda. Il rogo, propagandosi verso l’alto, ha divorato la parte superiore dell’abitazione rendendola quasi totalmente inagibile. Il sostegno immediato ai cittadini colpiti non è mancato, tra la colletta lanciata dal sindaco Roberto Vumbaca e la catena caritativa organizzata dalla Croce Viola, attraverso una raccolta fondi.

A quasi un mese di distanza dall’accaduto, però, a pagare dazio sono in particolare gli abitanti dell’ultimo dei cinque appartamenti, quello maggiormente colpito, mentre i danni subiti dalle altre quattro abitazioni sono stati meno gravi e non irreversibili. Al suo interno abitavano sei persone: il marito, Alcide Gelindo Grigolo, cittadino cesatese di 82 anni, con la moglie e due figli, di cui uno a sua volta con moglie e figlia.

«Non parliamo male di nessuno, ma vorremmo la possibilità di tornare a casa nostra», chiede il signor Grigolo, a cui l’incendio ha portato via un patrimonio inestimabile di beni e di affetti: «Noi non possiamo far fronte a tutte le spese e nè Comune nè altri ci danno il denaro necessario. Secondo la legge non possiamo essere aiutati perché non siamo né terremotati, né alluvionati, ma intanto ci troviamo a dormire altrove, ospitati da gente caritatevole, amici, persone che ci vogliono bene e ci aiutano offrendoci il loro tetto».

Dei sei membri della famiglia, due sono stati ospitati presso un’abitazione di conoscenti in via Biscia, a Cesate, altri tre sono stati accolti dai vicini, mentre la figlia si è momentaneamente trasferita a casa del fidanzato: «Abitiamo a Cesate dal 1981, mia moglie ha creato la Croce Viola. Abbiamo seminato tanto e raccolto altrettanto per questo paese, e ora siamo costretti a vivere in questa situazione. Non abbiamo una graduatoria comunale per le case popolari, se non fosse stato per la gente che fa opere buone noi saremmo sulla strada». Gli esami svolti sul luogo fino ad ora non hanno dato nessun risvolto concreto e i tempi si allungano sempre più: «Non si possono impiegare 40-45 giorni per delle perizie e dei referti – prosegue Grigolo -, l’assicurazione del condominio ci darà una risposta entro trenta giorni e non ci ha dato alcun alloggio provvisorio, il Comune ci ha detto di cominciare a portare qualche preventivo per la ricostruzione degli impianti di casa nostra, ma difficilmente potremo ricevere aiuti. Ci stiamo muovendo da soli per cercare di sistemare le macerie, siamo stati aiutati solamente da sette donne volontarie. Su casa nostra è stata disposta una diffida e non potremmo neanche entrare, ma non abbiamo altre alternative, se non quella di provare a limitare i danni autonomamente, mentre passiamo le notti da ospiti. Al momento non possiamo avere altre prospettive».

L’appello è rivolto quindi inevitabilmente alle autorità locali: «L’importante è che ci aiutino e ci diano la possibilità e di tornare lì ad abitare. Chiediamo che facciano qualcosa di concreto per aiutarci».

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Pubblicato il 16 ottobre 2019
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