Ecco perchè Orrigoni è ai domiciliari

La ricostruzione che ha portato agli arresti domiciliari. I pm di Milano contestano un metodo corruttivo oltre alla vicenda dei 50 mila euro a Bilardo e Caianiello

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La disposizione degli arresti domiciliari per Paolo Orrigoni arriva a sei mesi dagli arresti del maggio di quest’anno, a seguito della prima tranche dell’inchiesta Mensa dei Poveri.

Il coinvolgimento del patron di Tigros nell’inchiesta riguarda la nota vicenda del supermercato da realizzare nell’area Tonetti in via Cadore a Gallarate. Secondo la Procura, che ha ottenuto l’avallo del Gip Mascarino, Orrigoni avrebbe pagato 50 mila euro di tangente tramite l’affidamento di un incarico mai eseguito e conseguente fattura per operazione inesistente alla Estro Ingegneria di Beniamino Crescenti che avrebbe poi girato tale somma a Nino Caianiello, Alberto Bilardo e Mauro Tolbar. L’obiettivo era quello di ottenere una variante al Pgt sull’area da riqualificare che in parte sarebbe stata destinata alla realizzazione di un nuovo supermercato della catena.

Federico Consulich, legale di Paolo Orrigoni, raggiunto telefonicamente, spiega la posizione del suo assistito: «Il mio assistito è rimasto ovviamente stupito per la misura cautelare che lo ha attinto questa mattina. La situazione è certamente delicata. Ad Orrigoni viene contestato un solo fatto per il quale ha già reso interrogatorio su nostra insistenza. Il fatto di aver inserito l’inchiesta della Procura di Busto Arsizio su Solbiate Olona è una forzatura di metodo e di contenuto, i soggetti coinvolti sono diversi e anche i reati. Cercheremo di spiegare e chiarire anche se dai domiciliari potrebbe essere più complicato. Certamente l’ordinanza odierna non ci fa cambiare i ricordi di ciò che è accaduto e speriamo di poter avere presto un confronto con i magistrati».

Gli elementi in mano agli inquirenti sono diversi. Innanzitutto ci sono le affermazioni del proprietario del terreno Piero Tonetti, il quale in un interrogatorio avrebbe ammesso che quei soldi pagati alla Estro Ingegneria sarebbero serviti proprio a remunerare il gruppo di Nino Caianiello impegnato a far approvare la variante necessaria. Poi ci sono le dichiarazioni di Alberto Bilardo e di Nino Caianiello che nei vari interrogatori, ascoltati sul punto, hanno dato sostanzialmente la stessa versione di Tonetti.

Inoltre ci sono le intercettazioni ambientali di Caianiello, captate tramite il telefono dell’ex-ras di Forza Italia grazie ad un trojan nel suo telefono che ha permesso l’accesso al microfono dello smartphone. Ovunque andasse Caianiello c’era una microspia aperta e pronta a captare conversazioni. Due di queste hanno un particolare valore per i pm Furno, Scuderi e Bonardi e sono state captate all’interno dell’ufficio del patron di Tigros nella sede di Solbiate Arno. Lì hanno ascoltato Caianiello parlare con Orrigoni proprio di quella variante urbanistica. In quelle intercettazioni (datate ottobre 2018) l’imprenditore chiedeva conto al “mullah” dello stato di avanzamento e Caianiello lo aggiorna, insieme all’allora assessore all’Urbanistica Alessandro Petrone.

Per i pm l’arresto si è reso necessario perché convinti del fatto che l’imprenditore sia abituato ad utilizzare il metodo corruttivo per portare avanti le varie pratiche edilizie relative alla realizzazione dei suoi supermercati. E fanno riferimento al fatto che Orrigoni fosse al corrente di essere indagato anche dalla Procura di Busto Arsizio per l’affidamento dell’incarico di progettazione dell’area feste di Solbiate Olona (opera di urbanizzazione legata alla costruzione del supermercato nell’area ex-Sir) all’amante del capo dell’ufficio tecnico del comune di Solbiate Olona.

Lo stesso Orrigoni ne parla proprio con Caianiello in un incontro che si è svolto a marzo del 2019. La conversazione parte dall’invito di Caianiello a parlare con il presidente del Municipio 7 di Milano Marco Bestetti per la realizzazione di un supermercato a Baggio. In quell’occasione Orrigoni spiega che non lo ha chiamato in quei giorni perché aveva il sospetto di avere il telefono sotto controllo per la vicenda di Solbiate Olona: «Non volevo altri casini – dice Orrigoni che poi spiega la vicenda a Caianiello ammettendo il peccato originale – […] nel 2016 il capo dell’ufficio tecnico di Solbiate Olona, Luca Antonini aveva detto al mio geometra che se avevamo lavori da far fare ad esterni ci avrebbe consigliato un bravo architetto […] e a inizio 2018 si scopre che quell’architetto è l’amante di Antonini». Lavoro che verrà effettivamente realizzato dalla donna.

Nel prosieguo dell’intercettazione Orrigoni specifica anche che l’allora sindaco di Solbiate Olona Luigi Melis andò a raccontare tutto in Procura a causa dei litigi che erano intercorsi tra il capo dell’ufficio tecnico e il sindaco. L’emersione di queste vicende e la mancata collaborazione durante l’interrogatorio reso nelle scorse settimane, hanno convinto i pm a chiedere al Gip gli arresti domiciliari, poi concessi.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2019
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