La politica della Regione ha demolito l’ospedale di Circolo

Un tempo era tra i primi in Lombardia. La paziente e intransigente opera di ridimensionamento oggi ci offre una realtà desolante

infermieri

L’ospedale di Circolo era tra i primi di Lombardia.  Non ai primi posti di questa classifica, comunque la sua presenza nei migliori posti della pubblica assistenza ospedaliera era importantissima non solo per il prestigio, ma per i finanziamenti che otteneva. La paziente e intransigente opera di ridimensionamento – ma il termine più corretto è demolizione – oggi ci offre una realtà desolante. Le cause del declino: le strombazzate riforme e la loro conseguente applicazione a firma Formigoni e Maroni, mentre nella fase attuativa ha brillato l’impegno dell’assessore alla sanità, il berlusconiano Gallera, che con i suoi fedeli bravi ha affossato Varese. Dove oggi abbiamo un Circolo in serie difficoltà, un Del Ponte non completato, un ateneo che si è visto sottrarre teste pensanti di valore internazionale. Insomma c’è una capacità assistenziale diminuita a causa della chiusura di oltre trecento posti letto, chiusura necessaria per risparmiare! Potenza della politica: non è stato toccato un ospedalino da 20 posti letto rintracciabile tra monti e valli e tutelato dai fedeli del cavalleggero di Arcore.

Dilagante e dilagata la crisi dell’assistenza alla nostra gente, apprezzata solo per il formidabile aiuto ai governi con le tasse pagate con un lavoro da record per qualità e quantità. A fronte di cittadini modello nemmeno il PD, ovvero il Peggio Democratico, ha trovato idee e coraggio per stare almeno dalla parte degli ultimi e quindi a Milano si è registrato il suo disimpegno totale in un problema che, male impostato e valutato, ha comportato il letale declassamento di una struttura sanitaria, il Circolo, che aveva scalato le classifiche. E a portare in alto la nostra pubblica assistenza ha contribuito la collaborazione attiva, strepitosa anche per generosità, dei cittadini. Per anni e anni infatti cogestione con i privati , ricerca continua di progresso e donazioni importantissime sono state determinanti per la corsa ai vertici lombardi del “Circolo”. Adesso siamo ufficialmente in serie B mentre tutti sembrano impazziti per Salvini e Lega e da parte sua Forza Italia punta a uscire dal sepolcreto dimenticandosi di non avere mai fatto niente, anche lei, per Varese. Stando a indagini e arresti recenti un’attività sbagliata, da Prima Repubblica, ha se non altro confermato che Varese non è mai pervenuta ai piani alti del partito del cavalleggero. Siamo sempre stati parco buoi buono solo per il voto.

La nostra Stefania Radman nei giorni scorsi ha intervistato Roberto Babini che con il fratello Achille 10 anni fa ha donato al Comune la strepitosa isola verde cittadina rappresentata da Villa Mylius. Dieci  anni di abbandono di un gioiello. Achille Cattaneo era il nonno dei due silenziosi fratelli signori della generosità, sempre peraltro perseguita in misura strepitosa dalla loro indimenticabile mamma, la signora Ferdinanda.
Nonno Achille Cattaneo fu un grande imprenditore che all’inizio degli Anni 60 donò l’intero reparto di geriatria all’ospedale perché con il suo centinaio di letti potesse curare gli anziani varesini. Rari gli ospedali in Italia con una geriatria di grande capacità ricettiva e di esemplare efficienza.

I politichini di oggi calpestano non solo i diritti alla salute dei cittadini più fragili, i vecchi, ma anche la memoria di un grande varesino e dei suoi operai che con il loro lavoro contribuirono ai successi aziendali. Il reparto di geriatria, come da programma regionale, verrà infatti demolito dopo 10 anni di abbandono “scientifico”, premeditato, perché nessuno possa impedire l’abbattimento che le aquile della regione vogliono imporre ignorando diritti e sensibilità di una collettività intera a volte costretta a trasferire i propri cari ammalati in ospedali distanti chilometri perché al Circolo non c’è posto. Una vergogna inaccettabile.

Ma siamo davvero impotenti davanti alle imprese di demolitori non solo di edifici e di ospedali, ma anche della democrazia? L’Italia ha una Costituzione chiarissima: la salute è un diritto dei cittadini. Varese non è l’Africa, deve esserci massimo rispetto per i cittadini e le leggi. Il rispetto lo si può riconquistare attraverso democratiche richieste alla magistratura civile, in sede regionale o nazionale. Quando finalmente chi ci amministra pagherà di tasca sua perché é responsabile di scelte inaccettabili i cittadini otterranno più attenzione. E direi civiltà e umanità basilari, irrinunciabili nella gestione di problemi come quello della salute pubblica.
Non è opinione mia, ma di non pochi giuristi.

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Pubblicato il 01 novembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Lucaluca

    E se Varese piange…Busto non ride…

  2. Scritto da Felice

    Peggio fanno e più li votano. L’importante è continuare la campagna mediatica in ogni piazza instillando una paura che non esiste ma che è sempre utile avercela in cabina elettorale.

  3. Scritto da fabio_tortosa

    Cuasso perviene al SSN (gratis) per effetto di legge nel 1971 scorporato dalla Croce Rossa. Diventa un polo pubblico di riabilitazione con ambulatori rinomato a livello Nazionale. Il suo rilancio potrebbe passare dal mantenere la propria vocazione riabilitativa pubblica insieme ad altre attivitä sanitarie/sociali/ambientali, centrando in pieno la riforma. Un buon progetto (magari dell’universitä), messo sul tavolo dei fondi UE, delle grandi fondazioni, in collaborazione con il terzo settore. Un progetto che abbracci un ampio ventaglio di sofferenze e vulnerabilitä che li troverebbero conforto e guarigione è cosi visionario ?

  4. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    Gli italiani,di conseguenza i varesini,hanno ciò che si meritano. La politica la sceglie il popolo,ma il popolo è troppo occupato a litigare al punto tale da non accorgersi che qualcuno gli scava la terra da sotto i piedi; è singolare notare che chi invoca il rispetto della legge(fondamentale in una democrazia) venga tacciato come fascista,mentre chi è tollerante nei confronti di chi delinque sia sempre tra i primi a lamentarsi. C’è un po di confusione nella mente degli italiani…andrebbe resettata.

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