“Judith e Holoferns“, il diritto di crescere donna

La presentazione sabato 25 gennaio a Palazzo Verbania. La storia, ambientata negli anni '40 si svolge a Cerro, piccola frazione di Laveno Mombello

Avarie

Arriva anche a Luino, proposto dall’associazione AISU, il cortometraggio “Judith e Holoferns“, del regista Oscar Turri, vincitore del primo premio ai Los Angeles film Awards come best Indie Short, ovvero Migliore Cortometraggio Indipendente. La scenografia è di Aurora Maria Lopez che interpreta Olivia, mentre troviamo Steve Wong nei panni di Alessandro.

La presentazione è in programma per sabato 25 gennaio alle ore 17, a Palazzo Verbania di Luino.
La storia, ambientata negli anni ’40 con una ricostruzione attenta e suggestiva, si svolge a Cerro, piccola frazione di Laveno Mombello.

Si narra di una ragazza immigrata dalla lontana isola di Sicilia che per vivere vende cannoli siciliani, girando per le vie del paese con la sua bicicletta.
Purtroppo un giorno subirà violenza. Il regista con la sua bravura, riesce a mettere in evidenza gli aspetti essenziali del dramma, in una geniale sintesi che offre parecchi spunti di riflessione alla serata. Lo spettatore è sollecitato a diventarne testimone e viene portato a interrogarsi rispetto alla propria responsabilità sociale.

La seconda parte dell’incontro viene dedicata alla comunicazione della situazione del territorio per quanto riguarda la violenza sulle donne e alla presentazione del lavoro che viene svolto, per poi passare alla riflessione sull’importanza dell’educazione e alla carta dei diritti della bambina, che nell’occasione verrà sottoscritta dall’amministrazione comunale.

L’intento è quello di puntare l’attenzione su ciò che si può e si deve fare per far fronte a un gravissimo problema che ancora oggi non è stato risolto, malgrado lo sviluppo scientifico e alle conoscenze di cui disponiamo.

Sarà l’occasione per l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Luino, Caterina Franzetti di esporre quanto fatto in questi anni.

Il Comune di Luino è anche Ente capofila dei 23 comuni afferenti al Piano di Zona che da tempo combattono, sensibilizzando al problema, non solo attraverso incontri, ma con progetti concreti, come accaduto per il centro antiviolenza, unico autorizzato dalla rete sul territorio, attivo 24 ore su 24 e riconosciuto da Regione Lombardia.

Importante sarà la presenza del funzionario Adelaide Caraci ( RIV ) della Rete Istituzionale Antiviolenza,
che raccoglie non solo i comuni della provincia, ma le forze dell’ordine, gli istituti scolastici, le associazioni dedicate che puntualmente si trovano con la consapevolezza che solo uniti e mettendosi in sinergia si può combattere questo dramma.

Durante l’incontro verranno esposti i dati di accesso agli sportelli da parte delle donne, i finanziamenti ricevuti che hanno certamente consentito, non solo di fare rete, ma di interfacciarsi e aggiornarsi su quanto viene fatto sul territorio. Alla dimensione provinciale esposta da Adelaide Caraci, della Rete Istituzionale Antiviolenza, nel suo “Report sulla violenza provinciale”, segue la relazione di Antonella Luongo del Centro Antiviolenza Donna Sicura per esporre l’esperienza dello sportello di Luino, presente in Città da quattro anni.

A seguito di questi dati che possono essere anche preoccupanti, quello che si può intuire è che soltanto dalla cultura si può iniziare un percorso atto a salvaguardare i diritti delle donne, incominciando da subito. Proprio per questo, un intervento atteso è quello di Paola Biavaschi, Professoressa dell’Università dell’Insubria, docente di Storia del Diritto e dell’Informazione Paola Biavaschi.

La docente, tratterà l’analisi dell’origine della violenza nei confronti della donna. Gli stereotipi di genere, che si insinuano nel meccanismo evolutivo sin dalla più tenera infanzia, e lo sfruttamento del corpo e dell’immagine della fanciulla rappresentano due
gravi piaghe da sanare anche nella società contemporanea, non solamente in terre lontane, ma anche nei Paesi occidentali.

La Carta dei Diritti della Bambina, sostenuta dall’Associazione Internazionale Fidapa BPW, riunisce i diritti fondamentali che dovrebbero essere ovunque garantiti alle giovani donne e costituisce uno straordinario monito per rammentare quanto i soggetti fragili debbano essere tutelati da ogni punto di vista all’interno di società giuridicamente evolute.

Gli interventi sono coordinati da Patrizia Martino, dell’associazione interculturale Aisu e che si occupa della cittadinanza attiva attraverso la diffusione del valore della diversità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2020
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