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Il violentatore dei distributori nega: “Non sono stato io”

Il 35enne è accusato di aver abusato di quattro donne dopo averle sequestrate e portate in luoghi appartati. Lui nega anche gli stupri commessi 10 anni fa e per i quali era già stato condannato

tribunale busto arsizio

Nonostante ci sia il dna ad inchiodarlo alle proprie responsabilità Thomas Andreose ha negato davanti ai giudici di essere l’autore delle quattro violenze sessuali per le quali è imputato e ha negato anche quelle di 10 anni fa per le quali era già stato condannato.

Il 35enne, tutto muscoli, tatuaggi e vestiti firmati, è stato ascoltato questa mattina dal collegio giudicante del Tribunale di Busto Arsizio presieduto dal giudice Rossella Ferrazzi nell’ambito del processo che lo vede accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e rapina nei confronti di quattro donne che hanno avuto la sfortuna di fare benzina al distributore sbagliato.

Tutte le vittime, che nella scorsa udienza hanno testimoniato in aula ripercorrendo l’orrore di quella sera, sono state sorprese da quello che il pm Massimo De Filippo ritiene essere senza dubbio l’autore materiale di quelle violenze, mentre facevano benzina in orario serale. Il modus operandi era sempre lo stesso: aggrediva le vittime mentre facevano rifornimento, le costringeva a salire in macchina dicendo di essere inseguito dalla Polizia, si faceva portare in luoghi isolati e appartati e poi le costringeva a rapporti sessuali orali o “manuali”. Poi si allontanava con l’auto delle sue vittime, dopo averle fatte scendere.

Lo stupratore del distributore a processo, come 10 anni fa

Questa mattina è stata ascoltata anche la madre del ragazzo. La donna ha spiegato che ultimamente aveva capito che il figlio stesse nuovamente facendo uso di stupefacenti ma ha anche confermato che il 35enne non aveva un lavoro e che era lei stessa a dargli soldi (20-30 euro alla volta) quando ne faceva richiesta.

Il giudice ha provato a chiedere come potesse acquistare i capi firmati che anche oggi ha sfoggiato in aula (scarpe Nike nuove, maglietta di Armani) ma la donna ha provato a giustificarlo dichiarando che glieli avrebbe comprati lei. Spese che con il suo stipendio non avrebbe potuto, comunque, sopportare.

L’assenza degli ultimi due testi della difesa ha costretto i giudici a rinviare ad un’altra udienza la requisitoria del pm. Nella prossima udienza del 6 febbraio, dunque, si chiuderà la fase dibattimentale e di potrà passare alle conclusioni delle parti e alla sentenza.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2020
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