Quella montagna che abbiamo nel cuore

I luoghi dove i pensieri si fanno più profondi e ci ricordano che la terra è una sola. Abbiamo chiesto ai lettori di raccontarci la "loro" montagna, ne è uscito un itinerario da Nord a Sud Italia

montagna

Ogni anno, l’11 agosto, un’intera comunità si ritrova ai piedi delle vette che racchiudono la Val D’Ayas per ricordare Don Carlo Gerosa e Fratel Sebastiano Gennero, morti lo stesso giorno del 1978 in un incidente di montagna, dopo aver celebrato una messa. Sono tante famiglie angeresi, ci sono i bambini dell’oratorio di allora, ormai genitori, e i bambini e ragazzi di oggi che proprio in quella valle, sorvegliata dai giganti innevati (anche se anno dopo anno, le rocce stanno abbondantemente prendendo il posto della neve), vivono la prima esperienza di gruppo, in vacanza senza mamma e papà. Per chi è passato da lì, Pian di Verra, rimane qualcosa di unico e non soltanto la destinazione di una bella passeggiata nella natura.

La montagna ha tra gli altri, proprio questo pregio, la capacità di toccare l’uomo nel profondo. Come ricorda Mauro Corona: “Le montagne attirano, catturano, affascinano proprio perché non fanno niente per attirare, catturare, affascinare. Stanno lì e basta. Se qualcuno vi sale, bene, se no è lo stesso. La natura non chiede nulla, non gioca scherzi, né si lamenta. Se ne sta lì impassibile, a condurre la sua vita scandita dalle stagioni”.

Ai piedi dei giganti i pensieri si fanno più profondi. Lo hanno sperimentato passo dopo passo, gli attori coinvolti dal regista Emanuele Caruso, nel progetto di “A riveder le stelle, un docufilm che celebra la Val Grande, bella e selvaggia, in uscita nelle sale a marzo. Obiettivo, ricordare la necessità di invertire la rotta per salvare quel pianeta che proprio tra i giganti silenziosi di questa valle, mostra imponente la sua bellezza e fragilità.

Ed è proprio in montagna che cambiamento climatico si mostra impietoso. Ha fatto notizia qualche tempo fa, tra decine di raffronti, l’immagine dell’imponente ritiro del Grand Etret in Valsavarenche che mostra il ghiacciaio che anno dopo anno cede il posto al nero delle rocce scoperte.

In una recente intervista il meteorologo Luca Mercalli, ha parlato di una nuova migrazione, quella che ci spingerà verso i monti, luogo di salvezza da una vita urbana resa sempre più difficile dalle scelte che impattano sull’ambiente, l’inquinamento e il clima.

In montagna ci si sposterà ma dalla montagna si fugge anche: lo sanno bene le tante comunità e istituzioni che oggi lavorano per creare nuove opportunità, soprattutto per i più giovani, in territori che si stanno lentamente svuotando. In un bel libro che ci porta alla scoperta dei Parchi Nazionali italiani, il presidente di wwf Oasi, Antonio Canu, ricorda l’importanza delle aree protette come “alternativa necessaria, una continuità con il passato e una prospettiva per il futuro” a fronte dello spopolamento dei villaggi e dell’agricoltura di quota sempre più spesso abbandonata.

gipeto

Chi ama la montagna, sa che qualche volta accadono miracoli e vuole condividerlo. È il caso di un bellissimo progetto del Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove i guardiaparco sono riusciti a installare una webcam su un nido di gipeto della Valsavarenche. Un modo per testimoniare in diretta il ritorno di questo animale considerato estinto in quelle aree dai primi del Novecento.

La prima domenica di luglio, in Lombardia, grazie a un recente provvedimento della Regione, sarà la Giornata della Montagna. Ai nostri lettori abbiamo chiesto di raccontare qual è quella che loro amano di più, il risultato è stato un viaggio dal Nord al Sud Italia, dal Devero a Livigno, dalle Dolomiti alla Spagna, tra valli incontaminate e rinomate località turistiche che potete ripercorrere nei commenti a questo post:

di mariacarla.cebrelli@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2020
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