Il sindaco Ballardin: “Se vogliamo rialzarci dobbiamo combattere l’evasione fiscale”

Per il primo cittadino di Brenta è necessario ripartire da questo tema se si vuole risalire sia in Italia che in Europa: "Facciamo nostre le parole del Presidente Mattarella"

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Il Sindaco del comune di Brenta Gianpietro Ballardin fa una riflessione sul punto da cui ripartire per uscire dalla pesante crisi economica causata dal Coronavirus: iniziamo dall’evasione fiscale.

Ci vuole una buona dose di coraggio e una grande lungimiranza politica, ma concordo con chi dice che dobbiamo cominciare a pensare oggi a cosa dovremo fare per uscire dai fenomeni di crisi, superata l’emergenza covid-19.
Tra le tante cose da fare a mio avviso bisogna prendere seriamente atto di un sistema che vede l’Italia quale uno dei paesi con l’evasione fiscale più alta d’Europa.

La lotta all’evasione negli ultimi anni ha puntato sull’introduzione della fatturazione elettronica, una misura a parere degli esperti non risolutiva ma importante, che si dovrebbe aumentare se si vuole ottenere un obiettivo di riduzione del grave fenomeno.

Ad esempio, la società del Ministero che ha realizzato la parte informatica e tecnologica della fatturazione, dice che è riuscita ad oggi a predisporre un sistema funzionante che ha generato, per la parte operativa, diversi miliardi di euro in gettito aggiuntivo.

L’evasione fiscale, non è solo ingiusta, ma restringe il bilancio a disposizione del governo, creando distorsioni nella possibilità di avere risorse per sviluppare i servizi necessari ed efficienti e produce diseguaglianze tra coloro che si trovano in una posizione che gli permette di evadere le imposte, (“i cosiddetti furbi”), e coloro che sono costretti a pagarle.

In un Paese dove l’evasione fiscale vale almeno 110 miliardi di euro, il 6,4% del Pil, non si dovrebbe oggi chiedere un ulteriore contributo di solidarietà.
In Italia l’evasione è così capillare che a ogni cittadino – neonati compresi – costa oltre 1.800 euro l’anno: quasi il doppio del Bonus Renzi da 80 euro al mese e quattro volte il taglio del cuneo fiscale e non c’è nemmeno bisogno di un  “maxi condono fiscale” chiamandolo “pace fiscale”.
Così come uno stralcio della cartelle esattoriali va chiamato con il suo nome, come un elemento a favore di chi le tasse non le ha pagate.

Tuttavia, come dimostrano i numeri dell’Agenzia delle Entrate, contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale è tutt’altro che semplice e quel che peggio, rispetto al prelievo facile su chi le tasse le paga o su chi i contributi li versa, che i risultati non sono garantiti.

Bisognerebbe, se si volesse fare una politica coraggiosa ed equa, partire seriamente dal rivedere la giungla delle agevolazioni fiscali che riducono il prelievo per alcuni contribuenti che valgono diverse decine di miliardi di euro, o l’elusione fiscale con la quale le aziende italiane e i loro azionisti, risparmiano centinaia di milioni di euro spostando la loro sede da un paese all’altro all’interno dell’Unione europea. Anche l’Olanda, che dice no agli eurobond, è un paradiso fiscale che all’Italia costa decine di miliardi di euro l’anno.

Ad esempio, ancora l’intransigente Olanda che si oppone agli Eurobond, non si oppone agli accordi che violano gli standard internazionali inseriti nei codici dell’OCSE e dell’Unione Europea (i cosiddetti TAX RULING), con i quali le multinazionali possono concordare il trattamento fiscale agevolato per un periodo di tempo predeterminato, riducendo drasticamente il proprio carico fiscale globale.

In Italia mancano, secondo gli economisti, almeno 31 miliardi di base imponibile e 10 miliardi di gettito fiscale: soldi che sono entrati, guarda caso, nella casse erariali dei paradisi fiscali europei.
Un’altra strada che aspetta di essere imboccata da anni è quella delle revisione delle agevolazioni fiscali (Tax Expenditure), che ogni governo mette nel mirino salvo poi decidere ogni volta di non toccarle per non infastidire questa o quella lobby o la potente corporazione.

Tra queste voci, quella delle detrazioni, bisogna anche considerare il diritto degli agricoltori a non pagare le accise sui loro combustibili (un costo da 846 milioni di euro l’anno a carico dello Stato) dei quali i consumatori non ricevono beneficio, poi vi sono i 64,5 milioni di euro di esenzione dall’accisa sull’energia elettrica impiegata nelle ferrovie e i 12,7 milioni di sconto sull’accisa carburanti per i taxi.

Ma l’elenco delle regalie, degli sconti o delle detrazioni, come li si vuole chiamare, è lunghissimo, comprende anche i 90 armatori che beneficiano di uno sconto forfettario di 144 mila euro a testa; i 14 fondi immobiliari chiusi che godono di detrazioni per 635.714 euro a testa; oppure i 74.556 euro che risparmiano ogni anno 169 le cooperative e molti altri benefici che sono sconosciuti a coloro che le tasse le pagano.
Una giungla con ben 610 misure diverse e un impatto finanziario pari a 76,5 miliardi di euro (incluse le agevolazioni locali).

Il problema è che i numeri censiscono solo il 32,5% delle spese erariali: per il restante 67,5% non sono disponibili informazioni complete. Tradotto: ci sono 316 agevolazioni prive di indicazioni su oneri, beneficiari e importi pro capite.

Anche le detrazioni sulle spese mediche potrebbero essere incrementate, comprese quelle scolastiche, veterinarie, sportive e tutte quelle che oggi si possono portare in detrazione al 19%. Un’operazione questa che se perseguita con vigore, (come fanno in altri stati), potrebbe portare nella casse del governo “addirittura” 80 milioni di euro, ma c’è chi dice almeno 75 miliardi (addirittura 313 per la Corte dei Conti). Questo se si operasse sulle 466 misure erariali rispetto alle 132 di oggi.

In un recente discorso agli studenti, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha detto:
“ Se scomparisse l’evasione fiscale le possibilità di aumentare pensioni, di aumentare stipendi, di abbassare le tasse per chi le paga, e così via, sarebbero di molto aumentate”, aggiungendo: “ chi evade cerca di sottrarsi a questo dovere, quello di sfruttare le tasse che pagano gli altri per i servizi di cui si avvale”.  Pensiamo in questo momento alle spese della sanità pubblica di cui gode anche e specialmente chi evade. “ È una cosa, dice il Presidente, davvero indecente, perché i servizi comuni, la vita comune è regolata dalle spese pubbliche. Se ci si sottrae al dovere di contribuire si sfrutta quello che gli altri pagano, con le tasse che pagano. E questa è una cosa di particolare gravità”.
Su queste dichiarazioni, le persone oneste che pagano le tasse, concordano.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 12 Aprile 2020
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