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Il “nuovo tempo“ che verrà: molto smart e poco condiviso

Lavoro da casa e tools per semplificare la vita. Un esperto di mobilità racconta il mondo a breve: fondamentale la tecnologia

Avarie

«Quando arriva le tempesta c’è chi costruisce muri c’è invece chi costruisce mulini a vento».

Usa una metafora molto convincente Matteo Toson, esperto di mobilità e responsabile per questo tema dell’Associazione Industriali Ticinesi che sta guardando con occhi analitici quel che sta accadendo nel mondo del lavoro, degli spostamenti e persino della socialità.

Temi che come una fisarmonica si ampliano e si contraggono a seconda dei momenti.

«È la velocità delle connessioni che ci permetterà di restare uniti e distanti», spiega Toson che lavora fra Luino e Lugano e guarda a volo d’uccello dall’osservatorio preferenziale di Movesion – grande azienda con clienti di primo piano – quello che di profila all’orizzonte. Quindi scordiamoci gli ottimi concetti ma difficilmente applicabili nell’immediato come l’auto in condivisione, il “car pooling“. «A chi verrebbe in mente oggi, al netto delle norme che ci lasciano tutti a casa, di ospitare qualcuno nella propria auto? L’auto diventerà qualcosa di molto più personale di quanto non lo sia stato fino ad oggi. Sarà interpreta come un rifugio, un posto dove stare, ma non dove accogliere. Per questo esistono rimedi a questa condizione, come soluzioni open air come lo scooter pooling, soluzione già applicabile con la nostra app».

Il futuro prossimo sarà dunque contraddistinto dall’implementazione di servizi come la consegna farmaci a domicilio e della spesa on line (come già accade non senza problemi), ricorso massivo ma pianificato e strutturato dello smart working, ma anche trasporti sicuri con prenotazione dei posti a sedere distanti socialmente, controllo della salubrità dell’aria ma anche termo camere, gestione della formazione ed organizzazione di aule multimediali con riduzione degli assembramenti scolastici. Esistono già strumenti – i “tools“ – come «mobility city» che permetterebbe alle pubbliche amministrazione di verificare come avvengono gli spostamenti per fare valutazioni per capire la dinamicità dei cittadini.

«Noi siamo in grado per esempio di analizzare tutto questo attraverso la nostra applicazione che non a caso si chiama “smartworking”: è in grado di dare un punteggio a seconda di come i cittadini conducono il lavoro a casa attraverso filtri che riguardano per esempio gli orari, la presenza o meno di figli o di impegni domiciliari. Lo smart working non è semplice telelavoro ma risparmio di tempo per l’arrivo in ufficio che non può ma “deve“ venir impiegato per migliorare la vita dei lavoratori e che si traduce in più tempo per sport, cultura e naturalmente famiglia e tempo libero: fattori che aumentano la produttività perché tolgono stress».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 10 Aprile 2020
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Commenti

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  1. Scritto da diadora

    con tutto rispetto, ma c’avete fatto un articolo per coprire un buco…
    mobility city, smartworking… che belle parole.
    manca solo timbo su braccio

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