Cisl giudica positivamente il cambio di politica verso le RSA

Pierluigi Rancati, segretario regionale Cisl Lombardia, commenta le anticipazioni della delibera regionale che impone il ricovero in ospedale degli ospiti positivi

Induno Olona -  Cristina Bellon al Centro Polivalente per anziani Asfarm

«Era ora che Regione si ravvedesse. Le Rsa non sono e non possono essere più trasformate in reparti ospedalieri. Né sarebbe più immaginabile e ancora meno accettabile, in caso di una seconda ondata epidemica, che le Rsa diventino hospice o “lazzaretti” per anziani». Commenta così Pierluigi Rancati, segretario regionale Cisl Lombardia con delega alla Sanità le prime indicazioni sulla nuova delibera che Regione Lombardia per la messa in sicurezza delle Rsa. Una virata nella tutela delle persone più fragili.

Stando alle anticipazioni, infatti, pare si abbandoni l’idea di realizzare Rsa-Covid per gli anziani positivi, o con sintomi suggestivi di infezione da Coronavirus, e si preveda che gli ospiti delle Rsa che contraggono l’infezione siano tempestivamente ricoverati e curati in ospedale.

«Giusta sarebbe anche l’indicazione, se confermata, di procedere con gradualità e con criteri di priorità a nuovi ingressi in struttura sui posti letto disponibili – aggiunge – . Qui però si dovrebbe cominciare a preparare un rilancio e un nuovo futuro per le Rsa. Esse sono e dovranno restare un soggetto importante del sistema lombardo di welfare, ma in un quadro di sviluppo dell’offerta di servizi per le persone anziane che regga il passo dei cambiamenti in atto da punto di vista della longevità, della cronicità e della struttura familiare».

La Cisl Lombardia ritiene che le Rsa dovranno essere sempre più un presidio sul territorio, capace di interventi di prossimità per rispondere alle crescenti esigenze di sostegno domiciliare, rafforzando i servizi che queste strutture possono offrire attraverso modelli di assistenza innovativi come la residenzialità “aperta” e “leggera” e che non vanno nella sola direzione del ricovero in Rsa, oggi in almeno 10-20% dei casi inappropriato,  ma puntino ad accompagnare la persona  il più a lungo possibile in condizioni di autonomia  mantenendola nel proprio ambiente di vita con servizi alternativi, semiresidenziali o domiciliari.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 04 Giugno 2020
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