Gli “ultimi giorni del corallo buono”

Il libro di Carlo Alfieri nella recensione di Emiliano Pedroni, scrittore e grafologo varesino

Carlo Alfieri scrittore

Opera condensata di momenti intensi che confermano l’indiscusso stile di Carlo Alfieri (si ringrazia Monica Rossi de La Focale per la foto). La narrazione è fluida, sciolta contraddistinta da un’agilità di articolazione supportata da distinta disinvoltura. Il lettore verrà attratto da subito dalla forte personalità dei personaggi, in particolare di Jacques: uomo amante delle belle donne, ma sarà solo Anna che lo intrappolerà in un dissimulato amore che nasconde, in realtà, una perversa ossessività che crescerà sempre più. La passione diventerà tortura, la bramosia si tramuterà in odio, il desiderio in frustrazione, la gelosia trasfigurerà in possessione e questi elementi creeranno una fatale svolta. Un susseguirsi di viaggi, da un capo all’altro del mondo, accompagnano il lettore.

I luoghi sono descritti in modo succinto e non da “guida turistica”, e proprio in questi luoghi Jacques fa degli incontri amorosi. In questi ‒ chiamiamoli ironicamente ‒ “meeting” l’autore descrive gli incontri passionali in maniera molto erotica, dando al lettore immagini mai sature, spetterà poi a lui il compito creativo di concluderle. Di fatti colpisce l’eleganza con cui l’autore gioca di sensualità anziché di sessualità “meccanica” (ormai in voga in molti autori), tanto che nel testo si può avvertire il culto della letteratura erotica di Anais Nin nei primi del ‘900 richiamando la preziosa opera “Il delta di Venere”.
Originalissimo  il titolo del volume: “Ultimi giorni del corallo buono”. Da subito si pensa al corallo degli oceani, in realtà, solo verso la fine del libro, si capirà il perché del titolo davvero sorprendente. Occorrerà essere esperti in una particolare scienza per sapere cosa è il “Corallo Buono”. Ma esiste anche il “Corallo cattivo”? Lo scoprirete solo leggendo.

LA SINOSSI

Una narrazione come un contrappunto musicale, due storie che si inseguono, ognuna sui propri binari, ma che per vie misteriose sembrano mostrare punti di contatto, come se un filo segreto tenesse insieme la duplice sequenza di accadimenti. Cosa ci sta raccontando il “narratore che non c’è”? La sua storia fatta di ricordi (o di premonizioni?) si avvita sempre di più in un groviglio di amore, di disperazione e di morte: ma ciò che ci viene lentamente svelato è reale o è la memoria di un sogno che sconfina nell’incubo? O è il sogno di un sogno, catartico e liberatorio, quasi la confessione finale di un omicidio rituale? Romanzo d’amore? Forse. Come l’amore stesso, sempre in sospeso tra una certezza e un forse.

Emiliano Pedroni

 

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Pubblicato il 31 Agosto 2020
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