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Una su mille (a volte) ce la fa e diventa sindaco

Dei 44 candidati in queste amministrative solo 13 erano donne e una soltanto è già stata eletta sindaco. Cosa fa la differenza? Chi si candida o chi vota?

chiara ferragni a ranco

E allora cos’è? «È che gli uomini non ci prendono sul serio». Finisce così una lunga intervista a Chiara Ferragni pubblicata nei giorni scorsi dal Corriere Economia. Citare la Ferragni invece che, ad esempio, Rossana Rossanda, fa scivolare subito la conversazione ai piani più bassi, quelli della critica becera: la Ferragni? Ma chi è? A che titolo parla, perché interviene sempre?

Ecco: la Ferragni parla dall’alto della sua esperienza di imprenditrice, dall’alto dei suoi 18 milioni di fatturato e serenamente appoggiata ai braccioli della poltrona che occupa nella sua azienda, la “Serendipity”, che tradotto sta per “colpo di fortuna”.

Eppure dice che gli uomini non la prendono sul serio, e forse neppure le donne. Perché non è quello che fai, ma quello che sei.

Delle donne non ci si fida ancora? Chi lo sa: lungi da noi lanciarci  in analisi sociologiche che richiedono competenze che non abbiamo, ma i dati parlano chiaro. Anche quelli di queste ultime amministrative: 44 candidati, di questi solo 13 erano donne, una soltanto è stata già eletta sindaco (o sindaca): Clara Dalla Pozza. Governerà Lonate Ceppino dopo aver sfidato e battuto la sua avversaria Stefania Zanasca. Unico comune in cui le candidate erano due donne, quindi che ne fosse eletta una era scontato.

In grigio sono visualizzati gli uomini, in rosso le donne. Utilizzando i filtri si può selezionare un comune, il candidato sindaco sostenuto dalle liste della coalizione e la singola lista per verificare la distribuzione di genere dei candidati al consiglio comunale.

Altrove il nulla, o quasi. A Luino, un comune interessante per molte ragioni, geografiche e culturali, nelle quattro liste non c’era neppure una candidata sindaco.

A Legnano Carolina Toia sfiderà al ballottaggio Lorenzo Radice, ma mister preferenze è ancora una volta, guarda caso, un giovane del Pd, Luca Benetti che ha preso 434 voti. (nel grafico di Riccardo Saporiti la percentuale di uomini e donne candidati alle elezioni amministrative 2020)

Insomma, la vicenda si ripete uguale nel tempo: nella corsa elettorale, le candidate donne restano sempre un passetto indietro. Cosa fa la differenza? Chi si candida o chi vota? E torniamo a bomba: le donne non si fidano delle donne? Le candidate non sono abbastanza brave e “scaltre”? O non riescono ancora a fare massa critica? Il problema è che conquistare la fiducia di una donna, per una donna, non è impresa di poco conto. Essere intelligenti, preparate, agguerrite evidentemente non basta.

Quel che è certo di strada da fare ce n’è ancora parecchia, se anche quella che doveva essere candidata a sindaco di Varese per la Lega, Barbara Bison si trova a dire «Faccio un passo di lato per uscire da questo stallo che è controproducente per il partito, per la politica e per la città» e così lascia campo libero a Roberto Maroni, figura forte, dal passato costellato di incarichi prestigiosi. E come farà la dottoressa Bison, ex sindaco di Gornate Olona, a farsela questa esperienza se ogni volta che incontra un Maroni deve fare un passo di lato?

E adesso cosa faranno le candidate a sindaco non elette? La speranza è che non gettino la spugna, che continuino a fare politica, a metterci tutto l’entusiasmo che richiedere “combattere” nelle retrovie piuttosto che in prima linea. E ripartano più cariche di prima. Anche se la strada sarà ancora tutta in salita.

di roberta.bertolini@varesenews.it
Pubblicato il 24 Settembre 2020
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