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Chiude “Vanoni”, lo storico ferramenta di Azzate

Il 24 dicembre la saracinesca verrà abbassata per l'ultima volta dopo sessant'anni di attività. Gianmario, il figlio del fondatore: «La concorrenza ci ha schiacciato»

Azzate varie

«Se hai bisogno di un grano del 6 cosa faccio? Ti chiedo 10 centesimi? Faccio una figura migliore a regalartelo. Ma andate a comprarlo in un centro commerciale e vediamo come finisce». Gianmario Vanoni sa bene come finisce: finisce che devi comprare un sacchetto intero di piccole viti, anche se te ne serve una soltanto, e lasci alla cassa dieci euro. Il negozio di ferramenta “Vanoni” di Azzate è uno dei più riforniti della provincia, ma presto abbasserà le saracinesche per l’ultima volta: il 24 dicembre, come un film di Natale senza lieto fine, chiuderà per sempre e via Piave, la strada centrale del paese, avrà un’altra vetrina spenta.

«Non c’è più trippa per gatti e tra poco ci toccherà mangiare anche il gatto – dice Gianmario con un’ironia velata di amarezza – La concorrenza dei centri commerciali è spietata e internet ci ha dato la mazzata finale».

Il negozio è stato aperto nel 1959 da Guido, padre di Gianmario, che insieme alla moglie Enrica ha portato avanti l’attività fino a quando, dieci anni fa è morto improvvisamente. A quel punto è subentrato il figlio che praticamente è cresciuto “nella bottega”. La sua competenza e la sua capacità di consigliare i clienti, però, non lo salveranno dalla chiusura e oggi, a 54 anni, si trova a doversi reinventare un lavoro (in alto Gianmario Vanoni con la foto del papà Guido)

«Mia madre ha 87 anni e mi dà ancora una mano in negozio, a gestire le fatture – spiega Gianmario – ma siamo stanchi. Non abbiamo spese di affitto e malgrado questo le entrate non sono più sufficienti a garantirci una certa serenità economica. Anche la burocrazia scoraggia le attività come la nostra: persino chiudere sarà complicato, l’ultima fattura la farò a me stesso per la rimanenza del magazzino, pagando l’IVA al 22 per cento. Se non è assurdo tutto questo».

Dice di essere da una parte rattristato dalla situazione e da una parte confortato dal fatto di aver preso una decisione che lo solleva da preoccupazioni e impegni cui non riesce più a far fronte: «Ci sono clienti che piangono quando scoprono che sto per chiudere. Persone che conosco da una vita, amici di mio padre. Ma anche i clienti sono cambiati: non c’è più empatia, e nemmeno educazione se vogliamo dirla tutta. Un tempo lavoravamo molto anche con le aziende qui attorno ma oggi non siamo più concorrenziali. Insomma, all’orizzonte non vedo più nulla, nessuno che possa darci una mano ad andare avanti».

In questa situazione non è difficile farsi trasportare dalla malinconia: «A volte penso ai bei tempi quando bastava poco, una fetta di pane spalmata di grasso di lardo a merenda e poi andavamo tutti insieme a preparare la festa della Madonnina del Lago: mio padre Guido era incantatore di canestri, una tradizione che si tramanda di padre in figlio. Quelli erano i valori che contavano davvero.
C’è una cosa che mi consola: chiudere a dicembre, un mese “ricco” che un tempo ci salvava tutto l’anno, mi eviterà la pagliacciata della lotteria dello scontrino. Fare il commerciante è una cosa seria. Speriamo di trovare un altro lavoro che mi accompagni alla pensione».

 

Roberta Bertolini
roberta.bertolini@varesenews.it

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Pubblicato il 15 Dicembre 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    L’apertura a mercati dove non esiste tutela del lavoro e dove il costo del lavoro stesso è enormemente più basso ci ha letteralmente rovinato.
    Aggiungiamoci anche la miopia di amministrazioni locali assetate di lottizzazioni ed oneri di costruzione, miopia che ci ha fatto invadere di centri commerciali senza regole, 3-4 concentrati per km, tutti rivendite di cineserie a basso costo.
    Come possono sopravvivere i commercianti in questo sfacelo ? Ed ovviamente chiudono. Bella la globalizzazione senza regole…il tutto in un paese che sembra più preoccupato ad erogare sussidi e bonus piuttosto che riformare il mondo del lavoro. Ah già…il lavoro in Italia non è più di moda.

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