Il galateo “scorretto” per frequentare un disabile: dieci regole fondamentali per i bipedi

Poche e semplici norme di condotta, destinate al “bipede che vuole sembrare intelligente agli occhi di un quadriruote”

Generica 2020

(Foto tratta dal film “Quasi amici”)
Malgrado tutte le giornate internazionali e la buona volontà del “politically correct” non è cosi semplice approcciarsi con un disabile per i chi non lo è: è un mondo che spesso non si conosce, e imbarazza.

E questo non va bene, ne per gli uni ne per gli altri: per questo pensiamo di fare un utile lavoro di servizio pubblicando uno stralcio dell’ultimo libro di Angela Gambirasio, scrittrice e psicologa che ha pubblicato la sua seconda opera con il titolo “Dimmi chi sei e ti dirò chi è stato

“Dimmi chi sei e ti dirò chi è stato”: Angela Gambirasio è tornata

Nel libro, Angela dedica un intero capitolo ai “dieci comandamenti dell’handicappato“, partendo da questo presupposto: «Mi rendo conto di continuare a bacchettare i bipedi per gli stereotipi che nutrono nei confronti dei disabili. Dato che mi viene così bene, mi sembra corretto a questo punto fornire almeno dei punti di riferimento… come dire: delle Tavole della Legge che i bipedi dovrebbero rispettare per non farsi prendere per il culo da quelli come me».

Le sue sono poche e semplici norme di condotta, scritte con la sua ironia “non buonista” e destinate al “bipede che vuole sembrare intelligente agli occhi di un quadriruote”. Eccole

1) Io sono disabile, non tua sorella

A meno che tu non sia più vecchio dell’handicappato, oppure sia in discoteca o ad un’orgia-party, non dargli del tu. Fai finta di avere davanti un bipede della stessa età del disabile e adotta il Tu o il Lei a seconda del caso. Non siamo fissati col formalismo, ma il fatto che sediamo su una sedia a rotelle non significa che siamo tuoi amici: fattene una ragione

2) Non nominare altri disabili invano

Non sei tenuto a riesumare interi rami del tuo albero genealogico solo per dirci che conosci altre persone disabili. Prova a parlare con noi e sicuramente troveremo altri argomenti in comune oltre a tuo cugino di secondo grado con la sclerosi multipla, che non c’entra nulla con la nostra malattia, ma che potrebbe finire su una sedia a rotelle come noi

3) chiamami con il mio nome proprio

Non porti il dilemma sul chiamarci disabili, handicappati, diversamente abili o portatori di salcazzo quando ancora non conosci nemmeno il nostro nome di battesimo. A parte che generalmente il nome proprio di persona è tutto ciò che ti serve per una qualsiasi conversazione, la maggior parte dei veri invalidi non ha preferenze di sorta, una volta scartati i vari “storpio”, “mostro” o altri termini riportati nel dizionario tra i sinonimi di disabile, come “cretino”, “deficiente” e “bestia”. Se sei nel dubbio, nel mio caso, chiamami Engy: magari non mi giro lo stesso, ma sicuramente non perchè tu abbia sbagliato.

4) Parlami come se fossi un camionista

Per il principio che non siamo cani, non siamo bambini e spesso non siamo nemmeno deficienti, rivolgiti a noi con un tono di voce normale ed evitando vezzeggiativi e diminutivi. A parte che sono abbastanza convinta che pure cani e bambini considerino rincoglioniti coloro che comunicano in modo cicciopuccioso, non è un bello spettacolo sentire un adulto che si rivolge a un altro adulto parlando come un Mio MiniPony. Evita dunque di finire le parole con “ina/ino/ini”, “uccio/uccia/ucce”, “etto/etta/etti” e noi magari eviteremo le parole che terminano in “one”. Anche se sembriamo tanto bellini e carucci, conserva le paroline dolci per altre più sfortunate categorie”

5) Non chiedermi come è successo

A meno che tu non sia un medico o infermiere nell’adempimento del servizio sanitario, nel primo giorno di conoscenza, evita di chiedere allo sciancrato come mai sia sciancrato. Se è sulla sedia a rotelle a causa di un incidente, non è detto che voglia raccontare a chichessia la storia della sua vita. Se invece ha una malattia genetica, è estremamente probabile che comunque tu non l’abbia mai sentita nominare e non è che ogni volta si abbia voglia di intavolare un trattato medico per spiegarti cose che comunque non ti riguardano. In sostanza, segui la regola d’oro dei cazzi tuoi e andrai sul sicuro.

6) Sii vago

Se proprio devi fare delle domande, onde evitare di smascherare i tuoi pregiudizi, almeno all’inizio mantieniti sul geerale, tipo: “Come ti chiami?”, “Che fai nella vita?”, “Cosa ti piace?”. Da evitare le solite: “Come passi il tempo?”, “vivi con tuoi?”, “Quello è tuo fratello?”
Essere disabili non significa non avere un tubo da fare tutto il giorno e cercare modi per ammazzare il tempo. Non significa nemmeno per forza vivere con mamma e papà e sicuramente non significa che tutti coloro che ci stanno vicini siano biologicamente imparentati con noi o pagati per farlo. Non è che possiamo limonare tutto il giorno con mariti ed amici solo per evitare che la gente pensi che abbiamo decine di fratelli e sorelle!

7) Se non ci stai provando seriamente, tieni giù le mani

Gli handicappati non sono angeli: non sono creature senza sesso, che puoi accarezzare e abbracciare sempre senza secondi fini. Se sei gnocco e di una fascia di età papabile, sappi che prenderò i tuoi complimenti come un flirt, perchè non sono tua sorella. Ma soprattutto, se vuoi provarci, provaci! Abbiamo gli stessi diritti dei bipedi di essere corteggiati e piantati in asso. Lascia che siamo noi a decidere quando e se farci infinocchiare.Anche questa è parità. Siamo adulti e spesso anche interessati ad essere consenzienti. Accarezzaci, toccaci e coccolaci solo se poi ce lo/ce la dai.

8) Prima di aiutare il prossimo, assicurati che ne abbia bisogno

Se siamo soli su un treno o in un altro luogo pubblico, è alquanto probabile che abbiamo escogitato un modo per cavarcela. Non è detto che ci serva il tuo aiuto solo perchè siamo su una sedia a rotelle. Tuttavia, se ci vedi incastrati in una rotaia, rovesciati su un gradino o intenti a infilarci un golfino da dieci minuti, sappi che non abbiamo mai insultato nessuno solo per essersi offerto di dare una mano. Offri il tuo aiuto se sembra necessario e poi dallo o meno a seconda della risposta

9) Non fissare la disabilità d’altri

Se stiamo facendo qualcosa di insolito, tipo montarci degli arti artificiali, salire su un montacarichi per prendere il treno, farci imbragare in un sollevatore per entrare in piscina o essere presi in braccio per superare le scale, non imbambolarti a guardare. Se sei curioso e hai tempo da perdere, fai come i vecchietti e trovati un cantiere.

10) Non fare l’uccello del malaugurio

Non farci gli auguri. Non affrontiamo la morte tutti i giorni, non siamo degli attori che entrano in scena (eccezion fatta per i falsi invalidi) e soprattutto, non abbiamo grandi motivi per festeggiare. Che poi si vede che non frequenti né il teatro né gli ambienti in cui le persone devono superare le prove, altrimenti sapresti che gli auguri portano sfiga e forse se non me ne va bene una è pure per colpa dei tuoi stramaledetti “Auguri eh…”. Puoi dirci buongiorno, buonasera o persino ciao, ma gli auguri falli a tuo nonno.

Ecco. Sembra semplice no? Queste sono le basi di condotta da tenere con il diversamente abile. Ma affinchè sia tutto più chiaro, farò come Gesù e ti darò un comandamento che li riassume tutti: tratta il disabile come te stesso e non farti paranoie

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

Il web è meraviglioso finchè menti appassionate lo aggiornano di contenuti interessanti, piacevoli, utili. Io, con i miei colleghi di VareseNews, ci provo ogni giorno. Ci sosterrai? 

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Pubblicato il 03 Dicembre 2020
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