Fare scuola è diventata un’odissea, ma senza un’Itaca a cui approdare

La didattica a distanza, l'abolizione della socialità, la mancanza di certezze e di visione pesano sul morale dei ragazzi che bramano un futuro normale

Primo giorno di scuola a Varese

Oltre 500 risposte al sondaggio lanciato dagli studenti che partecipano al progetto di giornalismo di Varesenews. Si chiedevano risposte a una serie di quesiti legati alla didattica a distanza, a questi anni scolastici così particolari e quale parere rispetto all’idea di prorogare l’anno sino a fine giugno. Di seguito l’analisi delle risposte giunte realizzata da Federico Vida


Ad andare sull’altalena, quest’anno, gli studenti italiani si sono ormai abituati. Tra aperture e chiusure, continue, mirate, generalizzate o locali, fare scuola sembra essere diventata un’odissea, ma senza un’Itaca dove approdare. Forse, ciò che fino ad oggi è mancato all’istruzione è proprio questo, una meta. Manca una visione, un’idea di scuola che faticosamente comincia a delinearsi tra le parole del neoministro all’istruzione Bianchi, che poche ore fa ha abbandonato la titanica impresa di trascinare il Grande Gigante (non troppo) Gentile fino agli ultimi giorni di giugno. 

Il pensiero comune accompagnato di tanto in tanto dal buonsenso ha avuto la meglio su un’ammirabile, ma irrealista proposta. Abbiamo tuttavia nei giorni scorsi raccolto le testimonianze dei giovani che vivono giorno dopo giorno i successi e le sconfitte della scuola italiana e con queste righe cercheremo di raccontarvele. 

Se c’è qualcosa in cui la maggior parte dei ragazzi (79,8%) concorda è che la DAD ha stimolato un nuovo modello di didattica capace di rendere talvolta gli studenti proattivi e maggiormente produttivi. Certo è, che questa metodologia non ha aiutato il proliferare della socialità. Per molti infatti (45,6% ), lo schermo ha abbattuto le relazioni ed aumentato le disparità. Queste, nei mesi, hanno assunto forma e sostanza sempre differenti. Dalla disparità sociale a quella tecnologica, dalla lontananza al vano ricordo di un abbraccio, il covid ha dato senza dubbio una brusca frenata al mondo dei giovani e delle loro passioni. 

Sono pochi (11,1%) quelli che credono che tra pochi mesi, alla chiusura virtuale o fisica della scuola, la normalità potrà ritrovare il suo spazio felice, ma una buona parte (73,3%), ad oggi, si può dire di massima soddisfatta del lungo e faticoso percorso fin qui fatto.

Inutile dire ormai che dalle peggiori fatiche si debba trarre un insegnamento e che dalle crisi si debba ricostruire. Sono di fatto in numero cospicuo (44,3%) i ragazzi che nelle asperità del periodo, alla ricerca di se stessi, hanno maturato nuovi interessi e passioni. I mesi che corrono lenti, ma fulminei nelle nostre speranze, scriveranno una piccola pagina della nostra storia e della storia del mondo. 

Le frustrazioni di un anno difficile, la voglia di sale nei capelli, la stanchezza di ore sui libri e davanti agli scongiurati schermi, saranno motivo di sfogo per i ragazzi che desiderano ritrovare nelle giornate estive sorrisi amici e baci d’amore.
Per quanto riguarda le istituzioni e per quanto valgano queste parole l’obiettivo per settembre e per il futuro deve essere quello di tracciare una strada sul domani della scuola italiana. 

Se tra qualche anno ci guarderemo alle spalle con odiato rimpianto, guardiamoci avanti con sicura volontà. Parlavamo di rinascita, parlavamo di Itaca. L’istruzione deve ritrovare la via maestra verso il porto di casa, di imprudenti imprevisti, i suoi studenti, ne hanno visti fin troppi e in fondo, nel mare, non si può vagare per sempre. 

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Pubblicato il 25 Febbraio 2021
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