Il microcredito è una pratica virtuosa, in 6 anni generati 40mila posti di lavoro

Secondo i dati forniti dall'Ente nazionale per il microcredito potrebbe esse un ulteriore volano per la ripresa post-pandemia

Generica 2020

Nel sud del mondo ha affrancato dalla povertà e reso migliore la vita di milioni di persone. Il microcredito è uno strumento straordinario ed efficace per sviluppare l’imprenditorialità come dimostra l’esperienza del Premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, famoso come banker to the poor, il banchiere dei poveri. Con la sua Grameen Bank (Banca di villaggio) in Bangladesh, Yunus ha aperto la strada del microcredito agli ultimi, coloro che non hanno accesso alle banche tradizionali che notoriamente prestano i soldi solo a chi ce li ha già.

LA GRAMEEN BANK

Il banchiere  bengalese ha iniziato nel 1976 prestando soldi di tasca propria per poi fondare nel 1983 la Grameen Bank che oggi serve oltre due milioni di clienti sparsi tra i villaggi del Bangladesh e dell’India, di cui il 94 per cento è costituito da donne. Questa banca ha pochissime sofferenze e non è in perdita, perché i poveri sono più attenti a onorare i loro debiti: il 98 per cento dei prestiti viene puntualmente restituito.
Yunus ebbe modo di spiegare le motivazioni di questa sua scelta che non ha nulla di ideologico: «Il mio contatto iniziale con la povertà non fu questione di impegno politico, di ricerca sul campo o di studio. Semplicemente la povertà mi circondava completamente e non avevo modo di far finta di non vederla». (Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay )

UNA PRATICA VIRTUOSA

Il microcredito è una pratica virtuosa, come ha osservato Giuseppe Tonello, durante l’ultima assemblea generale di Confcooperative Insubria. Tonello, che vive in Ecuador dal 1971, è presidente e animatore di Codesarollo, una banca rurale che ha avviato un programma di microcredito di successo tra i campesinos. «Il vero problema – ha detto in quell’occasione il cooperatore – è che i poveri producono ricchezza ma non sono capaci di capitalizzarla a loro favore, ma con il risparmio e il lavoro è possibile uscire dalla povertà».

L’ENTE NAZIONALE PER IL MICROCREDITO

Il microcredito e la microfinanza erano pratiche molto diffuse anche in Italia nell’immediato secondo dopoguerra e ancora oggi rimangono i capisaldi di Banca Etica e la mission principale dell’Ente nazionale per il microcredito, ente pubblico non economico che deriva direttamente dal “Comitato nazionale italiano per il microcredito”. Quest’ultimo, costituito nel 2004, era l’organo preposto all’organizzazione degli eventi relativi al “2005- Anno internazionale del microcredito”, proclamato dall’assemblea generale delle Nazioni Unite (Risoluzioni ONU 53/197 e 58/221) per favorire la realizzazione degli Obiettivi del millennio.

In un momento come quello attuale, segnato dalle macerie della pandemia, questo strumento potrebbe trovare spazi importanti. Nel recente convegno di Palazzo Pirelli sulle “Nuove tendenze di sviluppo in Lombardia: il ruolo dell’Ente nazionale per il microcredito“, organizzato dal Consiglio regionale in collaborazione con l’Ente nazionale per il microcredito e Anci, si è discusso proprio dell’importanza di questa forma di finanziamento.

Secondo i dati forniti dall’ente, negli ultimi sei anni il microcredito ha finanziato 14.855 operazioni per un totale di 370 milioni di euro di finanziamenti per avviare attività imprenditoriali o per far fronte a spese d’emergenza di soggetti vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico. L’effetto leva occupazionale è stato pari a 2,43 posti di lavoro per ciascun finanziamento per un totale di 40mila unità lavorative impiegate.

«Stiamo parlando – ha spiegato Giovanni Malanchini, consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale  – di uno strumento finanziario che può rispondere alle esigenze di nuove iniziative di impresa, soprattutto quelle portate avanti dai giovani. Unito alle azioni di Regione Lombardia e alla capacità dei comuni di intercettare le esigenze del territorio, può divenire uno strategico supporto alle attività imprenditoriali lombarde in questo momento di ripresa».

«Il microcredito – ha aggiunto Gianmarco Senna, presidente della Commissione regionale attività produttive –  è un sistema che permette a molte persone, compresi i cosiddetti neet o chi è stato espulso dal mercato del lavoro, di trovare una nuova opportunità, attraverso un percorso che non è solo economico, ma anche formativo».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 18 Giugno 2021
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