Asilo Nido di Laveno, i genitori non ci stanno: “Ora valutiamo un’azione legale”

Non si placa la polemica sulla chiusura dell'istituto, nel mirino il sindaco Santagostino: «Quando cerca giustificazioni si contraddice. La quotidianità di oltre venti famiglie non è un dettaglio da poco»

Album figurine asilo Tallachini Masnago

«Apprendiamo a mezzo stampa che il Sindaco avrebbe garantito la “continuità” del servizio asilo nido spostandolo a Cuveglio. Più che “continuità” sarebbe più opportuno dire che l’asilo chiude e chi vuole (e ne ha la possibilità) può andare a Cuveglio. Una ferita, speriamo non mortale, a quello che da tanti anni è un servizio di eccellenza del nostro paese».

Inizia così la nota inviata da alcuni genitori dei bambini dell’asilo nido di Laveno Mombello, struttura che il primo settembre non riaprirà. La decisione è stata presa dall’amministrazione comunale il 14 agosto per “mancanza di sicurezza e salubrità”, come scritto sulla nota ufficiale inviata da Villa Frua agli organi di stampa.

Sulla questione è intervenuta anche la minoranza che ha ripercorso quando successo negli ultimi anni, sottolineando i fondi stanziati già in passato per la struttura di Via Fermi   le difficoltà che comporta la scelta per le famiglie. Ieri, anche l’ex sindaco Ercole Ielmini è tornato sulla vicenda non risparmiando un attacco tagliente al primo cittadino: «Chi non è capace di risolvere una situazione, di eseguire un compito – ha detto lo storico leader del centrosinistra locale – trova sempre il modo di dare la colpa a qualcuno».

Il sindaco Luca Santagostino dal canto suo spiega che a seguito della chiusura della struttura di via Enrico Fermi il servizio continuerà con l’inserimento temporaneo dei bimbi all’Asilo Nido della Comunità Montana Valli del Verbano a Cuveglio. Nel frattempo lavorerà per la sistemazione dell’ex Scuola dell’Infanzia, zona Ponte di Laveno Mombello.

I genitori sono stati avvisati della chiusura della struttura a metà agosto, hanno chiesto e ottenuto un incontro con il sindaco nei giorni successivi. Ora però tornano all’attacco: «Abbiamo chiesto di visionare le relazioni tecniche che il sindaco adduce a motivo dell’improvvisa chiusura. L’unica cosa che si trova sono le criticità dello stabile note da anni, per cui il responsabile dell’ufficio tecnico comunale propone di non continuare a investire soldi per una ristrutturazione che sarebbe costosa e comunque incompleta, proponendo invece di trovare una sistemazione alternativa in attesa della costruzione del nuovo asilo nido. E fino a qui nulla da eccepire. Ma pare sia proprio farina del sacco del sindaco decidere, al 12 agosto, di chiudere la storica sede. Se fino al 31 luglio il servizio è stato attivo, cosa impediva di mantenerlo per il mese di settembre od ottobre, tempo necessario per predisporre la nuova sede?».

E spiegano: «Il sindaco si giustifica del mancato preavviso a genitori ed educatrici in modi contrapposti: prima affermando che in cuor suo la decisione sarebbe già stata presa ad aprile ma non ci avrebbe avvisato prima per tutelare le famiglie (non si capisce da cosa), smentendosi poi affermando di aver annunciato nel consiglio comunale di giugno la chiusura in oggetto; tra l’altro, chi si prendesse la briga di ascoltare quel consiglio sentirà il Sindaco annunciare lo scostamento di un somma destinata all’adeguamento dell’attuale stabile per un altro individuato dall’amministrazione, cosa diversa dal voler chiudere immediatamente il primo. In ogni caso, perché non si è pensato per tempo ad un’alternativa? Da notare che la “soluzione” di Cuveglio è emersa dopo un incontro con i genitori, l’avviso del 12 agosto parlava di chiusura fino a nuovo ordine con dispiacere per i disagi arrecati. L’unica cosa che ammette è la mancanza di tempestività nell’avviso, come se fosse un dettaglio di scarsa importanza».

La comunicazione dei genitori è ricca e articolata: «In quelli che ritiene dettagli, c’è la quotidianità di più di venti famiglie che il primo settembre non sapranno come e se il proprio figlio troverà accoglienza. Insomma, strascichi della nota e antica mentalità patriarcale: queste donne che pretendono di fare figli e poi andare a lavorare, stiano invece a casa e se ne occupino. Noi intanto, oltre a capire come tamponare la situazione nell’immediato, stiamo valutando una risposta legale a quella che è una azione inammissibile. Nel frattempo, visto che la riapertura a questo punto è improbabile, vorremmo almeno avere una data certa per poter entrare nella nuova sede. Se questa è la prima mossa di politica per la famiglia della nuova amministrazione, davvero un preoccupante inizio».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Agosto 2021
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