Varese nuova Silicon Valley? Tre testimoni spiegano perchè si può fare

Un interessante incontro di Progetto Concittadino ha raccontato tre storie di varesini che hanno lavorato nell'IT in giro per il mondo, ma sono "tornati a casa" seguendo nuove opportunità professionali

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E’ possibile immaginare un futuro lavorativo e imprenditoriale a Varese?

Si, e soprattutto nelle professioni a più alto tasso tecnologico: a dirlo è stato un interessante incontro di Progetto Concittadino organizzato al Globe cafè di via Sacco con streaming sulla pagina Facebook della lista civica.

Protagoniste tre testimonianze di vita di persone che si stanno costruendo un futuro a Varese basato sulla tecnologia «Un’idea che Progetto Concittadino sta portando avanti, credendoci molto».

«Quando si parla di lavorare nella tecnologia si pensa alla Silicon Valley, ci si immagina sempre che la tecnologia si possa fare solo li in una sorta di Klondike, di zona dell’oro: ma non hanno idee ad alto tasso IT solo là – spiega Max Furia, candidato di Progetto Concittadino, figlio del compianto Salvatore Furia, pioniere dell’attenzione al territorio – io faccio parte di quella generazione che diceva che per trovare lavoro bisogna andare a Milano o all’estero. Io ho fatto il giro del mondo, ho persino gestito un chiringuito in Thailandia, e poi sono tornato qui. E non per un ripiego, ma perchè sto bene e posso sviluppare lo stesso la ma professionalità».

Furia ora è direttore marketing di un gruppo internazionale, l’It-Core, nato a Varese che ora ha un bouquet di 60 aziende con forte connotazione tecnologica. «Non ce ne rendiamo conto, ma qui c’è un territorio pazzesco per luoghi e idee, anche tecnologiche e legate all’ambiente».

Un territorio che ha risorse importanti come il Jrc di Ispra, che ha sempre fame di posizioni tecnologiche: «Io sono responsabile risorse umane di una società, la Arhs developements italia, che seleziona curricula e personale informatico per il Jrc di Ispra – Spiega Tita Freddi, anche lei candidato nella lista civica cui appartiene anche l’assessore all’ambiente De Simone – La nostra casa madre è in Belgio, dove ho vissuto una decina di anni fa. Ora lavoro più da casa, specie ora che c’è la pandemia, con il mio collega che sta a Cazzago». Un ritorno a casa propria che le permette anche di lavorare per portare talenti informatici nella straordinaria sede sul lago maggiore dell’Unione Europea: «Il Jrc non assume giovani freschi di università – precisa – Chiede profili specializzati con un po’ di esperienza, almeno 2, 3 anni o piè. Ma è una bella occasione per chi lavora a Milano e ha voglia di tornare verso casa».

Chi lavora a stretto contatto con gli studenti, e con la facoltà di informatica dell’università dell’insubria, è invece Mirko Puliafito, che dopo avere avuto esperienze di altissimo livello a Milano e all’estero, ha deciso di tornare a casa, e fondare la sua azienda, a febbraio 2020. «Pochi giorni dopo la costituzione la pandemia è arrivata in Italia, non abbiamo nemmeno fatto in tempo a trovarci una sede fisica – ha spiegato Puliafito – Però siamo partiti in xx e ora siamo 20. A fine anno contiamo di essere 25».

Per loro il punto di svolta è la collaborazione con l’università dell’Insubria: «Io faccio parte di Alumni Insubria, e ho studiato qui. E’ stato istintivo cercare da quel bacino le risorse che mi servivano per far crescere l’azienda – ha spiegato – La scelta di tornare a Varese, francamente, è stata più sentimentale che economica ma ha comunque funzionato benissimo. Uno dei vantaggi che la città ha è di essere ancora “indietro” con l’offerta di lavoro ad alta tecnologia, contrariamente a una piazza come Milano, e cosi siamo paradossalmente più attrattivi, per chi esce da questa università».

La sua società, Digitiamo, è una software house specializzata in intelligenza digitale «E siamo sempre alla ricerca di nuovi collaboratori: poichè facciamo prevalentemente codici, cerchiamo profili che provengano principalmente dalle facoltà di matematica, ingegneria, fisica o informatica. Ma anche profili di design, che si occupino di user experience design».

 

L’INCONTRO IN DIRETTA

 

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 24 Settembre 2021
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