Il romantico e caldo caminetto è il nemico dell’ambiente che non ti aspetti

Le principali fonti di inquinamento sono quelle che molti cittadini non sospettano: il trasporto merci, l’allevamento e l’agricoltura, i caminetti e le stufe a legna e a pellet

caminetto

A chi tocca spegnere le emissioni? A quelli che le hanno causate e ancora oggi con il loro standard di vita, ne producono, oppure a quelli che cambiando il loro tenore di vita, le stanno facendo aumentare ora?

Se aggregati per regione, vediamo che il Nord America, l’Oceania, l’Europa e l’America Latina hanno emissioni sproporzionatamente elevate rispetto alla loro popolazione. Il Nord America ospita solo il cinque percento della popolazione mondiale ma emette quasi il 18 percento di CO2 (quasi quattro volte di più). Asia e Africa sono sottorappresentate nelle emissioni. L’Asia ospita il 60 per cento della popolazione ma emette solo il 49 per cento; l’Africa ha il 16% della popolazione ma emette solo il 4% di CO2. Ciò si riflette nelle emissioni pro capite; il nordamericano medio è più di 17 volte superiore all’africano medio. In 2,3 giorni emette le emissioni di un anno di un abitante del Mali.

Questa disuguaglianza nelle emissioni globali è alla base del motivo per cui l’accordo internazionale sul cambiamento climatico è così controverso. I paesi più ricchi del mondo ospitano metà della popolazione mondiale ed emettono l’86 percento delle emissioni di CO2. Vogliamo che i redditi globali e gli standard di vita, specialmente quelli della metà più povera, aumentino. Per farlo, limitando al tempo stesso il cambiamento climatico, è chiaro che dobbiamo ridurre le emissioni degli stili di vita ad alto reddito. Trovare un percorso compatibile per livellare questa disuguaglianza è una delle più grandi sfide di questo secolo.

Alla fine, è sempre una questione di scelte e di soldi. Le tecnologie a basse/zero emissioni ci sono, e in alcuni casi da molto tempo. Ad esempio, la Francia ha emissioni pro-capite che sono la metà della Germania, perché produce più del 90% della sua energia elettrica con il nucleare, che ha un impatto molto minore, almeno in termini di emissioni, delle centrali a carbone tedesche.

Per ora non sembra che i meccanismi degli accordi volontari siano sufficientemente efficaci. Al Cop26 di Glasgow mancava la Cina e sembra fuori tempo massimo l’impegno dell’India di diventare carbon neutral entro il 2070, un lungo tempo in cui saremo tutti morti, come diceva Keynes, e invece bisogna agire adesso e drasticamente.

Per arrivare alla resilienza ambientale, che inizia con la riduzione del rischio climatico ma include anche una preservazione molto più ampia del capitale naturale e l’equità intergenerazionale, serve un approccio virtuoso. La transizione energetica può portare due vantaggi trasversali: costi inferiori che rendono l’energia più accessibile e vite più produttive, entrambi effetti positivi sulla crescita economica e l’inclusione, che a loro volta permettono di finanziare gli enormi investimenti necessari alla transizione. Una delle strategie migliori è quella di combinare incentivi pubblici selettivi che facilitino l’adozione privata delle innovazioni tecnologiche ad alta efficienza energetica. Un’opportunità interessante si trova lontano dai riflettori delle auto elettriche e delle pale eoliche off-shore, proprio dentro molte delle nostre case.

Nel nostro piccolo orticello padano le cose vanno bene, apparentemente. Come riportato nel documentato articolo di Jacopo Giliberto, sul Sole 24 Ore del 17 ottobre, “Da più di 20 anni la qualità dell’aria nelle regioni dell’Alta Italia migliora in modo continuo ed evidente. Le principali fonti di inquinamento sono quelle che molti cittadini non sospettano: il trasporto merci, l’allevamento e l’agricoltura, i caminetti e le stufe a legna e a pellet, mentre sono in secondo piano le fonti di inquinamento a cui molti attribuiscono un peso maggiore, cioè le auto e gli impianti di riscaldamento a gas o gasolio”.

https://www.ilsole24ore.com/art/nel-nord-italia-smog-calo-continuo-20-anni- AEXUuAq?refresh_ce=1

In effetti il riscaldamento a legna, o biomassa come si dice in gergo tecnico, è ancora piuttosto diffuso. Secondo i dati dell’”Indagine sull’utilizzo di biomassa legnosa per il riscaldamento domestico nel Bacino Padano”, gli impianti a biomassa sono utilizzati da circa il 20% delle famiglie residenti nel Bacino Padano, con percentuali che variano da poco più del 10% nei comuni più popolosi fino ad oltre il 50% delle famiglie residenti nei comuni di montagna a bassa densità abitativa.
L’indagine campionaria ha permesso di stimare la presenza nel Bacino Padano di circa 100 mila caldaie a legna e 50 mila a pellet, 990 mila stufe a legna e 480 mila a pellet, 470 mila caminetti aperti e 460 mila inserti a legna, a cui si aggiungono cucine a legna e stufe maiolica, tipicamente diffuse nel Triveneto. Circa i 3/4 delle stufe a legna, e in generale più della metà degli impianti a legna, ha un’età di installazione superiore a 10 anni e quindi si tratta di tecnologie obsolete e poco efficienti. I consumi annui nel Bacino Padano sono stimati pari a circa 1 milione di tonnellate di pellet e 6 milioni di tonnellate di legna da ardere. L’indagine ha permesso di approfondire alcuni aspetti di gestione degli impianti utili per indirizzare le attività di educazione e sensibilizzazione agli aspetti ambientali connessi all’uso di biomasse per riscaldamento e cucina. Esiste un elevato tasso di utilizzo di biomasse nelle località montane seguite dalle zone di collina; le biomasse sono utilizzate prevalentemente nelle case di residenza rispetto alle seconde case, nei piccoli centri abitati, con meno di 30.000 abitanti, e nelle tipologie abitative indipendenti. Infine, tra le motivazioni principali che spingono a preferire la legna come combustibile, oltre a quelle legate alla sua convenienza economica, vi è in alcuni casi anche una componente puramente “estetica”: “è bello vederla ardere”. L’analisi dei sistemi di combustione mostra che quelli tradizionali (camino aperto e stufa tradizionale) sono i più diffusi, rappresentando più del 70% degli strumenti utilizzati; il restante 30% è dato dagli strumenti innovativi (camino chiuso, stufa innovativa, stufa automatica) che, grazie a tecnologie più avanzate, hanno emissioni inquinanti più ridotte.

La legna è, in via teorica, una fonte di energia rinnovabile e neutra rispetto alle emissioni di gas serra, in quanto il biossido di carbonio emesso durante la combustione è pari a quello assorbito nel corso della vita vegetativa della pianta attraverso il processo di fotosintesi. Questo varrebbe se sostituissimo una quantità equivalente di piante a quante ne consumiamo. In realtà l’utilizzo della legna come combustibile ha un costo ambientale direttamente legato alle tecnologie di combustione ed è tanto maggiore quanto più le stufe e i camini utilizzati sono arretrati. I principali inquinanti prodotti dalla combustione della legna, ovvero il monossido di carbonio (CO), i composti organici volatili (COV), gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e le polveri fini (PM10 e PM2.5), sono tutte sostanze nocive per la salute dell’uomo.

Gli incentivi per sostenere l’ammodernamento degli impianti ci sono dal 2013, e sono stati rinnovati anche per quest’anno (cosiddetto Conto Termico). In otto anni sono state accolte circa 455 mila richieste di incentivi, per un ammontare pari a 1 miliardo e 366 milioni di euro, di cui 413 milioni per interventi realizzati dalla pubblica amministrazione e 953 milioni per interventi realizzati da privati. Non si tratta di eliminare il caminetto, ma di sostituirlo con quelli ad alta efficienza e non perdere così la poesia della brace.

Natale

Non ho voglia/di tuffarmi/in un gomitolo/di strade

Ho tanta/stanchezza/sulle spalle

Lasciatemi così/ come una/ cosa/ posata/ in un angolo/ e dimenticata

Qui/ non si sente/ altro/ che il caldo buono

Sto/ con le quattro/ capriole/ di fumo/ del focolare.

Giuseppe Ungaretti

di
Pubblicato il 08 Novembre 2021
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